L'inchiesta per corruzione su Siri, indagato pure il capo del Genio Civile di Palermo

Il sottosegretario avrebbe caldeggiato emendamenti in cambio di una mazzetta da 30 mila euro. Sotto indagine altre nove persone: tra queste anche Alberto Tinnirello, ex funzionario del dipartimento regionale all'Energia e oggi al Genio civile, e Giacomo Causarano, funzionario regionale

Il sottosegretario Siri

Palermo, Trapani e Roma legate da un filo nascosto, ma robusto, nato dall'intreccio di interessi politico-economici e affari poco chiari. E' quanto si ipotizza nell'inchiesta coordinata dalla Dda di Palermo e Roma su presunte irregolarità nel settore dell'eolico e che ha travolto il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri. L'esponente leghista è indagato per corruzione con altre nove persone. Tra queste anche Alberto Tinnirello, da gennaio a capo del Genio civile di Palermo, e Giacomo Causarano, funzionario dell'assessorato all'Energia.

A Siri viene contestato di aver caldeggiato degli emendamenti in cambio di una mazzetta da 30 mila euro. E avrebbe intrattenuto rapporti con il faccendiere Paolo Arata, docente universitario genovese ex deputato di Forza Italia, sul quale indagano i magistrati della Direzione antimafia di Palermo e gli investigatori della Dia per i suoi contatti con l'imprenditore Vito Nicastri, il "re" dell'eolico ai domiciliari perché ritenuto vicino all'entourage del superlatitante Matteo Messina Denaro (oggi arrestato per avere violato le prescrizioni ndr).

Il sottosegretario Siri indagato per corruzione, la replica: "Non ne so nulla" 

Alberto Tinnirello, che prima di approdare al Genio civile era responsabile del Servizio III autorizzazioni e concessioni del Dipartimento dell'Energia e dei servizi di pubblica utilità dell'assessorato all'Energia, avrebbe dato "informazioni sullo stato delle pratiche amministrative inerenti la richiesta di autorizzazione integrata ambientale per la costruzione e l'esercizio degli impianti di biometano di Franconfonte e Calatafimi".

Sotto indagine anche Giacomo Causarano, funzionario dell'assessorato all'Energia, il funzionario del Comune di Calatafimi Angelo Mistretta, l'ex deputato di Fi Paolo Arata e il figlio Francesco. Causarano avrebbe avuto 11 mila euro come pagamento di una prestazione professionale resa dal figlio, pure lui indagato. In cambio avrebbe dato informazioni sullo stato delle pratiche amministrative inerenti le istanze relative agli impianti di produzione di energia rinnovabile. Infine, Mistretta avrebbe ricevuto 115 mila euro per rilasciare un'autorizzazione alla costruzioni di impianti di produzione di energia alternativa riferibili alle società di Arata e Nicastri.

Le indagini

I magistrati hanno disposto una serie di perquisizioni. Documenti riguardanti appalti e autorizzazioni in materia di impianti energetici sono stati prelevati dall'assessorato all'Energia e quello al Territorio.

Le accuse

I pm, nel decreto di perquisizione, spiegano che "le investigazioni effettuate hanno svelato lo stretto collegamento tra Arata ed esponenti del partito della Lega, in particolare l'attuale sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri, stimolato da Arata a promuovere una modifica regolamentare degli incentivi connessi al mini-eolico. Si tratta di una vicenda emersa nel presente procedimento, i cui relativi atti sono stati trasmessi successivamente alla procura della repubblica di Roma, ufficio con il quale è stato attivato ed è in corso un coordinamento investigativo".

Gli inquirenti spiegano che "sono stati acquisiti elementi di prova circa l'esistenza di un reticolo di società, tutte operanti nel mercato delle energie rinnovabili, facenti capo solo formalmente alla famiglia Arata, ma di fatto partecipate occultamente da Vito Nicastri, vero regista delle strategie imprenditoriali, considerato dal medesimo Paolo Arata 'la persona più brava dell'Eolico in Italia'. Nicastri - secondo i pm - oltre ad avere un'indubbia competenza ed abilità in tale settore, è un imprenditore pregiudicato e spregiudicato".

