Mezzi fermi e impresa fallita per un debito da 1,4 milioni col fisco: annullate quattro cartelle

Così ha deciso la Commissione tributaria provinciale per un imprenditore operativo nel settore dei trasporti ma ormai in pensione. I giudici gli hanno dato ragione accogliendo il ricorso che verteva sui difetti di notifica degli atti propedeutici e delle cartelle stesse

L'ingresso della Commissione tributaria provinciale di Palermo (foto archivio)

Quasi tre anni fa Riscossione Sicilia aveva inviato a un imprenditore operativo nel settore dei trasporti - prima fallito e adesso in pensione - un preavviso di fermo. Un atto con cui gli era stato impedito di utilizzare i suoi tre furgoni per “presunte omissioni Irpef e Iva” relative all’anno 2006 e chiedendogli 1,44 milioni di euro. La Commissione tributaria provinciale di Palermo, che in un primo momento aveva rigettato la richiesta di sospensione del fermo, ha poi dato ragione all’imprenditore annullando il preavviso e le relative cartelle “limitatamente alla parte riguardante i carichi di natura tributaria”.

Così è stato stabilito dal collegio presieduto da Renato Grillo e dai giudici Diego Gattuccio e Antonino Profita, la cui decisione è stata resa nota pochi giorni fa. Nel preavviso di fermo amministrativo inviato all’imprenditore a ottobre 2016, Riscossione Sicilia concedeva 30 giorni per il pagamento dell’intera somma. “Il mio assistito - spiega a PalermoToday l’avvocato Mario Di Lorenzo - non solo si è ritrovato nell’impossibilità di mandare avanti l’impresa, ma non è stato più in grado di adempiere ai contratti in corso con enorme danno patrimoniale. Le banche gli hanno quindi precluso l’accesso al credito e l’impresa è entrata in uno stato di coma irreversibile".

Il legale difensore dell’imprenditore ha impugnato gli atti propedeutici e le cartelle per “omessa e irregolare notifica, nullità del preavviso per inosservanza del decreto del presidente della Repubblica 602/73 sui termini per l’inizio dell’esecuzione, nullità delle cartelle propedeutiche al provvedimento di fermo e il provvedimento stesso per omessa indicazione delle modalità di calcolo degli interessi con relativa violazione del diritto di difesa, nullità degli atti per violazione del principio di certezza giuridica, nullità delle cartelle per intervenuta decadenza/prescrizione del credito o per mancata notifica entro il termine di decadenza e consequenziale nullità del preavviso di fermo impugnato”. Difetti per i quali giudici hanno dato ragione all'uomo d'affari.

“Riteniamo che si tratti comunque - conclude il legale - di un caso di ingiustizia, dato che le cartelle erano affette da nullità della notifica, per la quale il ricorrente non pagherà più nulla. A nostro avviso l’Erario, piuttosto che procedere con nuove notifiche per le varie cartelle, ha invece erroneamente proseguito le azioni esecutive impedendo di diritto e sfortunatamente di fatto l'esercizio dell'impresa. Sempre a nostro avviso, l’eventuale ricorso in Appello o in Cassazione non potrà che avere la medesime sorte del primo grado”. Riscossione Sicilia quindi non solo non incasserà la somma ma dovrà anche pagare le spese giudizio, mentre vengono compensate quelle relative alla Direzione provinciale delle Entrate di Palermo.

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