La mafia dell'eolico e le mazzette alla Regione, arrestato anche capo del Genio Civile di Palermo

E' finito ai domiciliari Alberto Tinnirello, ex funzionario dell’assessorato regionale all’Energia. E' coinvolto nell'inchiesta che ha portato in cella Paolo Arata, ex consulente della Lega, e l'imprenditore Vito Nicastri

L'assessorato regionale all'Energia

Ad aprile erano scattate le perquisizioni ed erano stati emessi gli avvisi di garanzia, adesso sono finiti in manette Paolo Arata, ex consulente per l’Energia della Lega ed ex deputato di Forza Italia, Francesco Arata (figlio di Paolo ndr), Vito Nicastri (già detenuto per altre vicende ndr) e il figlio Manlio. Ai domiciliari Alberto Tinnirello, in passato in servizio all’assessorato regionale all’Energia e adesso a capo de Genio Civile di Palermo. Arata è accusato di “intestazione fittizia, con l’aggravante di mafia, corruzione e autoriciclaggio” dalla procura di Palermo e dalla Dia di Trapani. Nel mirino i suoi affari con Vito Nicastri, il “re” dell’eolico ritenuto vicino al latitante Matteo Messina Denaro. Tinnirello risponde di corruzione.

Tinnirello, iscritto all'Ordine degli ingegneri di Palermo dal 1986, prima di approdare al Genio civile era responsabile del Servizio III autorizzazioni e concessioni del dipartimento dell'Energia e dei servizi di pubblica utilità dell'assessorato all'Energia. E' accusato di avere divulgato "informazioni sullo stato delle pratiche amministrative inerenti la richiesta di autorizzazione integrata ambientale per la costruzione e l'esercizio degli impianti di biometano di Franconfonte e Calatafimi".

Determinanti per le indagini le intercettazioni. “Questi qua sono stati tutti pagati”, diceva Arata al figlio Francesco mentre stava per entrare negli uffici dell'assesorato regionale all'Energia. “Quanto gli abbiamo dato a Tinnarelli?”, sussurrava a proposito del dirigente che si occupava delle autorizzazioni per i parchi eolici, Alberto Tinnirello.  Non solo. Arata parla di un altro funzionario oggi indagato, Giacomo Causarano, che presta servizio al Territorio e Ambiente. Non sapendo di essere ascoltato diceva: "Quello è un corrotto".

Il settore delle energie rinnovabili "è stato oggetto in tempi recenti - si legge nell'ordinanza del gip - di particolari attenzioni da parte di 
Cosa nostra e degli imprenditori a questa vicini e/o contigui". Il giudice denuncia una "confluenza di interessi, da parte di più articolazioni mafiose", che "è stata plasticamente rappresentata dal suo capo assoluto", Totò Riina, "il quale durante la sua detenzione nel carcere milanese di Opera, nell'affrontare temi e vicende relative ad altre questioni criminali, commentava già nel 2013 con il suo interlocutore la 
decisione di speculare nel settore eolico da parte del latitante Matteo Messina Denaro, reo a dire del Riina di tralasciare gli affari tradizionalmente oggetto delle attività criminale di Cosa Nostra e di dedicarsi ai 'pali', figura retorica utilizzata dal boss per indicare 
l'attività imprenditoriale riferibile al settore dell'eolico"..

Il ministro dell'Ambiente: "Non permetteremo infiltrazioni"

Oltre agli arresti è scattato anche il sequestro di alcune società che gestiscono impianti eolici. Parallelamente, inoltre, prosegue il filone di inchiesta della Procura di Roma che vede indagati Arata e l'ormai sottosegretario Armando Siri. L'indagine era stata avviata a Palermo ma poi trasferita, per la parte riguardante il politico, ai colleghi della Capitale. Secondo la Dda Siri sarebbe il destinatario di una tangente da 30 mila euro in cambio di un emendamento nell'ambito di un affare sull'eolico insieme con l'imprenditore Vito Nicastri.

"Arata veniva alla Regione per trovare complici e si trovava di fronte a fermi e inesorabili 'No' - commenta il presidente della Regione, Nello Musumeci - . Se questo vi sembra poco. La politica in questi mesi ha fatto quello che doveva fare: dove Arata prevedeva un impianto privato, il governo Musumeci ha finanziato un impianto pubblico".

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