Appalti decisi a suon di mazzette, l'ira della cricca verso gli onesti: "Magari gli sparassero"

Quattro funzionari del Provveditorato opere pubbliche arrestati con l'accusa di avere incassato tangenti in cambio di agevolazioni agli imprenditori compiacenti. Nelle intercettazioni le "trattative" per gli importi e i piani per distruggere le prove se scoperti

Gli imprenditori onesti? Fastidiosi "paladini della giustizia", un ostacolo per chi invece preferiva "lavorare" a suon di mazzette e favori. Ecco come era visto chi agiva lealmente dai funzionari del Provveditorato alle opere pubbliche arrestati stamani nell'ambito dell'operazione "Cuci e scuci" della sezione anticorruzione della squadra mobile. "Ha la 'fissa .. del paladino della giustizia'", dice un indagato non sapendo di essere intercettato. "'Ma magari gli sparassero”, il commento del collega.

L'indagine è stata avviata grazie a un imprenditore che non ha accettato gli "accordi" proposti. Quattordici in tutto gli indagati, accusati di fare parte di uno "stratificato sistema corruttivo, annidatosi nel settore degli appalti per opere pubbliche e che ha interessato un importante distretto ministeriale deputato a veicolare rilevanti fondi pubblici". Campo d'azione prediletto, la realizzazione di scuole e caserme non solo nel Palermitano ma anche dell'Ennese e del Catanese.

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Ai domiciliari sono finiti gli ingegneri Carlo Amato, Claudio Monte, Franco Barberi, il geometra e geologo Antonio Casell; mentre per Antonino Turriciano, architetto, e Fabrizio Muzzicato, assistente geometra, è scattata la misura della sospensione dall'esercizio di pubblico ufficiale per un anno. Otto gli imprenditori ai quali, invece, è stata applicata la misura del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno. Si tratta di Lorenzo Chiofalo (Milazzo), Giuseppe Messina (Enna), Filippo Messina (Enna), Ignazio Spinella (Marineo), Tommaso D'Alessandro (Bagheria), Giuseppe Giovanni Tunno (Canicattì), Franco Vaiana (Pioppo), Giuseppe Pinto Vraca (Patti). Primo caso, a Palermo, dell'applicazione della legge cosiddetta "spazzacorrotti".

Monte, Casella e Barberi, una volta ricevuta la sgradita visita della polizia negli uffici, si accordano su come fare sparire le prove. "Hanno discusso - spiega il gip - di come evitare di lasciare, in forma cartacea e informatica, tracce della loro azione illecita, dapprima preoccupandosi delle versioni della perizia di variante, sostituita con altra depurata dalla voci fittizie. Poi, convenendo sulla necessità di 'buttare tutte cose' ossia tutte le minute, gli appunti e la contabilità non ufficiali, sì da sottrarre elementi di prova in caso di (temuta) perquisizione; infine, tentando di escogitare uno stratagemma informatico in grado di cancellare dalla memoria del computer i documenti salvati (e in particolare la bozza della perizia di variante)".

E i giudizi sull'imprenditore che si è rivolto alla polizia sono inequivocabili: "Ci ha preso come dilettanti - dice un indagato - . Questo è scemo proprio, minchia, infame, proprio infame, proprio sai gli infamoni, quelli proprio confidenti della questura, proprio infamone vero".

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I funzionari infedeli parlano e gli inquirenti ascoltano e registrano. Le telecamere immortalano anche la consegna di una bustarella. Le cifre sono uno degli argomenti più "gettonati". Diverse le conversazioni acquisite e tutte sullo stesso argomento: l'importo della tangente. In linea di massima, da quanto emerso, corrispondeva al 2-3% dell'importo totale dell'appalto pubblico. 

"S'impiattaru i paparduna? Quella, la richiesta che m'avete fatto?". "Eh! ...eranu  cinquemilaaa". "Cinque, cinquemila euro vero? Ma mi dovete spiegare come dobbiamo fare io.. dottò...dico, di solito come fate ? a Sal. Come fate?". Alcune delle frasi intercettate. E ancora: "No ... qua ci saranno sicuramente problemi nel senso dico,  la prima parte lei lo sa non è che.. lada a pigghiari da sacchetta (li dovete prendere dalla tasca ndr) dico, quannu poi li prende ... non è un problema dico va ...non". E l'imprenditore: "Vabbè, io per questo, siccome va,  mi dovete capire  anche...". E il funzionario replica: "...Non puntiamo pistola o coltelli dico va... se la cosa si può fare e nei modi in cui è giusto non ...se deve essere una spesa no !...(ndr ride) un aggravio deve essere una cosa.....noi problemi non ne abbiamo .. della contabilità di ora, anzi noi dobbiamo cercare di fare subito  secondo me un ...lei ha chiesto un'anticipazione o no?".

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"E' evidente che all'interno del Provveditorato alle ppere pubbliche di Palermo - scrive il gip - sono in servizio alcuni soggetti i quali perseguono, anziché l'interesse pubblico (talvolta connesso anche alla sicurezza degli edifici oggetto di intervento, soprattutto nei casi di Istituti scolastici), il loro tornaconto personale, in vista del quale detto interesse pubblico, ove necessario, viene sacrificato - anche e non solo - attraverso la commissione di reati funzionali all'arricchimento anche dei privati imprenditori". 

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