Licenziata poco prima della pensione, il figlio a Lorefice: "Giusto che paghi le colpe degli altri?"

La madre, Eleonora, per 40 anni ha lavorato come cuoca per l'Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini, ente diretto dall'arcivescovo che per mesi ha fatto lavorare senza pagare gli stupendi 42 dipendenti, poi licenziati. Ecco il testo integrale della lettera che ha scritto

L'arcivescovo Corrado Lorefice

Dopo 40 anni di lavoro per l'Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini, Eleonora si ritrova disoccupata e senza pensione. Avrebbe raggiunto quest'ultimo ambito traguardo tra poco, circa due anni, ma non ha fatto in tempo. Lo scorso 18 maggio i preavvisi che l'ente ha inviato a 42 dipendenti sono diventati definitivi e la signora ha perso il lavoro. Suo figlio, Carmelo Castelli, ha inviato alla redazione di PalermoToday una lettera indirizzata all'arcivescovo Corrado Lorefice che presiede l'Opcer: "A due anni circa dalla tanta desiderata e merita pensione arriva la tragedia, perchè di questo si tratta. Non sta a me dire di chi è la colpa in questa storia, e mi riferisco al debito di due milioni, accumulato dall'ente verso i creditori, più volte da lei citato; penso che la stessa debba spartirsi tra i vari amministratori che si sono succeduti, ma anche alla Regione Sicilia, che negli anni ha ridotto i finanziamenti per i servizi essenziali da voi prestati. Di certo però, reputo che i 42 lavoratori che sono stati messi alla porta, non hanno avuto colpa in questo, anzi per parecchi mesi sono andati a lavorare senza percepire lo stipendio, con dedizione nella speranza che tutto si risolvesse. La loro colpa è stata quella di chiedere che i loro diritti, di lavoratori del Pubbligo Impiego, non venissero calpestati. Penso che mia madre, assieme ai suoi fraterni colleghi, si trovano oggi a pagare le colpe di altri, solo perchè, di questo sistema, sono l'anello debole. Sicuramente comprenderà il significato delle parole, deboli, ultimi e dei loro sinonimi. Tutti termini che possono descrivere, come in questi ultimi mesi, questa brava gente si è sentita. Si sono sentiti abbandonati e colpevolizzati dall'istituzione per la quale hanno prestato servizio per quasi 40 anni, nel caso di mia madre; non ascoltati e tutelati da chi, avrebbe dovuto vigilare sulle attività svolte in questa vicenda, e qui mi riferisco alla Regione Sicilia".

Opera pia Ruffini, lavoratrice licenziata: "Mancava poco più di un anno alla pensione"

Carmelo Castelli si sofferma brevemente a raccontare all'Arcivescovo il lavoro che faceva e quanto amore ci mettesse: "Mia madre ha prestato servizio come cuoca in diverse strutture, da Casa della Gioia, a Boccadifalco, passando anche da un Centro al quartiere Guadagna, per arrivare al C.O.R.. Ha servito pasti caldi e deliziosi a bimbi, donne e uomini ... mia madre, ma sono sicuro anche i suoi colleghi, ha amato il loro lavoro, ed ha trasmesso e donato quell'amore, alle persone che in queste strutture cercavano sostegno e protezione, in una parola sola, casa. Mi scusi se ho accennato alla storia lavorativa di mia madre, ma penso che sia stato importante, perchè dentro ogni lavoratore c'è una persona, con la sua vita, i suoi sogni e le sue speranze, e dietro di essa c'è una famiglia, formata da persone con altrettanti sogni e speranze, che questa brutta vicenda sta spezzando inesorabilmente, lasciando spazio solamente a sconforto e sfiducia verso il futuro".

L'Opera Pia è stata casa anche per i figli dei lavoratori licenziati: "Ricordo ancora - conclude Castelli - quando mia madre, Eleonora, era cuoca a Casa della Gioia, nella zona di Boccadifalco. Io piccolo, certe volte, passavo dei pomeriggi con gli altri bimbi, che per altri motivi si trovavano ospiti in quella struttura. Erano momenti spensierati, pieni di vita e bellezza. Si respirava felicità, amore, senso di famiglia, tutti sentimenti e valori che questi lavoratori hanno sempre trasmesso nel loro servizio, che le ricordo hanno portato a termine con onore e devozione, a fine 2017, pur vantando parecchie mensilià di stipendio arretrato. Non posso credere che la storia dell'Opera Pia Ruffini, possa finire in questo modo. Negli anni questo ente è stato esempio di accoglienza e solidarietà verso i tanti emarginati di questa nostra città, ed i loro dipendenti hanno incarnato il senso della missione, che il fondatore aveva in mente quando venne istitutita. La prego, sua Eccellenza, se c'è una sola possibilità di potere salvare il futuro di queste famiglie, dia loro l'opportunità di riaprire un dialogo, interpellando anche la Regione Sicilia, per trovare assieme una soluzione alla vicenda. Sia il promotore di questa risoluzione del prolema, la comunità gliene sarà riconoscente, non può abbandonare i suoi figli, loro hanno ancora bisogno di lei".

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