Coronavirus, lettera a mio padre: "Racconterò la tua storia di eroe"

Raccolta fondi per aiutare gli ospedali

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Un segno di speranza per tutti: in particolare per i figli che si trovano nella condizione di spiegare ai propri coetanei questi tempi difficili e per quelli che dovranno farlo domani “Il Coronavirus mi stava portando via mio padre, ma lui è stato più forte!” Interpretatela come una testimonianza, un mio sfogo personale dopo questa orribile esperienza ed emozioni ineffabili... Ma invito tutti a riflettere per favore! 26 Maggio 2020 Ho sperato e pregato con tutta me stessa che arrivasse questo giorno, di riuscire a poterlo dire, di poter trascrivere queste righe con le lacrime agli occhi di felicità e dire a tutti quanti: è finito! Mi sono svegliata da questo terribile incubo, che sembrava proprio non voler finire. Mio padre ha vinto! Ha sconfitto questo gran nemico che da mesi ci ha tolto ad ognuno di noi la gioia di vivere. Ho pensato a tante parole per trovare il modo giusto di descrivere questo periodo, ma mi viene solo da dire in termini semplici e coincisi, che sono stati i giorni più brutti in assoluto in 23 anni di vita e la vita ha voluto che io e la mia famiglia, specialmente mio padre, vivessimo questa crudele realtà nel peggiore dei modi in cui si potesse vivere. Io e la mia famiglia nel corso della nostra vita abbiamo affrontato dure prove, una battaglia dopo l’altra, più di quante ne potessimo sopportare, ma uniti siamo riusciti sempre a rialzarci, farci forza e andare avanti ugualmente.

Questa prova terrificante e surreale ci ha frantumati in mille pezzi, ci ha fatto toccare davvero la morte con mano e sarà difficile per tutti noi dimenticare questo brutto momento. Sarà impossibile obliare tutta questa sofferenza, il dolore, la rabbia, la paura, gli attacchi di panico, i pianti infiniti, l’insonnia, l’ansia, pensare subito al peggio al solo squillo del telefono, le comunicazioni dei medici che all’inizio ci lasciavano appesi ad un filo, le complicazioni e le condizioni critiche di mio padre, non poterlo sentire e vedere, la sofferenza che ha vissuto sulla sua pelle e che ha visto all’interno di quelle mura, saperlo in coma, intubato ed attaccato ad un respiratore per giorni e non poter stare lì a stringergli la mano, lo stare costantemente aggrappati alla speranza, affidarci totalmente nelle mani di Dio e nelle mani dei medici che hanno fatto tutto il possibile per salvare la vita a mio padre. Nominato uno dei casi più gravi in Italia che ce l’ha fatta! Come si fa a seppellire tutto questo? Questo periodo ha lasciato un segno indelebile a tutti, all’intera umanità.

Ci auguriamo che il tempo possa darci la forza per poterci lasciare tutto questo alle spalle. Finalmente sto rivedendo mio padre dopo ben due mesi, per noi un’eternità. Ma ce l’abbiamo fatta! Mio padre ha vinto! Ha sconfitto questa brutta bestia. Ha lottato con tutte le sue forze, con tutto se stesso per non abbandonarci. Grazie a Dio, io e le mie sorelle abbiamo riavuto nostro padre e mia madre l’amore della sua vita. Io ho riavuto la mia famiglia. Purtroppo ci sono state migliaia di persone che non si son viste il proprio caro ritornare a casa, non l’hanno potuto salutare, abbracciare, donargli un funerale che sicuro meritava. Ciò poteva accadere anche a noi. E credetemi, non c’è felicità più vera e più grande che avere ancora accanto le persone che più ami. Per molti il famoso “4 Maggio” è stato un piccolo inizio, riprendere delle vecchie abitudini, chi ha potuto rivedere i propri genitori, i nonni, persone care, un po’ di normalità dopo due mesi di quarantena ed invece il “18 maggio” la liberazione in un certo senso, per me la normalità e tutte le fasi sono iniziate OGGI, con tutta la mia famiglia riunita dopo mesi, che sta bene.

