Sindacati fuori dalla consulta del personale, lo Snals: "Il rettore non lascia spazio al dissenso"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Il Rettore “Rottamatore”, a tutta la comunità universitaria

In tutto il globo, e sin dalle sue origini, l’Università è luogo di nascita, crescita e protezione delle libertà individuali e collettive. Questa libertà è oggi sotto attacco; il pensiero libero, e dunque potenzialmente critico, è pericoloso e quindi soggetto a offensive continue. Le immagini che arrivano dagli atenei come dalle piazze e dalle strade di tutto il pianeta ci mostrano una gioventù e in genere una moltitudine di persone che lotta per opporsi a declini imposti dalle élite al popolo. A Palermo, la nostra Università, non è da meno: il suo più alto rappresentante, il Rettore Fabrizio Micari, ha deciso di condurre la sua personalissima guerra alle voci che dissentono, alle voci che si oppongono democraticamente, non alle sue decisioni, quanto a quelle che potremmo ben definire come imposizioni.

Come definire altrimenti la decisione di escludere i componenti della Rsu e i dirigenti sindacali, come possibili eletti della Consulta del personale Tab e Cel, tra l’altro in palese contrasto con il parere preliminare della commissione preposta del consiglio di amministrazione. Di cosa ha paura il Rettore? Di un organo che non possa controllare? Ci permettiamo di ricordare che nella nostra Costituzione della Repubblica italiana è sancito che l’organizzazione sindacale è libera. Se i padri costituenti hanno deciso di fissare tale principio nella carta costituzionale è perché fosse primario a tutte le norme e immodificabile. D’altronde la volontà di rottamare è evidente. La furia riformatrice (?) si abbatte su tutto a colpi di regolamento, non ultima sulle modalità di elezione del Rettore da parte del personale Tab. Il piano appare ogni giorno più chiaro: eliminare i corpi intermedi repubblicani, che in Italia e nel nostro Ateneo sono le organizzazioni sindacali.

In questo avvelenato clima di caccia alla streghe si assiste pericolosamente alla fine della certezza del diritto a causa dell’agire spregiudicato del vertice politico dell’Ateneo che, forte della sua posizione, non esita a piegare le norme alla propria interpretazione. Prova ne è la sua personalissima applicazione dell’istituto giuridico dell’incompatibilità delle cariche, che viene rigidamente attuato solo per taluni soggetti, evidentemente non graditi, senza però essere minimante ravvisato quando si tratta della propria sfera personale. Non ci sembra infatti che il Rettore, sin dal primo giorno dal suo insediamento (nomina del direttore generale “facente funzioni”), non si sia reso protagonista di acclarate situazioni di incompatibilità e di palesi conflitti di interesse. Il controllo, la dialettica, l’opposizione sono elementi essenziali della democrazia.

Al contrario “rottamare” è verbo che identifica perfettamente una volontà cieca e sorda di eliminare qualsiasi forma di voce libera, ed inoltre, identifica oggi un recente passato sconfessato dalle urne e abbarbicato alle poltrone, che trova nella gestione del potere l’unica vera ragione della propria esistenza. Quest’ottica sprezzante, di occupazione fisica del potere e di sordità alle istanze dei lavoratori trova nel vertice - eletto - dell’Università il suo interprete locale. Il personale è costretto ad assistere attonito a vicende divenute ormai imbarazzanti quali la Peo e, preoccupanti, quali le Pev. Quelle che dovrebbero essere naturali occasioni di crescita del personale, che aspetta per anni le proprie possibilità di progressione, diventano momenti di confusione totale nel migliore dei casi o di precisa volontà sartoriale nel peggiore dei casi.

Sulle progressioni economiche orizzontali in genere lo Snals ha espresso nel tavolo ministeriale la propria contrarietà a favore di normali scatti di anzianità come avviene nel settore Scuola con migliore equità ed efficacia. Sulla questione Peo 2015 abbiamo scritto tanto e invitato, con senso di responsabilità, alla ricerca di soluzioni condivise e a favore di tutto il personale. La risposta è nei fatti, in uno scriteriato atteggiamento della governance di Ateneo di acquisizione di pareri e contro pareri. A tale proposito, a chi ha provato a strumentalizzare le nostre parole sull’avvocatura, chiariamo che ai lavoratori del nostro Ateneo va la nostra stima per la professionalità con la quale hanno risposto alle richieste capricciose dei vertici dell’Ateneo che hanno poi sconfessato il loro lavoro. Il nostro giudizio rimane immutato verso scelte di ruoli apicali e di responsabilità volte a favorire i servi di turno.

Sulle Progressioni Economiche Verticali assistiamo ad una abilità sartoriale tale da fare impallidire i migliori atelier meneghini. Quando in innumerevoli occasioni abbiamo chiesto l’applicazione di questo strumento al nostro Ateneo, abbiamo sempre proposto un modello di selezione organica e complessiva, compresa in un unico bando indirizzato ad ampie platee di lavoratori. La volontà del Rettore “Rottamatore” appare chiara, mettere i lavoratori uno contro l’altro in una guerra per pochi posti, mirati, e aggiudicati con totale discrezione, a partire proprio dalla definizione dei bandi. Gli esclusi, i molti, saranno ammansiti (forse) tra promesse e illusioni. Lo Snals si opporrà sempre alla visione dispotica del potere e sarà sempre un baluardo di democrazia. Mentre il mandato rettorale si avvia alla sua conclusione si ha l’impressione di una precisa volontà di avvelenare i pozzi rimasti, con una prospettiva di fine regno scura e rancorosa, certa di un mesto declivio verso l’indifferenza generale. L’istituzione rimarrà, l’Università sarà ancora qui domani, e auspichiamo che possa tornare a veder la luce dopo i sei anni (salvo complicazioni…!) più neri della sua storia. 

Il coordinatore provinciale, Giovanni Madonia Ferraro

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