Luci spente e silenzio: cala il sipario sul teatro Ditirammu

Impossibile sostenere i costi degli spettacoli, i fratelli Parrinello gettano la spugna: "Siamo arrivati al limite e con grande tristezza lasciamo pubblico, allievi e dipendenti a casa"

Luci spente e silenzio. A mezzanotte è calato il sipario sulla piccola saletta del teatro Ditirammu, nel cuore dell'antico quartiere della Kalsa, che con i suoi 52 posti, era uno tra i teatri più piccoli in Italia e l'unico del genere in Sicilia. Era nato ufficialmente nel 1995 ma con il tempo il "teatrino" è diventato una casa dei ricordi, fatta di riti e spettacoli. Una storia di famiglia da qualche generazione fa a oggi creata dalla voce di Elisa e Giovanni Parrinello, che adesso non c'è più. Impossibile sostenere i costi degli spettacoli. 

"Abbiamo bisogno di capire se ci sono i presupposti per tenere aperto il 'tempio' - dicono i fratelli Parrinello - oppure farsi una nuova vita, magari in una nuova città. Al momento ci sentiamo di esternare il nostro malcontento dicendovi che siamo arrivati al limite, e con grande tristezza lasciamo pubblico, allievi e dipendenti a casa''. Se ne va così un pezzo della storia di Palermo. Quella di un teatro simbolo della città. Un luogo dove tutto profuma di storia, permeato da un’atmosfera raccolta e familiare.

''Non riusciamo - aggiungono - a sostenere i costi del Teatro. Non è una guerra alla pubblica amministrazione, alla quale tuttavia chiediamo coerenza rispetto alle tante e univoche espressioni di stima e riconoscimento dell'alto valore del Ditirammu, per la città e la cultura siciliana. Spetta alla pubblica amministrazione trovare i modi per trasformare questo apprezzamento in sostegno e decisioni concrete che mettano in condizioni di vivere questo 'Canto Museo Teatrale'". Vito Parrinello, che proponeva anche spettacoli all'aperto e in strada muovendosi con la sua "lapa", aveva ripreso con la moglie Rosa Mistretta cantante folk un'avventura cominciata quasi un secolo fa. Nel 1995, al culmine di un "viaggio" di ricerca e riproposizione, marito e moglie avevano fondato la Compagnia di canto e memorie popolari Ditirammu, versione siciliana del ditirambo, antichissima tecnica recitativa di origine greca che inneggia a Bacco e al vino. Il gruppo ha trovato posto in un antico palazzo di via Torremuzza. Lo hanno tenuto in piedi le espressioni artistiche dei figli di Vito Parrinello, Elisa e Giovanni, e il rapporto con gli interpreti della cultura popolare siciliana come Luigi Maria Burruano, Paride Benassai, Giorgio Li Bassi. Con la morte tre mesi fa di Vito Parrinello, che faceva lunghe anticamere per trovare un sostegno pubblico mai arrivato, la gestione del teatro è diventata difficile. L'attività artistica è stata mantenuta con le risorse di famiglia, ma già negli mesi di vita, ricordano i figli, Parrinello "era stanco".

"La libertà e le aspirazioni artistiche dei suoi figli - dicono i Parrinello - sono sempre state più importanti di un luogo fisico, anche se si parla del fiore all'occhiello di famiglia. Troppo stanco, troppa politica, anticamera e cose che con l'arte e il sentimento non c'entrano proprio nulla. Dalla mezzanotte - chiudono - si sono spente le luci al Ditirammu. Nelle prossime settimane comunicheremo, attraverso una conferenza stampa, quali saranno le sorti del Ditirammu e della “Palermo Capitale dei Giovani”. Chissà se i giovani restano oppure se ne vanno". 

“Il nostro impegno è massimo – dicono il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alla Cultura Andrea Cusumano  - per onorare al meglio la memoria di quel grande artista che è stato il suo fondatore, Vito Parrinello e per permettere, al contempo, che il Teatro Ditirammu prosegua la sua attività di veicolo e promozione della cultura e delle tradizioni popolari siciliane”.

"Orlando e Cusumano - si legge in una nota del Comune - hanno incontrato nelle ultime settimane i responsabili del teatro, con i quali hanno concordato un percorso che porti alla disponibilità di alcuni spazi presso i Cantieri Culturali alla Zisa, nei quali possa proseguire l’importante attività culturale svolta dal Teatro che, già in passato, ha svolto alcune delle proprie iniziative con il supporto dell'amministrazione comunale".

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Commenti (2)

  • Un'altra pagina triste che interessa la città...

  • La notizia dispiace, ancora un pezzetto di folklore e cultura nostrana che va perduta. Certo la pubbica amministrazione avra' le sue responsabilita' in merito alla vicenda, ma la dove sia possibile, i gestori dovrebbero in qualche modo a procacciare finanziamenti e sponsor con un'attitudine dell tutto gestionale e imprenditoriale, magari affiancandosi a gente professionista del settore, procacciare finanziamenti alla cultura scrivendo progetti. Molto piu facile a dirsi che a farsi ma tuttavia concreto. Perche' del resto se stai nella speranza solo della pubblica amministrazione...beh....si sa'.....li devi parlare politichese...altrimenti non vai lontano.

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