Chemio letale per Valeria Lembo, condannati medici e infermieri

Quattro anni e 6 mesi per l'ex primario di Oncologia del Policlinico Sergio Palmeri. Per la collega Laura Di Noto, accusata di falso oltre che di omicidio colposo, 7 anni. Sei anni e mezzo allo specializzando Alberto Bongiovanni e 4 alle infermiere. Assolto lo studente Gioacchino Mancuso

Valeria Lembo, ucciso da una dose "killer" di chemioterapia

La morte di Valeria Lembo è stata causata da un errore medico e da una dose "killer" del farmaco chemioterapico. Il giudice monocratico Claudia Rosini ha condannato a 4 anni e 6 mesi l’ex primario di Oncologia del Policlinico Sergio Palmeri per omicidio colposo e a 7 anni la collega Laura Di Noto, accusata anche di falso, così come lo specializzando Alberto Bongiovanni a cui sono stati dati 6 anni e 6 mesi. Quattro anni alle infermiere professionali Clotilde Guarnacca e Elena D’Emma, accusate anche loro di omicidio colposo. Assolto, invece, lo studente universitario Gioacchino Mancuso.

IL PROCESSO: L'AUDIO CHE INCASTRA IL PRIMARIO

Con la sentenza di primo grado del tribunale è stato riconosciuto l’errore dell’equipe medica che iniettò alla 34enne, con il linfoma di Hodgkin, una dose di farmaco chemioterapico dieci volte superiore a quella necessaria. Dose che purtroppo le risultò fatale. Soddisfazione in aula dove i parenti hanno ascoltato tra le lacrime la sentenza. "Niente potrà restituirci Valeria - ha dichiarato una zia - però abbiamo avuto almeno giustizia, con un giudice che è andato oltre le richieste dei magistrati, dando il massimo della pena".

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La morte della donna risale al 2011 e per questa ragione i familiari presentarono denuncia alle autorità competenti. Alla base un errore contenuto nella cartella clinica: novanta milligrammi di vinblastina invece che nove. "Quando mi hanno chiamato dalla farmacia dell'ospedale per dirmi che avevano solo 70 mg del farmaco - aveva detto nel marzo 2015 la dottoressa Di Noto - sono andata a controllare la cartella clinica, facendo attenzione, come da prassi, sia alla prescrizione del 7 dicembre che a quella precedente: erano uguali, sempre 90 mg. Così dissi che era tutto giusto, non mi vennero dubbi".

Due mesi dopo, a maggio, venne ascoltato l’allora specializzando Bongiovanni, che ha ammesso di essere stato lui a cancellare dalla cartella clinica lo “zero” in più relativo alla prescrizione. “Sapevo che quella dose era impossibile da iniettare a bolo lento e che in tutta la cartella c’era indicato 9 milligrammi. Lo dico perché sono farmaci che si somministrano in una sola dose. Come da conoscenza di base". In aula è stato chiamato anche Palmeri che dichiarò. "Sono un uomo dello Stato e risponderò a tutte le domande. Sono dispiaciuto, esprimo tutto il mio dolore alla famiglia della signora Lembo, ma non mi sento responsabile".

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La sentenza di oggi chiude il primo dei tre gradi di giudizio. Con la condanna il giudice ha inflitto l’interdizione dall'esercizio della professione agli imputati per una durata pari alla condanna. Oltre a ciò ha stabilito una provvisionale immediatamente esecutiva di un milione di euro per il marito Tiziano Fiordilino, 400 mila euro a ciascuno dei genitori di Valeria Lembo e 80 mila euro alla zia Anna Maria D'Amico.

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