Palermo non dimentica Dalla Chiesa: "Gli saremo sempre grati"

Alla cerimonia di commemorazione del generale assassinato il 3 settembre 1982 dalla mafia, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente di scorta Domenico Russo, c'era anche Orlando: "Ricordare loro vuol dire interrogarsi sul significato di 'vittime del dovere'"

La cerimonia di commemorazione

Trentasette anni dopo Palermo non dimentica: anche il sindaco Leoluca Orlando ha partecipato oggi alla cerimonia di commemorazione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato il 3 settembre 1982 dalla mafia, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente di scorta Domenico Russo. Alla cerimonia, che si è tenuta in via Isidoro Carini, luogo della strage, erano presenti, tra gli altri, anche il vice sindaco Fabio Giambrone, le maggiori Autorità civili e militari della Città e i figli del generale, Rita, Nando e Simona Dalla Chiesa.

"Ricordare il generale Carlo alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo - ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando - vuol dire interrogarsi sul significato di 'vittime del dovere'. In quegli anni, settanta e ottanta, nei quali cominciavano ad affermarsi nuovi diritti, l'appello a una stagione dei doveri, a una questione morale, a un'austerità nei comportamenti, venne raccolto da chi, come il generale Dalla Chiesa, era impegnato per contrastare la mafia, che trasformava i diritti in favori. Credo sia importante ricordare  - ha concluso il sindaco - che oggi che viviamo una nuova stagione dei diritti, proprio a questa stagione che caratterizza il cambiamento culturale di Palermo, occorre affiancarne una dei doveri di tutti e di ciascuno, nessuno escluso".  

Nell'ambito degli incontri e delle iniziative previste nel corso della mattinata in occasione della Festa dell'Onestà, il sindaco Orlando ha, inoltre, partecipato alla messa officiata da S. E. mons. Corrado Lorefice nella cappella della Caserma Carlo Alberto Dalla Chiesa. Infine, si è recato, insieme all'assessore alle culture, Adham Darawsha, alle massime Autorità civili e militari cittadine e ai familiari, presso il cippo commemorativo di Villa Bonanno, in Corso Vittorio Emanuele, dove bambini e cittadini hanno deposto alcuni cuscini di fiori in memoria della strage. 

Questo il commento del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, assente alla commemorazione (a rappresentare il governo regionale c'era l'assessore all'Economia Gaetano Armao: "L'anniversario dell'uccisione del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa deve essere l’occasione per sottolineare l’esempio di fedeltà ai valori di difesa della legalità e dello Stato di diritto lasciatoci in eredità dal generale. Il suo impegno e la sua competenza hanno consentito di affinare metodi e strumenti nella lotta alla mafia e di aprire la strada ai successi delle Forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità organizzata".

Così invece Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone e presidente della Fondazione che prende il nome del magistrato, ha ricordato la strage in cui perse la vita il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Il 3 settembre di 37 anni fa, molti palermitani pensarono che anche la speranza fosse morta assieme al generale Carlo Alberto dalla Chiesa, a sua moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente della scorta Domenico Russo, caduti sotto la furia dei kalashnikov di Cosa nostra. L’attentato al generale che era riuscito a sconfiggere il terrorismo fece temere che nulla potesse fermare la ferocia di Cosa. Ma dopo il primo scoramento,  i siciliani reagirono all’ennesimo lutto determinati a por fine allo strapotere della criminalità mafiosa. Un desiderio di riscossa che la città ha vissuto anche dopo le stragi del 1992. Da allora altri uomini dello Stato hanno pagato con la vita il loro impegno contro la mafia, - aggiunge - ma oggi possiamo dire che la nostra terra non è più quella di 37 anni fa. Cosa nostra non è sconfitta, ma grandi risultati sono stati raggiunti, nella repressione e nella crescita culturale dei siciliani, e di questo saremo per sempre grati a uomini come il generale Carlo Alberto dalla Chiesa”.

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