La replica

"Io indagato? Non ne sono niente, non so se ridere o piangere. Io non mi sono mai occupato di eolico in tutta la mia vita. Sono senza parole". Dice all'Adnkronos è il sottosegretario Siri. "Non so assolutamente chi sia questo imprenditore coinvolto (Vito Nicastri ndr), non mi sono mai occupato di energia e non davvero chi sia questa persona, credo che si tratti di un errore di persona". Siri, che non ha ancora ricevuto l'avviso di garanzia, chiede di "avere al più presto notizie su questa indagine". "Non so proprio di cosa si tratti", dice. E aggiunge: "Io sono qua a disposizione e non ho nessun problema. Comunque sono davvero allibito". E annuncia: "Chiederò di essere sentito, devo leggere queste carte e chiamare un avvocato. Dovrò attrezzarmi e vedere cosa succede...".

Le reazioni

E in difesa di Siri interviene il ministro dell'Interno, Matteo Salvini: "Il sottosegretario della Lega che ha scoperto di essere indagato questa mattina leggendo i giornali lo conosco come persona pulita, specchiata, integra, onesta quindi mi auguro che le indagini siano veloci veloci, rapide rapide per accertare se altri abbiano sbagliato".  

Toni decisamente diversi quelli usati dal vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio: "Ne parlerò con la Lega" perché "noi siamo sempre stati quelli che dicevano di aspettare il terzo grado di giudizio ma qui c'è una questione morale. Qui c'è un sottosegretario che è coinvolto in un'indagine così grave e così importante che riguarda addirittura il prestanome di Matteo Messina Denaro".

Intanto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto "il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza". Secondo il ministro, si legge in una nota del Mit, "un'inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela".

"Ho visto Paolo Arata una sola volta. Me lo presentò l'assessore Alberto Pierobon". Commenta all'Adnkronos l'assessore regionale al Territorio e Ambiente della Sicilia, Toto Cordaro. "Gli uffici - aggiunge - mi dicono che Arata presentò due istanze di progetti, sul biometano. In entrambi i casi riteneva di avere il diritto di esclusione dalla Via, la valutazione di impatto ambientale, ma i tecnici non hanno accolto l'istanza inviando il progetto alla commissione per la valutazione". 

“Per incontrarmi in assessorato bisogna prendere appuntamento e registrarsi. Non serve una raccomandazione - afferma l’assessore regionale all’Energia e servizi di pubblica utilità, Alberto Pierobon - ci sono lavoratori che mi hanno incontrato dopo avermi contattato su Facebook. Ovviamente bisogna avere argomenti concreti su cui discutere. Il signor Arata, che si è presentato come responsabile nazionale dell’ambiente del centrodestra e come rappresentate di alcune aziende, è venuto a lamentare che una sua società aveva delle autorizzazioni bloccate da quasi due anni, dicendo che era vittima di un’ingiustizia e che era pronto a rinunciare a ingenti investimenti in Sicilia attaccando la Regione anche sulla stampa per la burocrazia lumaca. Ne aveva parlato anche coi suoi avvocati. Ho ascoltato le sue argomentazioni, ha continuato a contattarmi ma non ho fatto nulla di particolare se non garantire il buon andamento dell'amministrazione: ho chiamato l’assessore Cordaro per dirgli di verificare quanto mi era stato riferito, per capire se il problema era reale e se era tutto in regola.  Non ho mai avuto alcun favore da questo signore, non ho mai garantito alcuna utilità, non sono mai stato a pranzo, mai frequentato, neanche per un caffè. Tra l’altro non avrei neanche il potere di farlo, le procedure sono in capo ad uffici di un altro assessorato”. Secondo Pierobon “I settori dei rifiuti, dell’energia, depurazione, sono ad altissimo impatto economico e hanno un elevato rischio di attirare l’interesse della criminalità organizzata. Quindi bisogna alzare sempre di più le misure di trasparenza e di sicurezza per evitare infiltrazioni. Da quando mi sono insediato ho fatto davvero ogni sforzo per garantire tutto questo, lavorando 16 ore al giorno e confrontandomi con tutte le istituzioni. Quello che è accaduto è anche un campanello di allarme per i rischi che corrono questi settori. Io ho agito a un primo livello di verifica politica e amministrativa, chiedendo all’assessorato al Territorio di controllare. Poi oltre un certo livello ci deve pensare la magistratura che ha strumenti che noi non abbiamo e per fortuna lavora bene. Noi non possiamo che investire sulla trasparenza e sull’applicazione di procedure di legalità come abbiamo sempre fatto, nell’interesse di tutti”.

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