Un altro caso di Coronavirus fa tremare Comdata, donna positiva: "Ora la situazione è grave"

Una nuova mazzata per la piccola popolazione di oltre 150 persone dell’edificio a quattro piani di via Ugo La Malfa, ora chiuso. Una collega a PalermoToday: "Stiamo portando il virus a casa, alle nostre famiglie. Abbiamo congiunti immunodepressi. La situazione è diventata pericolosissima"

Comdata col fiato sospeso. Dopo il primo caso di operatore positivo al Coronavirus che ha messo subito in allerta l’azienda facendo scattare, sabato stesso, la chiusura del call center che gestisce il servizio clienti “3” ecco che arriva la seconda notizia che fa tremare i lavoratori. Si tratta di una donna, di circa 40 anni, che da settimane si trovava in malattia. “Ancor prima che si sapesse del collega poi risultato positivo al tampone e ricoverato all’Ospedale di Partinico, la collega ha avvertito i primi sintomi - spiega adesso una collega del call center a PalermoToday -, ovvero febbre e tosse, ma siccome non aveva insufficienza respiratoria ha più volte contattato l’Asp che solamente ieri, in tarda mattinata, ha attivato il 118. Questa mattina la conferma”.

La seconda notizia, arrivata nel giro di 72 ore, che scuote ancora una volta la piccola popolazione fatta da oltre 150 persone dell’edificio a quattro piani di via Ugo La Malfa, ora chiuso. “L’Asp non ha fatto il tampone a nessuno di noi - prosegue -. Il gruppo del collega contagiato sabato è stato posto in isolamento volontario. Ma non è così semplice circoscrivere la vita di un operatore là dentro. Ci si incontra negli spazi comuni, nella saletta mensa o nei bagni. La nostra è una struttura fluida. Solo nell’ultima settimana abbiamo sperimentato la postazione fissa, utilizzata solo da due persone. Ma come facciamo a stabilire che il contagio non sia avvenuto prima? Ci appare strano tra l’altro che siano stati posti 'isolati' solo i colleghi del gruppo anche se assenti e non lo siano stati quelli con cui magari è venuto in contatto”.

I due casi, così, s’intrecciano tra loro - facendo parte dello stesso gruppo di lavoro - e fanno salire il livello di agitazione tra tutti i dipendenti, alcuni dei quali già da ieri in smart working. “Siamo delle mine vaganti. La collega stava male da tanto tempo, da prima ancora del primo caso - prosegue la dipendente -. Lì dentro molti di noi hanno marito o moglie. I casi per adesso sono circoscritti al terzo piano, ma al secondo piano lavorano le mogli di due colleghi del terzo, lì dove ci sono stati i casi. La promiscuità è facile. Stiamo portando il virus a casa, alle nostre famiglie. Abbiamo congiunti immunodepressi. La situazione è diventata grave, pericolosissima”.

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Intanto da Comdata arriva la comunicazione preventiva per l’accesso al Fis, il fondo integrazione salariale stanziato per l'emergenza Covid19. “La Comdata S.p.A., operante nel mercato dei business process outsourcing, erogando, in regime di appalto, servizi di Customer Relationship Management in favore di aziende private ed enti pubblici, con la presente comunicazione informa le spettabili organizzazioni sindacali di trovarsi costretta a richiedere l’intervento del Fondo di integrazione salariale (F.I.S.), mediante l’utilizzo dell’assegno ordinario, per fronteggiare le difficoltà che sono nate dall’emergenza sanitaria cagionata dalla diffusione del virus. Il ricorso all’assegno ordinario quale strumento di sostegno al reddito, congiuntamente all’avvio delle misure di protezione già attive su tutti i siti produttivi e al piano aziendale di remotizzazione delle attività lavorative in corso di esecuzione nei diversi siti, concorrerà all’innalzamento dei livelli di sicurezza della salute di tutti i lavoratori e anche alla essenziale stabilità economico-finanziaria della nostra azienda, che quindi necessita di ridurre almeno parzialmente e, laddove necessario, di sospendere le proprie attività per tutte le finalità legate alla riduzione del rischio derivante dall’esistente emergenza sanitaria”.

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