Primo maggio, lettera a Renzi: "Noi giovani senza lavoro saremo poveri per sempre..."

Una busta verde, una lettera indirizzata al presidente del Consiglio, nel giorno della Festa delle lavoratrici e dei lavoratori

Una busta verde, una lettera indirizzata al presidente del Consiglio per riflettere su cosa oggi è il lavoro per i giovani. Nel giorno della Festa delle lavoratrici e dei lavoratori, pubblichiamo la missiva destinata a Renzi, dal dipartimento delle Politiche Giovanili della Cgil Sicilia, arrivata alla nostra redazione da Andrea Gattuso.

Ecco il testo completo della lettera:

Caro Presidente del Consiglio,
Sono un giovane siciliano e oggi insieme a tanti miei coetanei, alle lavoratrici e ai lavoratori, sono in Piazza a festeggiare il Primo Maggio. 
La giornata di oggi è una festa importante perché ricorda a tutti noi il valore del Lavoro, sul quale, come è scritto nella nostra Costituzione, è fondata la Repubblica Italiana. La festa del Primo Maggio ci ricorda le lotte che hanno fatto i nostri padri e i nostri nonni per rendere migliori le condizioni di lavoro, per conquistare diritti e tutele.

 

Oggi per me e per la mia generazione il lavoro sembra qualcosa di diverso, di distante. Vedo tanti amici che finito il periodo di studi cercano per anni un posto di lavoro coerente con quello che hanno studiato e moltissimi sono costretti a lasciare la Sicilia e l’Italia per trovarlo. Sono molti quelli che dopo tante ricerche l’unica cosa che hanno trovato è un tirocinio con Garanzia Giovani che spesso è risultato lavoro vero e proprio mascherato e sottopagato (per chi ha avuto la fortuna di ricevere i pagamenti!), finiti i 6 mesi tutto finito… Spesso lavoriamo nei call center, nei centri commerciali, nei ristoranti ma non vogliono assumerci: a fine giornata ci danno 10 euro e due voucher, per 8 o più ore di lavoro…
 

In questi giorni abbiamo appreso dalla televisione e da internet che andremo in pensione a 75 anni e abbiamo aperto delle buste arancioni in cui leggiamo che i contributi che abbiamo versato sono pochi e le nostre pensioni saranno bassissime. In pratica ci dite che siamo poveri oggi e lo saremo anche da vecchi perché il lavoro in Italia è poco e quando lavoriamo siamo discontinui, sottopagati, precari. 
Tutto questo ci preoccupa ma a 20 o a 30 anni non ci svegliamo la mattina pensando a che età andremo in pensione ma il nostro pensiero fisso è un altro: quando cominceremo a Lavorare davvero?

 

Rivolgiamo a chi governa questa domanda e aspettiamo e pretendiamo una risposta. Non dirci che la risposta è il Jobs Act o Garanzia Giovani perché ad oggi di lavoro non ne abbiamo trovato e al massimo andiamo avanti a tirocini e voucher, a volte lavoriamo anche gratis. 
 

Per noi lavoro significa ancora futuro, significa autonomia dai genitori, indipendenza economica, poter immaginare di creare una famiglia, affermazione personale e nella società, significa dignità. Invece di sentirci dire che andremo in pensione a settanta o ad ottanta anni vogliamo sapere quando cominceremo a lavorare. A 35? A 40 o 45 anni? Quanto ancora dovremo aspettare? In attesa di ricevere a casa anche una busta di colore verde, quello della speranza, che ci comunicherà la data di quando, finalmente, potremo cominciare a lavorare veramente e quindi a costruire il nostro futuro,
I più cordiali saluti.

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