L'ordine di Lorefice: "No a mafiosi, massoni e condannati nelle confraternite religiose"

L'arcivescovo emana un decreto che impone il certificato dei carichi pendenti "in data non anteriore a tre mesi" e la decadenza anche in caso di arresto. Regole stringenti e tolleranza zero: "Necessari strumenti di accertamento della legalità per tutelare le realtà confraternali"

L'arcivescovo Corrado Lorefice

Mafiosi, massoni e condannati "non possono essere accolti quali membri delle confraternite religiose". L'acrivescovo Corrado Lorefice firma un decreto che impone il certificato dei carichi pendenti "in data non anteriore a tre mesi" e la decadenza anche in caso di arresto "fino all'accertamento giudiziario della loro condizione". Il testo del decreto, emanato lo scorso 25 gennaio, da oggi campeggia nella home page del sito dell'Arcidiocesi di Palermo. 

"In questo particolare contesto storico - si legge - la nostra Arcidiocesi sente il dovere di intervenire per evitare di criminalizzare indiscriminatamente tutti i membri delle confraternite e si affida ad alcuni strumenti di accertamento della legalità per esercitare il suo dovere di vigilanza e per tutelare dalle associazioni mafiose e criminali o dalle associazioni segrete, le realtà confraternali, cui è affidato il delicato compito di trasmettere non solo le autentiche tradizioni della nostra pietà popolare ma, ancor più, una testimonianza di vita coerente con il Vangelo di Cristo accolto e annunciato nella vivente tradizione della Chiesa".

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Senza giri di parole, Lorefice ammette che "anche nella nostra amata Chiesa palermitana ci sono imbarazzanti e inaccettabili tentativi di fare delle confraternite centri di una pratica fintamente religiosa per puro esibizionismo e folkrorismo, di esercizio di potere e, perfino, un alibi per persone di dubbia moralità sociale ed ecclesiale". Comportamento, aggiunge il Presule, "intrinsecamente inconciliabile l'agire malavitoso, tanto più che i ranghi di società di stampo mafioso, e l'appartenenza ad una delle tante nostre Confraternite che perseguono i fini propri della Chiesa".

Da qui la necessità di regole stringenti e tolleranza zero. Per guidare una confraternita o semplicemente farne parte bisogna produrre "il certificato generale e il certificato dei carichi pendenti del casellario giudiziale rilasciati in data non anteriore a tre mesi". Bandito l'accesso a coloro "che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli o che con il loro comportamento provocano scandalo; coloro che appartengono ad associazioni di stampo mafioso o ad associazioni più o meno segrete contrarie ai valori evangelici. L'iscrizione alle associazioni massoniche 'rimane proibita' dalla Chiesa". Fuori dalle confraternite anche chi ha avuto "sentenza di condanna per delitti non colposi passata in giudicato". 

L'arcivescovo ricorda il famoso discorso contro la mafia di Giovanni Paolo II Ad Agrigento nel 1993 e la visita pastorale di Papa Francesco lo scorso 15 settembre, quando Bergoglio ha detto a chiare lettere che "non si può credere in Dio ed essere mafiosi". Precisando tuttavia che "una fedina penale pulita non necessariamente è indice di vita pulita, si dà mandato ai parroci e/o agli assistenti spirituali delle confraternite di accompagnare sempre la richiesta di ammissione ad una confraternita con una lettera che dia sufficiente garanzie circa la retta intenzione del richiedente".

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