Capodanno 2014, il processo dopo il brindisi: rinvio a giudizio per 4

Coda giudiziaria per l'evento che portò Max Gazzè in piazza al Politeama. Nei guai tre impiegati comunali e il titolare di Levana, la società che si aggiudicò la gara

Max Gazzè al Politeama

Dalla festa al Politeama al processo in tribunale. E' lo strano percorso del party di Capodanno 2014, quando in piazza si esibì Max Gazzè. A distanza di oltre due anni il gup ha rinviato a giudizio tre funzionari del Comune e il titolare della società vincitrice della gara. I primi per abuso d'ufficio in concorso, l'altro invece per falso. L'inchiesta della sezione di polizia giudiziaria del Tribunale parte dall'esposto presentato dal titolare dalla Terzo Millennio, una delle società escluse dal bando del Comune. A vincere la gara era stata l'associazione Levana, con una spesa di 128 mila euro.

Nei guai sono finiti Manfredi Lombardo, titolare della Levana, e i tre funzionari, Francesca Ciancimino, Ferdinando Ania e e Salvatore Tallarita, che componevano la commissione che selezionò l'impresa che organizzò i festeggiamenti di Capodanno per conto del Comune. La Terzo Millennio ha fatto ricorso al Tar dopo che il Comune ha negato in parte l'accesso agli atti della gara negoziata. La società vincitrice, al momento di partecipare al bando, non sarebbe stata in possesso del Durc, il documento unico di regolarità contributiva, perché non in regola con i versamenti contributivi per un dipendente. Situazione che sarebbe stata sanata solo in un secondo momento.

Già all’epoca dei fatti l’Amministrazione “aveva sollecitato l’avvio di un’ispezione interna”. Anche loro, come dalla Procura, volevano vederci chiaro sull’organizzazione dell’evento che portò sul palco del Politeama il cantante romano Max Gazzè con una spesa complessiva di 128 mila euro, contro i 137 mila di Vinicio Capossela che si sarebbe esibito se si fosse aggiudicato l'organizzazione la Terzo Millennio. Per gli inquirenti, però, il risparmio sarebbe stato solo sulla carta nel "pacchetto Gazzè" si sarebbero dovuti poi aggiungere i diritti Siae.

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Ma Manfredi Lombardo non ci sta. "Sarà una verifica dibattimentale molto breve - spiegano gli avvocati Nino Caleca, Andrea Crescimanno e Roberto Mangano -. Dai documenti già in possesso della procura e dagli altri che integreremo, emerge in maniera palese che in simili fattispecie di servizi non è prevista alcuna figura di Durc al momento della presentazione di progetti artistici o comunque infungibili. È la stessa norma che non prevede l'obbligatorietà del Durc al momento della presentazione – continuano gli avvocati -  oltre all'avviso pubblico. E questo esclude di per sé qualunque responsabilità di Manfredi Lombardo".

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