Il Coronavirus blocca i vaccini per i neonati, il pediatra: "Ok, ma solo per brevi periodi"

L'Asp di Palermo garantisce esavalente, rotavirus e meningo B. Rinviati dopo il 3 aprile quelli per morbillo, parotite, rosolia e varicella. Il dottor Federico Matina: "In una situazione d'emergenza è un compromesso accettabile"

Non solo scuole, monumenti, negozi, uffici, palestre. Con l'emergenza Coronavirus, che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha ufficialmente classificato come "pandemia", si fermano anche le vaccinazioni di neonati e bambini. L'Azienda sanitaria provinciale di Palermo ha infatti rinviato dopo il 3 aprile tutti i vaccini non urgenti, garantendo quelli obbligatori e improrogabili. 

Una scelta che ha messo in agitazione molti genitori. Gli unici vaccini al sicuro infatti sono quelli relativi alla prima dose di esavalente, da fare dal 61esimo giorno di vita del bambino e che comprende antitetano, antidifterite, antipertosse, antiepatite B, antipolio (rispettivamente contro tetano, infezioni da difterite, epatite B, poliomelite) e antihaemophilus influenzae B (che scongiura meningiti, polmoniti e otiti) e anche quella relativa al rotavirus, delle goccine da somministrare per via orale e che prevengono dalle gastroenteriti, tra le più diffuse malattie pediatriche nonché tra le principali cause di ricovero neonatale. 

A questi, oltre all'antirabbica e all'antitetanica per i casi più urgenti, si aggiunge anche la prima dose di meningo B, un vaccino da fare circa 15 giorni dopo l'esavalente e che immunizzerebbe dal meningococco di tipo B, un batterio molto aggressivo responsabile di meningiti, sepsi e polmoniti. Tutti gli altri, per l'Asp, data la particolare situazione di emergenza, possono essere rinviati. 

A fare il punto della situazione ci pensa il dottore Federico Matina, pediatra e neonatologo dell'Ospedale Cervello. "In una situazione di emergenza garantire soltanto queste vaccinazioni può essere un compromesso accettabile ma solo per brevi periodi", spiega a PalermoToday

Il vero problema, però, potrebbero essere i tassi di copertura vaccinale nei bambini sotto i 24 mesi di età. “Il Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019, in linea con l’Oms auspica di raggiungere il 95% dei pazienti vaccinati per puntare all’eliminazione di una malattia dal territorio - prosegue il dottor Matina -. Siamo molto vicini per l’esavalente ma purtroppo ancora lontani per morbillo, parotite, rosolia e ancora di più per la varicella. In Italia vengono vaccinati contro la varicella soltanto il 74% dei bambini (dato aggiornato al 2018, ndr)”.

Bisogna dunque diffondere la cultura delle vaccinazioni, ora più che mai. “E’ importantissimo raggiungere tassi superiori al 70% perché al di sotto si rischia il cosiddetto ‘effetto perverso’. In poche parole la malattia non si elimina del tutto, aumenta l’età di insorgenza e anziché colpire i bambini può interessare gli adulti. Nel caso della varicella, ad esempio, un adulto può avere senza dubbio complicanze più gravi”.

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Più ti vaccini dunque più fai implodere le malattie “proteggendo anche gli individui più deboli che non si possono vaccinare perché gravemente malati, immunodepressi o molto piccoli” puntualizza Matina. Ecco perché questo calendario vaccinale straordinario tutto sommato “avrebbe potuto includere morbillo, rosolia e varicella - malattie molto gravi se contratte che danno complicazioni diverse in base all'età in cui si prendono (la Rosolia ad esempio è particolarmente temibile se presa in gravidanza) - ma può andar bene se si considera la particolare situazione d'emergenza - rassicura il pediatra -. Se arrivassimo ad avere tassi di copertura vaccinale alti, in situazioni improvvise e straordinarie come questa di adesso, in cui chiaramente gran parte degli sforzi sanitari e sociali sono rivolti al Coronavirus e ammalarsi di altro rischierebbe di essere un problema, potremmo stare più che sereni se per alcune settimane non ci si può vaccinare”. 
 

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