Uccise il nipote a colpi di pistola dopo la lite per un post su Facebook, condannato

Il gup del tribunale di Palermo ha inflitto una pena di 18 anni ad Alfonso Vela, accusato dell'omicidio del 29enne Dino Salvato avvenuto a maggio 2018. Due anni e 8 mesi al genero dell'omicida per aver nascosto l'arma poi ritrovata a Ficarazzi

Alfonso Vela il giorno dell'arresto

Diciotto anni di carcere per avere ucciso il nipote a colpi di pistola a maggio dello scorso anno. Il giudice per l’udienza preliminare Maria Cristina Sala ha condannato in primo grado Alfonso Vela (45 anni) per l’omicidio del nipote Dino Salvato (morto a 29) maturato dopo una lite in fondo Picone, non lontano da via Decollati e la “Missione Speranza e Carità” di Biagio Conte. Stabilita anche una provvisionale da 90 mila euro, riporta LiveSicilia, per i figli e la moglie che si sono costituiti parte civile.

La mattina del delitto la vittima aveva postato sui social un articolo in cui si faceva riferimento fra le altre cose al sequestro del mezzo utilizzato da Vela per trasportare rottami. Entrambi infatti raccoglievano il ferro vecchio per rivenderlo e proprio in quei giorni avevano avuto discussioni per futili motivi. Vela si sarebbe convinto che il nipote avesse fatto la “spia” decidendo quindi di affrontarlo. Dopo parole grosse e insulti l’uomo avrebbe impugnato la pistola e avrebbe aperto il fuoco.

"Ucciso dallo zio per un post su Facebook" | VIDEO

Diversi i colpi di pistola che raggiunsero all’avambraccio, allo sterno e al braccio Salvato, il quale si trovava insieme a un altro familiare. Poi il tempestivo intervento di una volante della polizia che ha evitato che i presenti inquinassero la scena del crimine. Pare infatti che l’auto sulla quale si trovava la vittima sarebbe stata spostata per dissimulare l'agguato e far credere agli inquirenti che il mezzo fosse parcheggiato regolarmente.

Condannato a 2 anni e 8 mesi anche Emanuele Marino, genero di Vela, imputato per favoreggiamento. Sarebbe stato lui a nascondere l’arma utilizzata dall’omicida e successivamente ritrovata dalle parti di Ficarazzi grazie alle indicazioni fornite dal reo confesso, che aveva tentato di rendersi irreperibile prima di convincersi a costituirsi e ad assumersi le responsabilità di quell’uccisione.

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