La diagnosi, l’incubo e la rinascita: la storia della piccola Alice e di una culla “magica”

Alice piange, come una bimba di 7 mesi. I genitori della piccola, nata prematuramente e affetta da anemia fetale grave, hanno donato all'Utin del Cervello una culla termostatica per dire grazie, lanciare un messaggio di solidarietà e sottolineare l'importanza della diagnosi prenatale

La famiglia di Alice e l'equipe dell'Utin dell'ospedale Cervello

Alice piange, come una bimba di sette mesi. Sta in braccio alla sua mamma, si guarda intorno senza mai chiudere quegli occhietti vispi. Apparentemente è buona, anche se ha già dimostrato di essere una che le battaglie le sa vincere. Alice sarà una donna nata prematuramente. Era da poco finito il settimo mese quando la sua mamma ha partorito all’ospedale Cervello dopo una serie di complicanze avute in gravidanza. Poche le possibilità che Alice venisse al mondo per via di quella che in termini medici viene definita come “anemia fetale grave”, verosimilmente post-infettiva, una patologia che non lascia molte speranze. Diagnosi prenatale, assistenza tempestiva, incubatrice, terapia intensiva e la ricetta per la sopravvivenza, unita a una buona dose di umanità e di fortuna, è servita. Un regalo della vita che, i genitori di Alice, hanno voluto sugellare con un altro regalo, donando al reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale che li ha ospitati - e adottati - una culla termostatica, la stessa in cui la loro figlioletta ha trascorso le sue prime settimane di vita. 

Una storia di umanità e speranza che, tra i corridoi dell’ospedale di via Trabucco, passa di camice in camice non priva di emozione. La mamma di Alice, calabrese di nascita ma catanese d’adozione, al sesto mese di gravidanza viene catapultata in un incubo. “Erano le nove di sera, mi trovavo in visita dal mio ginecologo, quando mi hanno fatto una diagnosi che mi ha lasciato di stucco. Il feto - spiega a PalermoToday - aveva un versamento pericardico, in poche parole il suo cuoricino faticava a battere per via dei liquidi che si accumulavano nella membrana che riveste l'organo e anche per via dell'anemia. Sono stata immediatamente messa davanti a un bivio. Un bivio che in realtà non mi ha lasciato alcuna scelta. Da lì la corsa da Catania verso Palermo. La mia bambina doveva essere sottoposta a delle trasfusioni. Immediatamente, la mattina alle 8, siamo state sottoposte alla prima. Di lì a poco alla seconda, fino al parto cesareo, alla 33esima settimana”.

Quando la mamma di Alice parla di trasfusioni si riferisce alle trasfusioni in utero. Al piccolo, nel grembo materno e con parametri vitali al di sotto della norma, viene fatta una trasfusione attraverso il cordone ombelicale per ridargli linfa, vita. Il corpicino risponde di nuovo, dà speranza a chi sta fuori. Vuole farcela. Un miracolo, se non fosse che ha un nome ben preciso in medicina e all’ospedale Cervello sono gli unici di tutta la Sicilia a effetturare la trasfusione fetale intra-uterina. “La diagnosi prenatale è fondamentale per poter salvare vite come questa. A questa giovane mamma - spiega Vincenzo Duca, responsabile del reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva - era stata diagnosticata una grave forma di anemia fetale grave, verosimilmente post-infettiva. Tutto il dipartimento si è mosso intorno a questa coppia. E con questi genitori abbiamo raggiunto un’intesa unica. Abbiamo fatto una diagnosi prenatale, delle trasfusioni in utero. Si sono totalmente fidati e affidati a noi. E questa culletta oggi è per noi il regalo più bello, la più sentita riconoscenza”.

ida alice culla neonatologia ospedale cervello-2

Una culletta riscaldata, così, diventa un simbolo. E' dalla scorsa estate, dal 7 luglio, giorno della sua nascita, che Alice è diventata una piccola mascotte dell’Utin. “Ha trascorso quattro settimane in terapia intensiva. Nata prematura, non era pronta alla vita extrauterina. Lì tutta la squadra del nostro reparto - prosegue il dottor Duca - si è messa a disposizione di questa famiglia. Infermieri, ostetriche, medici e anche psicologi, in grado di dare quel caldo abbraccio che trasuda umanità e infonde speranza. Questi genitori erano coscienti del rischio, lo hanno condiviso con noi. Noi, in quel particolar momento della loro vita, oltre a dare il massimo nel nome del camice che indossiamo, abbiamo sentito forte il dovere di accoglierli nel miglior modo possibile”. 

E di storie come quella di Alice, il reparto di Terapia Intensiva Neonatale di via Trabucco ne ha altre, molte altre. Perché tante, ma mai abbastanza, sono le cullette pronte a ospitare i bambini nati prematuri o con difficoltà neonatali, come cardiopatie o bronchioliti. Lì sono divisi in cinque sale. Dalla rooming-in, dove le mamme vengono ricoverate insieme ai loro figli per non subirne il distacco e possono allattare, alla terapia semi intensiva, fino alla intensiva, che ospita i casi più gravi. “Dalle 16 alle 19 le mamme possono entrare - racconta il dottor Federico Matina, neonatologo -. Speriamo di poter aprire i reparti per un lasso di tempo maggiore rispetto a questo. Il nostro è un percorso che inizia alla nascita ma spesso lì non finisce. In alcuni casi seguiamo i bambini fino ai 3 anni grazie alla possibilità del ‘follow-up’. I medici così affiancano questi piccoli pazienti fino al momento della guarigione”. 

Da Catania a Palermo, dunque, per vivere e far vivere. Perché la mamma di Alice, insieme al papà, sebbene abbia affrontato una grossa spesa per l’acquisto di questa culla termostatica, vuole lanciare un messaggio di solidarietà. “Mia figlia era spacciata e al Cervello l’hanno salvata. Per questo quello che abbiamo fatto è stato poco. Mi piace pensare che questo non sia un regalo che noi abbiamo fatto a questo reparto, ma che ognuno mettendoci del suo ha fatto sì che questo regalo arrivasse fin qui. Sono stati i migliori medici, anzi, la miglior squadra che potessi pensare di avere al mio fianco in un momento della mia e della nostra vita così delicato. Professionali, umani”, racconta commossa questa giovane mamma durante la cerimonia di consegna della culla. 

A prendere parte alla cerimonia, insieme ai genitori e alla piccola Alice, oltre al dottor Vincenzo Duca, responsabile dell’Utin, a medici, infermieri, ostetriche e psicologi del reparto, ai medici dell’ostetricia e diagnosi prenatale Vincenzo Lo Bue ed Emanuela Orlandi, anche il direttore generale Walter Messina, il direttore sanitario Pietro Greco, il direttore del dipartimento materno infantile Calogero La Gattuta, la professoressa Giovanna Perricone, coordinatore del S.I.P.U.O, Servizi Istituzionali di Psicologia Universitario Ospedaliero e don Salvatore Schiera, cappellano del nosocomio. Una storia di buona sanità, di umanità, che dà luce al buon lavoro di chi ogni giorno indossa un camice senza coprire il cuore. 

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