Se non ci si passa in prima persona, credo che la cosa potrebbe essere inimmaginabile a chiunque...lo era perfino per me. Sembrava tutto così lontano e inverosimile, succedeva agli altri, si era tristi per le tante vittime colpite da questo virus che ogni giorno il tg ci comunicava, ma realmente non si capiva pienamente la situazione, finché il COVID-19 è arrivato a colpire una delle persone più importanti della mia vita e ho sperimentato con mano cosa significa. Ho provato tanta tristezza in questo doloroso momento scoprire l’incoscienza, l’ignoranza e l’insensibilità che c’è in tante persone, i pensieri malevoli in una circostanza del genere, senza capire la gravità che c’è dietro questo maledetto virus e vi garantisco personalmente che non è una ‘semplice influenza’ come tanto si è detto, discusso e sottovalutato fin dall’inizio da quasi tutto il mondo. Persone che in questa nostra condizione hanno visto solo il male e la loro di paura, senza sapere concretamente i fatti, di come realmente sia andata, discriminandoci, senza sapere le accortezze che fin dall’inizio della quarantena abbiamo rispettato in un modo impeccabile, anche per le nostre già pregresse patologie e il forte rischio a cui potevamo andare in contro ragionando come molte persone, festeggiando compleanni, festività pasquali e le varie ricorrenze divisi l’uno dall’altro, in case diverse. Mio padre sfortunatamente per motivi di salute si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, per uscirne peggio da lì, non mi darò mai pace per questo, mi chiederò sempre perché proprio lui, perché così tante vittime, perché questo virus. Sappiamo solo noi come il mondo ci è crollato addosso in un attimo quel giorno, quando abbiamo sentito quella frase “papà è positivo!” o quando il 25 aprile, il giorno prima del compleanno di mia sorella, ci hanno comunicato che l’avrebbero intubato e indotto al coma perché si era aggravato e dentro di noi si manifestava ancor di più la paura di non rivederlo più.

Sa e saprà sempre solo lui cosa ha provato realmente sulla propria pelle e le cicatrici che gli rimaranno per tutta la vita, ricordandogli tutto questo. Ma sono grata che la mia meravigliosa famiglia è ancora qui, passerà anche questa e troveremo la forza come sempre, continuando ad essere i fantastici e gli imbattibili 5. Con ciò mi auguro che la mia esperienza possa far riflettere, possa fare ragionare a fondo tante persone e far recepire quanto la vita di un essere umano, che sia la vostra, quella di una persona che si ama tanto o del nostro peggior nemico, sia veramente preziosa e che la propria tutela e quella altrui è alla base di tutto. Conte per la felicità di molti italiani, ha dato il libera tutti, ci ha fatto riprendere la nostra vita in mano, ma ciò non significa che è finito tutto, il virus è e sarà sempre in circolo, adesso bisogna solo agire con Intelligenza e non con menefreghismo, dicendo “tanto a me non capita!” Sono stata più di tre mesi ormai, chiusa a casa, rispettando ogni tipo di decreto, ogni precauzione possibile, e nonostante ciò, il virus è riuscito a colpire un membro della mia famiglia, nella maniera più inaspettata e non auguro a nessuno ciò che ho passato io, a nessuno! Non mi vergogno a dire che ho timore ad uscire da casa e a rapportarmi con altre persone, mi viene veramente difficile farlo dopo ciò che ho vissuto e spero di avere tutta la comprensibilità. Essere prudenti non sarà la fine del mondo, ma viceversa, SI! Ringrazio infinitamente chi è stato tutti i giorni accanto a mio padre ed anche a mia madre che ha dovuto attraversare questo incubo da sola, a casa per settimane, lontana da noi.

Siete stati accanto a tutti noi, con il cuore, con il pensiero, con la preghiera e purtroppo per cause maggiori solo virtualmente con chiamate, videochiamate e messaggi, per trasmettere la propria vicinanza e il vostro affetto nei confronti di mio padre e nei nostri. Siete stati in tantissimi, sapere che mio padre ha così tante persone ma tante persone che gli vogliono bene, ci ha rincuorato moltissimo. Ma il mio ringraziamento va in particolare a tutta l’equipe del Covid Hospital di Partinico, il direttore generale, i primari, i medici, gli infermieri e gli assistenti ospedalieri per la loro professionalità ma principalmente per la loro umanità, per le cure e il sostegno che non hanno smesso di dare a mio padre fin dal primo istante, tutto ciò che avete fatto è impagabile. Un abbraccio, Rachele Troia. Ho parlato con mio padre , che vuole raccontare la sua esperienza , vuole far conoscere a tutti i momenti che ha vissuto , nella speranza che serva alla collettività di tutto il nostro bel paese. «Credo che adesso come adesso le evidenze e le situazioni siano tante e tali che non si può più fare finta di nulla. Alle persone a rischio, ma non solo, io mi sento di ricordare che non è un problema personale, bensì collettivo: bisogna rendersi conto che, per prendere questo virus, non per forza devi avere dei comportamenti scellerati. Quindi bisogna fare molta attenzione ed essere responsabili».

Mio padre , tutta la mia famiglia vuole dare un segno importante , lanciare una raccolta fondi per gli aiutare gli ospedali , per raccogliere fondi a sostegno delle strutture sanitarie regionali e di chi lavora negli ospedali chi si trova in determinate situazioni .Magari poter riuscire a donare un ventilatore polmonare che possa salvare delle vite. Ho contattato un’associzione locale che durante questi mesi e’ stata vicina ai cittadini per poter realizzare questo sogno. L’associazione senza esitare ha confermato la propria disponibilita’ ad affrontare questa sfida nel segno del nostro eroe e dare un segno forte di speranza verso la comunita’.

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