Rifiuti e mazzette, condannati i "re delle discariche" e un funzionario regionale

A 5 anni dagli arresti si conclude il processo di primo grado: 9 anni a Gianfranco Cannova, 6 anni a Domenico Proto, 4 anni ai fratelli Calogero e Nicolò Sodano e all'imprenditore piemontese Giuseppe Antonioli. Centomila euro di provvisionale al comune di Motta Sant'Anastasia

(foto archivio)

Condannati i "re delle discariche" siciliane e il funzionario dell’assessorato regionale Ambiente e territorio Gianfranco Cannova che, come emerso durante le intercettazioni fatte dalla Squadra Mobile, veniva chiamato "jukebox". "A questo qua - diceva uno degli imputati - gli ficchi una monetizza e parla in funzione di quello che gli conviene". I giudici della terza sezione penale hanno inflitto al burocrate palermitano una pena pari a 9 anni, 6 anni al catanese Domenico Proto, 4 anni ai fratelli agrigentini Nicolò e Calogero Sodano e all’imprenditore piemontese Giuseppe Antonioli. Il collegio ha stabilito inoltre, per Proto e Cannova, il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 100 mila euro da versare nelle casse all’amministrazione di Motta Sant’Anastasia (Catania), il Comune in cui sorge la discarica della Oikos spa.

Gli arresti risalgono esattamente a 5 anni fa con l’operazione "Terra mia". Gli investigatori, coordinati dalla Procura, misero gli occhi su un presunto giro di mazzette che sarebbero state elargite dagli imprenditori attivi nel settore dello smaltimento di rifiuti. Tra autorizzazioni, collaudi e il resto delle trafile burocratiche i quattro sarebbero riusciti a ottenere una corsia preferenziale grazie a un vortice di corruzione che avrebbe trasformato il funzionario regionale - secondo quanto ricostruito dai magistrati - in un "consulente tecnico" al soldo dei privati. A fornire un contributo fondamentale per l’avvio delle indagini e per bloccare i faraonici progetti sull’allargamento delle discariche alcuni comitati civici e pochi amministratori pubblici che hanno deciso di opporsi e denunciare quanto stava per accadere per evitare che gli impianti arrivassero a meno di 500 metri dai comuni abitati.

Chiude Bellolampo, rifiuti palermitani a Catania?

Tra intercettazioni ambientali e telefoniche gli agenti della Sezione reati contro la pubblica amministrazione della Squadra Mobile sono riusciti ad accendere i riflettori sugli interessi milionari che ruotano attorno alle discariche, alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti. Così grossi da "giustificare" i soldi che sarebbero stati elargiti dagli imprenditori per superare gli intoppi e coprire le anomalie grazie al contributo di Cannova, Rup per diversi progetti che presiedeva le conferenze di servizio. "Vedi che è arrivato l'altro documento - diceva Cannova - che praticamente parla di nuovo di annullamento del decreto Aia nei confronti di Oikos… ora faccio i fax e glieli faccio arrivare a Veronica (segretaria del Proto, ndr), quindi questa cosa continua, è quella del direttore, pensavo fosse finita e invece continua. Hai capito?".

Arresti rifiuti-2Degno di nota anche il caso in cui Cannova chiamò la segreteria del dirigente generale del Dipartimento acque e rifiuti Vincenzo Emanuele, "spacciandosi" per il Proto (S: Intanto lei è il signor? C: Proto, Domenico Proto. S: Il nome scusi? C: Domenico Proto. S: Domenico. Ha detto Oikos, ho sentito bene? C:Si.), o ancora quando il funzionario, discutendo con l'imprenditore catanese, lo avrebbe rassicurato circa la verifica di alcuni incartamenti che lui stesso avrebbe consegnato per conto del Proto: "I documenti vanno bene, Domani mi faccio spedire da Veronica la firma digitale e presento il tutto". Oltre a viaggi spesati interamente dal Proto, impianti stereo da 10 mila euro e mazzette scambiate in auto, Cannova confidava nel fatto che tutte le attenzioni rivolte ai suoi "amici" sarebbero potute essere ripagate con un posto di lavoro per il figlio.

Grande assente all’appello la Regione che non si costituì parte civile all’avvio del processo in quanto l’Avvocatura dello Stato motivò tale scelta sostenendo che la corruzione "non costituisce allarme sociale" e che il danno erariale fosse esiguo. Non sarebbe così per i giudici della terza sezione penale che hanno chiesto la confisca, come profitto o prezzo del reato, di 207 mila euro a Cannova, 85 mila euro a Proto, 100 mila ai Sondano e 12 mila ad Antonioli. Il fenomeno, che trova fondamento nelle emergenze rifiuti (con tanto di procedure di infrazione per la gestione del ciclo e sul mancato raggiungimento degli obiettivi sulla raccolta differenziata) sembrerebbe però essere molto più esteso. E allarmante, trattandosi di materie delicate come i rifiuti che, a cascata, potrebbe avere conseguenze nefaste sull’inquinamento di aria, acqua e terra.

Tanto che l’ex governatore Rosario Crocetta sarebbe al centro di un’altra inchiesta, insieme a Cannova e altri, condotta dalla Procura di Catania. Proprio l’ex presidente avrebbe firmato nel 2016 le autorizzazioni per gli impianti di Melilli (Siracusa) e sull’ampliamento dell’impianto gestito dalla Oikos fra Motta Sant’Anastasia (Tiritì) e Misterbianco (Valanghe d’Inverno). Sotto processo, sempre a Catania, anche un tecnico dell’Arpa che avrebbe effettuato un sopralluogo nella discarica gestita da Proto, all’epoca temporaneamente in stato di “fermo impianto”, redigendo regolarmente un verbale che però non sarebbe poi stato inoltrato a nessuno, come invece prevede la normativa. Tecnico che poi si sarebbe incontrato privatamente proprio con l’imprenditore catanese.

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