"Dipendenti non tutelati contro il Covid-19", scatta l'esposto in Procura contro Almaviva

Nella denuncia vengono messi in risalto ipotetici ritardi da parte dell'azienda nell'adottare le misure di sicurezza. Gli avvocati: "Nessun intervento è stato compiuto anche dopo la segnalazione che un'impiegata aveva contratto la malattia". La replica: "Adottate tutte le misure e chiuse le sedi"

Almaviva non avrebbe tutelato la sicurezza dei suoi circa tremila dipendenti palermitani, che così sarebbero stati esposti ai possibili rischi di contagio da Covid-19. Una questione di cui si erano già occupati i sindacati e che adesso diventerà oggetto di un’inchiesta giudiziaria: un lavoratore, infatti, attraverso gli avvocati Giuseppe Centineo e Alì Listì Maman, ha deciso di presentare un esposto alla Procura, perché vengano individuate eventuali responsabilità penali nella gestione dell’emergenza da parte dell’azienda.

Come premettono i legali nella denuncia, le norme adottate a livello nazionale già dalla fine di febbraio hanno anche lo scopo di “ridurre al minimo la possibilità di contagio nei luoghi di lavoro, attraverso la predisposizione di protocolli di sicurezza e rivolgendosi, in maniera importante, al buonsenso dei datori di lavoro”. Dunque “l’azienda Almaviva aveva l’obbligo di porre in essere tutti gli accorgimenti necessari per preservare la salute dei propri dipendenti. Evidentemente, tale attività pare non sia stata svolta correttamente, poiché il 15 marzo la direzione aziendale informava tutti i dipendenti della avvenuta possibilità di contagio ai danni di una collega, la quale il 5 marzo aveva accusato sintomi influenzali gravi e, il 9, veniva ricoverata all’ospedale Cervello con diagnosi confermata di Covid-19. L’azienda, però, non prendeva nessun provvedimento a tutela dei dipendenti fino al 15”.

Secondo gli avvocati, Almaviva “non ha provveduto a controllare i propri dipendenti e a garantire agli stessi i minimi standard di sicurezza obbligatori nel luogo di lavoro” perché “non soltanto non si è preoccupata di assicurare le distanze minime tra le varie postazioni di lavoro, ma ha richiesto, addirittura, ai propri dipendenti di effettuare orari straordinari oltre il turno di lavoro come ‘senso di responsabilità nazionale’”. Dopo l’allarme lanciato ai sindacati e alla Protezione civile, l’azienda “provvedeva ad effettuare una blanda ed oggettivamente inutile sanificazione, utilizzando precisamente aria compressa per pulire le sole tastiere”. E solamente “l’11 marzo venivano forniti ai dipendenti una mascherina ed i guanti monouso che si esaurivano in un paio di giorni”. Infine, il 16 “veniva finalmente effettuate una sanificazione degli ambienti lavorativi con all’interno, però, i dipendenti dei turni notturni”. L’esposto si chiude con la considerazione che “a oggi non sappiamo quali siano state le conseguenze della mancata messa in sicurezza dei lavoratori nella sede di Palermo” ed è per questo che viene chiesto alla Procura di indagare sulla vicenda. 

La replica dell'azienda

"Almaviva Contact ha chiuso tutte le proprie sedi dal 17 marzo scorso, con una decisione unica tra le società italiane di call center in outsourcing. La notizia riferita ad un presunto esposto sull’attività del call center di Palermo, apparentemente pubblicizzato dallo studio legale interessato, sembra accreditarne una versione dei fatti totalmente deformata. Una versione verso cui ci riserviamo ogni legittima tutela nelle sedi competenti. Come è noto, per formali comunicazioni e atti conseguenti, fin dall’inizio dell’emergenza l’azienda ha adottato le raccomandazioni precauzionali e assunto le misure di sicurezza rivolte a tutelare la salute delle persone e a prevenire i rischi derivanti dalla diffusione del virus Covid-19,in base alle disposizioni delle autorità competenti e mantenendo informate le rappresentanze sindacali".

"Come è noto, per formali comunicazioni e atti conseguenti, Almaviva Contact ha ritenuto di adottare un principio di massima precauzione per contribuire ad azzerare i rischi di diffusione virale e ha chiuso le sedi dei propri call center sul territorio nazionale trasferendo integralmente le attività in modalità remotizzata al domicilio degli operatori, in collaborazione con i clienti, garantendo in sicurezza la continuità dei servizi, a partire dal numero verde 1500 per l’emergenza Covid-19".

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"Come è noto, per formali comunicazioni e atti conseguenti, l’azienda è intervenuta, sul caso riferito a una persona impiegata nel call center di Palermo (in base a informazione non pervenuta dell’autorità sanitaria) attivando il protocollo sanitario di avviso per le emergenze e seguendo le successive indicazioni delle autorità preposte, nel rispetto delle prescrizioni di legge e delle  disposizioni interne diffuse a partire dal 22 febbraio scorso, in coerenza con il Protocollo tra le parti sociali sottoscritto in data 14 marzo u.s.".

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