Caso Arata, il "re" dell'eolico si confida con i pm: due nuovi arresti per corruzione

Blitz della Dia all'alba, in manette l'ex funzionario regionale Giacomo Causarano e l'imprenditore milanese Antonello Barbieri. Il primo avrebbe agevolato il via libera per due impianti di biometano in cambio di una mazzetta da 500 mila euro, di cui 100 mila già consegnati

Due nuovi arresti all’alba per il caso Arata. Gli agenti della Direzione investigativa antimafia di Trapani hanno eseguito due ordinanze cautelari che hanno portato ai domiciliari l’ex funzionario della Regione Giacomo Causarano e l’imprenditore milanese Antonello Barbieri. Il primo è accusato di corruzione mentre per il secondo le accuse sono di intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione. Fondamentali le dichiarazioni rese dall’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri da due settimane in carcere.

Il “re” dell’eolico  ha iniziato a collaborare con la Procura, fornendo dettagli che incastrerebbero Causarano e Barbieri. Secondo quanto emerso dall'indagine Causarano sarebbe stato il tramite tra il dirigente dell'assessorato regionale all'Energia Alberto Tinnirello, già ai domiciliari, e la coppia Arata-Nicastri. Si sarebbe occupato di agevolare il via libera per due impianti di biometano a Francofonte (Siracusa) e Calatafimi (Trapani) in cambio di una mazzetta da 500 mila euro, di cui 100 mila già consegnati. Il resto doveva essere versato alla firma dell'autorizzazione.

L'imprenditore Antonello Barbieri invece è accusato di intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione. Socio di Vito Nicastri fino al 2015, avrebbe poi venduto le sue quote ad Arata per 300 mila euro. Ad aprile erano scattate le perquisizioni ed erano stati emessi gli avvisi di garanzia: i primi a finire in manette sono stati Paolo Arata, ex consulente per l’Energia della Lega ed ex deputato di Forza Italia, Francesco Arata (figlio di Paolo), Vito Nicastri (già detenuto per altre vicende ndr) e il figlio Manlio. 

Ai domiciliari Alberto Tinnirello, in passato in servizio all’assessorato regionale all’Energia e adesso a capo de Genio Civile di Palermo. Arata è accusato di “intestazione fittizia, con l’aggravante di mafia, corruzione e autoriciclaggio” dalla procura di Palermo e dalla Dia di Trapani. Nel mirino i suoi affari con il “re” dell’eolico ritenuto vicino al latitante Matteo Messina Denaro. Tinnirello risponde di corruzione.

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Determinanti per le indagini le intercettazioni. “Questi qua sono stati tutti pagati”, diceva Arata al figlio Francesco mentre stava per entrare negli uffici dell'assesorato regionale all'Energia. “Quanto gli abbiamo dato a Tinnarelli?”, sussurrava a proposito del dirigente che si occupava delle autorizzazioni per i parchi eolici, Alberto Tinnirello.  Non solo. Arata parla di un altro funzionario oggi indagato, Giacomo Causarano, che presta servizio al Territorio e Ambiente. Non sapendo di essere ascoltato diceva: "Quello è un corrotto".

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Oltre agli arresti è scattato anche il sequestro di alcune società che gestiscono impianti eolici. Parallelamente, inoltre, prosegue il filone di inchiesta della Procura di Roma che vede indagati Arata e l'ormai sottosegretario Armando Siri. L'indagine era stata avviata a Palermo ma poi trasferita, per la parte riguardante il politico, ai colleghi della Capitale. Secondo la Dda Siri sarebbe il destinatario di una tangente da 30 mila euro in cambio di un emendamento nell'ambito di un affare sull'eolico insieme con l'imprenditore Vito Nicastri.

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