"Concessione illegittima a un B&B", condannato il capo di gabinetto del sindaco

E' la pena inflitta in primo grado a Sergio Pollicita, che potrebbe presto dimettersi. L'accusa è abuso d'ufficio: sua la determina con la quale è stata concessa a un privato un'area pubblica in piazza Kalsa. Il M5S chiede la testa del dirigente

Il b&b oggetto del contendere

Condannato ad un anno per abuso d’ufficio. E' la pena inflitta in primo grado al capo di gabinetto del Comune, Sergio Pollicita, che sarebbe pronto a dimettersi. La vicenda risale al 2014, quando Pollicita era capo area del settore Valorizzazione risorse patrimoniali. Nel mirino dei giudici è finita una determina dirigenziale con la era stato concesso ad un privato un’area pari a 68 metri quadrati in piazza Kalsa senza la necessaria autorizzazione della Soprintendenza ai Beni culturali e senza il parere obbligatorio del settore Centro storico. Pollicita avrebbe sottoscritto per conto del Comune appena una settimana dopo il relativo contratto di concessione.

Ad avanzare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del dirigente, difeso dall’avvocato Giovanni Rizzuti, era stato il sostituto procuratore Luca Battinieri che aveva ravvisato la violazione del dovere di imparzialità e buon andamento come previsto dall’articolo 97 della Costituzione, di altre prescrizioni contenute nel decreto legislativo 42/2004 (noto anche come il Codice dei beni culturali e del paesaggio) e  nel Regolamento comunale sulla gestione dei beni immobili di proprietà comunale adottato nel 2008. Così facendo, sostiene l’accusa, Pollicita avrebbe “procurato intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale” a Rosalia Lo Bianco, proprietaria di un immobile al Foro Italico e trasformato nel “B&B Cleopatra”.

Dopo gli accertamenti richiesti dal pm sono state accertate alcune anomalie relative alla realizzazione di lavori sprovvisti di atti autorizzativi, come l’installazione di un gazebo in ferro o l’occupazione di un’area trasformata in giardino che - secondo quanto segnalato all’amministrazione dall’architetto Paolo Porretto, ex dirigente a tempo determinato del Comune - era di proprietà pubblica. Nel corso del procedimento sono stati ascoltati anche gli architetti Silvana Lo Giudice e Valeria Brunazzi, entrambe della Soprintendenza, che hanno dichiarato che l’immobile del Foro Italico va considerato bene di prominente interesse pubblico con valenza storica e artistica e che, ricadendo in centro storico, è garantito da ulteriori tutele.

Già a seguito dei primi carteggi, prima che la vicenda sfociasse nel processo, il settore Città storica del Comune aveva invitato nel 2012 la signora Lo Bianco a demolire un muretto con tanto di recinzione e ripristinare i luoghi entro 30 giorni. Quasi otto mesi dopo gli stessi uffici, non ottenendo risultati, hanno emesso un’ordinanza di demolizione - da eseguire entro 90 giorni - delle opere realizzate nell’area inglobata dalla proprietaria dell’immobile. Ma sembrerebbe ad oggi che tale demolizione non sia ancora stata eseguita. Appresa la notizia i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle hanno chiesto “l’immediata sostituzione del capo gabinetto del Comune di Palermo in applicazione del decreto legislativo in tema di incarichi pubblici”.

"Tale richiesta - è scritto nella nota diramata dai pentastellati - è dettata anche da evidenti responsabilità che il dottore Pollicita ha avuto in questi anni, con riferimento alla gestione dei processi di pseudo-stabilizzazione del personale comunale, delle procedure di selezione dei dirigenti a tempo determinato e dei rapporti con le società partecipate. In particolare nel corso della sua dirigenza a capo del settore delle Partecipate, il fenomeno del disallineamento dei crediti con le società è passato da 7 milioni a oltre 42 milioni di euro. In questo processo, inoltre, risulterebbe non costituito parte civile il Comune di Palermo. Ciò è incomprensibile e inaccettabile visto che lo stesso Comune è costituito in diversi procedimenti contro altri importanti dirigenti della nostra città”.

La condanna in primo grado è arrivata anche sulla scrivania del sindaco Leoluca Orlando che ha disposto, in applicazione della legge, la “messa a disposizione” dello stesso dirigente, quindi senza incarichi di tipo amministrativo. “Una volta acquisite le informazioni sul dispositivo - ha fatto sapere Palazzo delle Aquile - il sindaco chiederà all'Autorità nazionale anticorruzione quali ulteriori passaggi l'amministrazione possa e debba compiere in aderenza al contratto collettivo e al dispositivo della stessa sentenza. Il Comune di Palermo aveva presentato la costituzione di parte civile nel procedimento che era stata però respinta dal Tribunale”. Dopo la condanna, seppur in primo grado, Pollicita potrebbe dimettersi da capo del gabinetto. Una bella gatta da pelare per l'amministrazione Orlando, che dovrà adesso individuare un sostituto. Di quest'avviso anche il consigliere di Forza Italia Giulio Tantillo che descrive Pollicita come uno dei migliori e preparati dirigenti del Comune: "La situazione aggrava la fragile struttura dirigenziale, nell'aria vi è molta incertezza e sfiducia. Il sindaco ricompatti la macchina amministrativa, forse è tempo di nominare un direttore generale".

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La replica della difesa

"Attenderemo le motivazioni del giudice - spiega a PalermoToday l'avvocato Giovanni Rizzuti che difende il dirigente - perchè crediamo di aver dimostrato la correttezza dell'operato del mio assistito, che ha firmato quell'atto a meno di un mese dall'incarico affidatogli ad interim. Su quell'area, ma per altre ragioni, il Cga ha espresso dubbi sulla reale sussistenza di vincoli tanto da annullare un ordine di demolizione che era stato notificato alla signora Lo Bianco. Riteniamo al massimo, laddove ci fosse un vincolo, che possa essere stato un errore ma non l'intenzionalità di favorire qualcuno".

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