La "cupola" delle tangenti: taroccavano la Tarsu, poi riscuotevano le mazzette

Un'organizzazione collaudata orchestrata da una banda di quattro funzionari del Comune. I retroscena emersi nell'operazione anticorruzione che ha portato a 15 arresti. Decisivo il ruolo di Gaspare Tantillo, il nipote del consigliere comunale Giulio

Un meccanismo complesso e inquietante. Un'organizzazione collaudata, spregiudicata, ben strutturata capace di agire con disinvoltura con uno sguardo al futuro e grandi velleità, con margini di crescita inesplorati e un serbatoio di utenti potenzialmente illimitato. Obiettivo: il classico arricchimento facile, e quella "strana" sensazione di impunità. C'è tutto questo nella rete di intrallazzi sgominata oggi dalla polizia: tangenti sulle tasse dei rifiuti. Quindici arresti, nell'ambito dell'operazione anticorruzione (in manette quattro funzionari comunali) chiamata "Fintares". (I NOMI DEGLI ARRESTATI).

Decisivo il ruolo di Gaspare Tantillo, il nipote di Giulio, consigliere comunale e Antonino Borsellino, che (sembra un paradosso) prestava servizio nell'ufficio Lotta all'evasione. A fare saltare il tappo sono state le denunce di due cittadini sorpresi dall'operato del funzionario allo sportello. Tutto è iniziato nell'ottobre 2013. Poi il 2 aprile di quest'anno sono scattate le perquisizioni. "Solo qua il Comune s'è messo in moto", puntualizza Leo Agueci, procuratore facente funzioni. LE INTERCETTAZIONI: VIDEO

Lo schema era consolidato: l'impiegato nel suo ufficio "adescava" il contribuente, giunto per chieder spiegazioni sulla cifra dovuta per pagare la Tarsu, quasi sempre commercianti, ovvero chi era gravato dalla situazione debitoria più pesante. Qua il funzionario prospettava la soluzione, ovvero la riduzione della superficie imponibile per il futuro e la variazione d'uso, non conforme a quello reale, a fronte del pagamento di una tangente che, quasi sempre, risultava essere il 50% del totale del debito maturato dal contribuente. Illeciti benefici valevoli anche per il futuro, quindi un affare in prospettiva. Poi la cifra dovuta avrebbe potuto esser dilazionata in comode rate mensili. Il tutto veniva confezionato con pratiche subappaltate e fascicoli gemelli.

E c'è anche il commercialista delle suore Teatine di Palermo: secondo quanto scoperto dagli inquirenti il commercialista Antonino Clementi avrebbe pagato una tangente per avere uno "sconto" sul pagamento della tassa rifiuti sull'Istituto Villa Nave, gestito proprio dalle suore Teatine. Secondo gli investigatori Clementi avrebbe avuto un complice nell'ente.

In tutto sono stati contestati 14 casi, ma con ogni probabilità sono di più. A uso e consumo della banda dei quattro impiegati c'era perfino un piccolo ufficio parallelo in via Pitrè. Un luogo privato dove venivano archiviate le pratiche. I due tecnici, Antonio Borsellino e Gaspare Tantillo, oltre a occuparsi di alterare materialmente i dati degli immobili dei contribuenti, andavano a riscuotere i "compensi" mensili nelle ore pomeridiane, andando a "inquietare" (come ha detto il dirigente della squadra mobile Silvia Como) direttamente i commercianti.

Il momento della consegna delle bustarelle è stato più volte documentato. Oltre a quello di Cesare Pagano, responsabile del settore contenzioso, fondamentale anche il ruolo di Ida Ardizzone, che lavorava allo sportello (arrestata oggi), cui spettava il decisivo compito di accedere agli archivi informatici e registrare le variazioni e "rigenerare" le cartelle, immettendo nel sistema le pratiche regolari. Ricostruiti diversi episodi di corruzione. In tutto si parla di 60 pratiche drogate. Numero destinato a crescere perché le indagini continuano.

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