Quando il virus è uno dei motivi per finire in carcere: il caso dei 4 rapinatori di Terrasini

Tra gli elementi che il gip Marco Gaeta ha valutato per imporre la reclusione in cella agli indagati per il colpo ai danni di Mike Nepa, trovato morto nella sua casa di Terrasini a settembre, ci sono anche i riflessi economici della pandemia di Covid-19: "Un innesco criminoso per cui potrebbero commettere gli stessi reati"

Se per alcuni detenuti la pandemia di Covid-19 è uno dei motivi (mai l’unico finora) per il quale hanno potuto lasciare il carcere e andare ai domiciliari, per altri è proprio il virus ad essere uno degli elementi per farli invece restare chiusi in cella. E’ un po’ paradossale – visto che il sovraffollamento dei penitenziari è ritenuto un fattore di rischio per il contagio – ma è ciò che è successo ai quattro arrestati per la rapina e l’omicidio ai danni di Mike Nepa, l’anziano trovato morto nella sua casa di via Venezia, a Terrasini, lo scorso 9 settembre.

Scarcerazione boss, il virus non spalanca le porte del 41bis

Il gip Marco Gaeta, infatti, nel valutare le esigenze di custodia cautelare per gli indagati – Francesco Lo Piccolo, Donald Cucchiara Di Leo, Dario La Perna e Gaspare Polizzi - ritiene che il pericolo di reiterazione del reato, cioè la possibilità che i quattro commettano altre rapine, abbia “caratteri di concretezza ed attualità” anche perché “le attuali condizioni sociali e la crisi economica, che assieme a quella sanitaria, sta attraversando la Regione siciliana (oltre che l’intero Paese) possono fungere – come si legge nell’ordinanza - da ulteriore e immediato innesco criminoso, sicché si impone la tempestiva adozione di una tutela cautelare”. Che, secondo il giudice – naturalmente anche sulla scorta di altri elementi – non può essere che il carcere. I riflessi economici della pandemia, quindi, diventano un motivo per stare in cella e non per uscirne.

Come nel caso (opposto) della concessione dei domiciliari al boss Francesco Bonura, che tante polemiche ha sollevato, il Coronavirus è solo uno degli aspetti presi in considerazione, non certamente l’unico. Infatti il giudice rimarca che per i quattro accusati della rapina e dell’omicidio “la gravità dei fatti commessi, le efferate modalità di azione, i precedenti penali da cui sono gravati rivelano una spiccata attitudine e proclività alla commissione di delitti contro il patrimonio e contro la vita o l’incolumità personale”. Inoltre, il pericolo di reiterazione dei reati è “concreto ed attuale” anche perché “i delitti  sono stati commessi pochi mesi addietro”, a settembre appunto.

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Delitti che Lo Piccolo, La Perna e Polizzi hanno confessato proprio davanti al gip durante gli interrogatori, mentre Cucchiara Di Leo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Con i loro racconti sono peraltro emersi retroscena terribili: “L’abbiamo visto morire”, avrebbe detto infatti Polizzi riferendosi a Nepa, mentre Lo Piccolo ha spiegato che “dovevamo fare un furto, non dovevamo ammazzare nessuno”. L’anziano, però, affetto da gravi patologie croniche, sarebbe morto proprio per lo spavento determinato dall’aggressione, avvenuta in piena notte.

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