La commissione nazionale antimafia a Corleone, Pietro Grasso fa da Cicerone

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Una delegazione della Commissione nazionale antimafia, guidata dal suo presidente, Nicola Morra, è stata oggi in visita a Corleone. Dopo le audizioni a Palermo che si sono svolte ieri e stamani, il pomeriggio di oggi è stato dedicato agli incontri corleonesi. La prima tappa è stata via Cesare Terranova che, fino ad un anno fa, si chiamava via Scorsone. Oggi qui continua a vivere la vedova del boss Totò Riina, Ninetta Bagarella. Il 17 novembre 2018, le tre commissarie prefettizie che hanno retto il Comune tra il 2016 e il 2018, dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, hanno intitolato la strada al giudice ucciso dalla mafia a Palermo il 26 settembre 1979. Ad attendere Morra e i rappresentanti della Commissione c’era un gruppo di studenti delle due scuole superiori di Corleone, l’Istituto agrario “Di Vincenti” e il liceo “Don Giovanni Colletto”.

Gli allievi hanno letto alcuni brani tratti da testi del giudice Terranova. Tra i presenti anche il prefetto di Palermo Antonella De Miro, Rosanna Mallemi e Giovanna Termini, due delle commissarie prefettizie a Corleone fino a novembre dello scorso anno, assessori, presidente del consiglio comunale e consiglieri di maggioranza e opposizione, il segretario generale del Comune di Corleone, il deputato nazionale Giuseppe Chiazzese, Vincenzo Agostino, padre dell’agente di polizia Antonino ucciso nel 1989. “In questa strada abita la signora Bagarella – ha affermato il sindaco Nicolò Nicolosi -, moglie di un soggetto noto a tutti, Salvatore Riina. E’ stato uno dei peggiori capimafia dell’Italia, uno stragista di cui Corleone si è vergognata e di cui Corleone si è liberata. Le nuove generazioni hanno acquisito il convincimento che la mafia è un disvalore, che la mafia ha bloccato lo sviluppo di Corleone, che per fortuna lo Stato si è riappropriato del controllo del territorio e che esistono dirigenti che guardano avanti. Il 25 novembre 2018, questa città ha detto il suo no per sempre alla mafia. La presenza della Commissione nazionale antimafia oggi ci conforta in un percorso iniziato già con la gestione commissariale e che noi vogliamo continuare attuando tutti gli sforzi possibili”.

“Qualcuno può pensare che essere qui sia una passerella - ha detto il presidente Morra -, ma invece è una sfida. Alcuni corleonesi hanno reso tristemente nota questa comunità. Cosa Nostra e tutte le mafie tolgono dignità a chi non riesce a sconfiggere questa mentalità di sopraffazione, questa mentalità predatoria. Cosa nostra ha impoverito un territorio che era straordinariamente ricco. Culturalmente la Sicilia era un faro nel mondo. Adesso conserva le testimonianze di questa epoca passata, ma l’attende un compito che soprattutto i giovani dovranno portare avanti: il compito di riportare quest’Isola a livelli di considerazione meritevoli. Prendo l’impegno, fin quando presiederò la Commissione e ogni volta che potrò, di passare anche fisicamente da queste parti”. La seconda parte della visita si è svolta all’interno del Cidma, il Centro di documentazione sulle mafie e del movimento antimafia, che custodisce i faldoni del “maxi processo” e una mostra permanente di fotografie di Letizia Battaglia, testimone, con la sua macchina fotografica, degli eventi più sanguinosi e dei delitti più efferati avvenuti in Sicilia. La delegazione della Commissione si è soffermata a lungo nella cosiddetta “stanza dei faldoni”.

Il senatore Pietro Grasso, che fu giudice a latere del processo che portò alla sbarra oltre 400 mafiosi, ha fatto da “cicerone” in particolare sulle trascrizioni delle deposizioni di Tommaso Buscetta a Giovanni Falcone, che, di fatto, hanno dato il via alle indagini sfociate nel “maxi processo”.

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