Intascavano i soldi delle bollette, dipendenti Amap condannati a 5 anni

Questa la decisione del gup Guglielmo per Carlo Fasetti e Carmelo Di Bella, al centro di un processo per falso e peculato. Sono riusciti a rubare 910 mila euro rilasciando false quietanze agli utenti. A segnalare le anomalie furono alcuni dipendenti della municipalizzata

I due arrestati e adesso condannati a 5 anni

Condannati a cinque anni per avere intascato i soldi delle bollette dell’acqua rilasciando false quietanze agli utenti. Il gup Guglielmo Nicastro ha inflitto la pena per falso e peculato a Carlo Fasetti e Carmelo Di Bella, rispettivamente dirigente e impiegato dell’Amap. I due finirono, ad ottobre 2014, nel mirino dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria e furono arrestati nell’ambito dell’operazione definita “Acqua in bocca”.

Il procuratore aggiunto di palermo Leonardo Agueci, commentando gli arresti e sulla scorta delle informazioni inserite nel fascicolo, aveva fatto una stima di quanto incassato dai due con la loro truffa: “Sono riusciti ad operare nell'arco di 5 anni  introducendosi nel sistema informatico e riuscendo ad accaparrarsi 910 mila euro. Ancora una volta viene fuori la fragilità dei sistemi informatici che gestiscono i pagamenti delle bollette. Sono stati alcuni dipendenti a segnalare alcune anomalie. Cogliamo questo segnale positivo".

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Il processo è stato celebrato con il rito abbreviato, con l’accusa rappresentata dai pm Gianluca De Leo e Daniela Varone. La Finanza, nel corso delle indagini, aveva eseguito un meticoloso e accurato controllo dell’attività contabile dell’azienda dal 2009 al 2013, portando immediatamente alla luce gravi incongruenze tra gli importi delle bollette emesse per il consumo di acqua ed il denaro effettivamente incassato. Infatti, a fronte di circa un migliaio di fatture, regolarmente emesse nel periodo in esame, per un ammontare complessivo di quasi un milione di euro, l’Amap non aveva incassato neanche un centesimo.

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