Istruttore di fitness morto per un'embolia polmonare, condannati 3 medici dell'Ingrassia

Condannati a 8 mesi per il decesso di Emilio Reforgiato. Nel 2009, cinque giorni prima di morire, era andato in ospedale ed era stato dimesso con la diagnosi di una sindrome influenzale. Assolto un cardiologo

L'ospedale Ingrassia

Condannati tre medici dell’Ingrassia per la morte un istruttore di palestra. Così ha deciso il giudice monocratico Riccardo Corleo stabilendo per Rosanna Giaramidaro, Rosalba Tantillo e Florinda Bascone una pena di 8 mesi ciascuno (pena sospesa) per la morte di Emilio Reforgiato, 28enne deceduto nel 2009 a causa di un’embolia polmonare che non sarebbe stata diagnosticata. Assolto il cardiologo Sebastiano Scalzo.

Il giovane personal trainer è deceduto a novembre di quell’anno, cinque giorni dopo essere andato al pronto soccorso di corso Calatafimi per un forte dolore al torace e alla spalla. In quell’occasione Reforgiato è stato ricoverato per un giorno e mandato a casa con la diagnosi di una sindrome influenzale in cui venivano esclusi anche problemi sotto il profilo cardiaco.

Un mese prima della tragedia Reforgiato si era fratturato il piede sinistro. Circostanza riferita ai medici che si stavano occupando di lui. Il dettaglio, però, non è stato mai trascritto nella sua cartella clinica. Secondo l’accusa l’immobilizzazione dell’arto con l'utilizzo del gesso avrebbe creato un’embolia che si sarebbe manifestata un mese dopo e che si sarebbe potuta contrastare con un’iniezione di eparina.

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Il padre, la madre e il fratello del 28enne istruttore, che si sono costituiti parte civile con il supporto degli avvocati Giovanni Di Benedetto, Roberto e Dario D’Agostino, si sono visti riconoscere dal giudice una provvisionale di ventimila euro ciascuno. 

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