Il giorno di Libero Grassi, i commercianti bengalesi vittime di pizzo: "Un esempio per noi"

Venticinque anni dopo si ricorda l'imprenditore ucciso dalla mafia per essersi opposto al racket delle estorsioni. La figlia: "Arrabbiata coi palermitani, poca partecipazione". Intitolato giardino di Mondello alla moglie Pina Maisano

La commemorazione di Libero Grassi in via Alfieri

Venticinque anni fa l’uccisione di Libero Grassi, "colpevole" di non essersi piegato al pizzo e di aver rispedito al mittente le minacce attraverso le pagine dei giornali. Oggi la sua commemorazione, la prima senza Pina Maisano Grassi. Tra i presenti i commercianti bengalesi che il maggio scorso si sono ribellati ai nuovi boss del racket. "Libero per noi è un esempio di vita. Ci siamo opposti così come aveva fatto lui”. Alla manifestazione anche il presidente del Senato Pietro Grasso: "Parte di questa città non si è ancora liberata da questa vergogna che prende il nome di ‘pizzo’, dal ricatto del racket, ma negli anni è stata fatta tanta strada e noi speriamo di potere continuare così. L’Italia ha bisogno di figure come la sua".

Alle 7.45, proprio nella stessa via Alfieri dove l’imprenditore venne ucciso il 29 agosto 1991, il ricordo di Libero Grassi, di fronte ai figli Davide e Alice, dispiaciuti per la scarsa partecipazione da parte dei cittadini. "Sono arrabbiata con i palermitani, e da tanti anni. Mi fa piacere incontrare gli stessi amici di mio padre, ma vorrei vedere anche altre facce. Mi piacerebbe che ci fosse più coinvolgimento". Allo stesso modo, però, si è detta contenta per la presenza dei commercianti bengalesi che, con la loro coraggiosa denuncia, hanno onorato la memoria del padre ucciso dalla mafia.

Una presenza che ha inorgoglito anche il primo cittadino Leoluca Orlando: "Diventa una testimonianza più chiara di mille parole l'esempio di decine di imprenditori che denunciano il pizzo e si oppongono al controllo mafioso dell'economia. Tra questi, numerosi commercianti palermitani-bengalesi al cui fianco è stata costantemente e lo sarà ancora l'Amministrazione comunale. E' la conferma - ha proseguito - del cambiamento possibile di questa città rispetto ai terribili anni nei quali la mafia governava Palermo, lasciando nell'isolamento quanti, nel palazzo di giustizia, nella curia, nei palazzi della politica e dello Stato e nel mondo dell'imprenditoria, tentavano di contrastare l'egemonia politico-affaristico-mafiosa".

Alla commemorazione di questa mattina, e alla pedalata di ieri per Libero Grassi partita alle ore 10 da Porta Felice, si aggiunge l’intitolazione del giardino di piazza Caboto a Mondello a alla moglie Pina Maisano. Gli appuntamenti di oggi, però, non finiscono qui. Alle ore 21 sarà proiettato nell’atrio della Biblioteca comunale di Casa Professa la docufiction "Io sono libero", con la regia di Francesco Miccichè e Giovanni Filippetto, che contemporaneamente sarà mandato in onda su Rai Uno. La fiction ripercorre gli ultimi otto mesi di vita dell’imprenditore, dalla denuncia sulle pagine del Giornale di Sicilia con quell’incipit diventato ormai famoso ("Caro estorsore…") e fino al giorno della sua uccisione. In seconda serata, durante il programma di Canale 5 "Top secret", ci sarà spazio per il documentario "Libero nel nome", realizzato sei anni fa da Pietro Durante.

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