Campo rom sgomberato dopo 29 anni, Orlando: "Ho pregato con loro nella moschea"

Otto famiglie ospitate in albergo, in attesa di affittare una casa o aggregarsi a parenti che vivono fuori Palermo. Le altre hanno trovato una sistemazione. Mattina: "Dopo i fatti di Roma ero preoccupato e invece nessun problema". Il sindaco: "Forze dell'ordine applaudite"

Orlando presente stamani al campo rom

Al campo rom non c'è più nessuno. Dopo 29 anni è arrivato lo sgombero dell'area che si trova alla Favorita. Un percorso avviato a luglio dello scorso anno con il sequestro disposto dal gip Walter Turturici per garantire "la tutela dell'incolumità pubblica" e la successiva ordinanza di graduale dismissione del campo rom firmata dal sindaco Leoluca Orlando. Oggi gli ultimi 13 nuclei familiari hanno lasciato le baracche ancora in piedi: otto sono stati ospitati provvisoriamente in varie strutture alberghiere della città, cinque hanno trovato una sistemazione definitiva. Subito dopo il sequestro dell'area erano 24 le famiglie censite, per un totale di 110 persone.

Orlando: "Chi viveva qui era invisibile" | Video

In questi mesi, i rom che vivevano alla Favorita hanno seguito dei progetti individuali finalizzati all'inclusione sociale ed hanno trovato pure un tetto: chi definitivamente in alloggi assegnati in base alla graduatoria abitativa d'emergenza, chi in strutture religiose, chi in case prese in affitto, chi ricongiungendosi a familiari residenti in Italia o all'esterno. Solo otto famiglie hanno una sistemazione provvisoria: per 26 giorni rimarranno in albergo, in attesa di prendere in affitto una casa o aggregarsi a parenti che vivono fuori Palermo.

Ruspe in azione al campo rom della Favorita

Per liberare definitivamente la zona occupata abusivamente dai rom fin dal 1990 - con il beneplacito delle amministrazioni comunali che si sono succedute in ventinove anni - è stato decisivo l'intervento della magistratura, che negli ultimi giorni ha imposto un'ulteriore accelerazione al cronoprogramma stabilito da una delibera di Giunta approvata lo scorso dicembre in cui veniva fisato al 12 maggio il termine ultimo per lo sgombero. Si volta pagina. Le masserizie verranno momentaneamente stoccate in magazzini del Comune e, nei prossimi giorni, le baracche verranno definitivamente smantellate. Niente più vita malsana tra cumuli di rifiuti, amianto e fogne a cielo aperto. Dopo la "fuoriuscita condivisa", uomini e donne proveranno ad inserirsi nel mercato del lavoro; mentre i bambini continueranno ad andare a scuola. Oggi, su loro richiesta, ad accompagnarli sono state le forze dell'ordine. Dalla prossima settimana il Comune attiverà un servizio di scuolabus.

Il sindaco Leoluca Orlando e l'assessore alle Attività sociali Giuseppe Mattina, l'uomo "chiave" di un'operazione che si è svolta senza tensioni sociali, rivendicano il risultato raggiunto. "Ho salutato e ringraziato tutti i rom - dice il sindaco - che in maniera volontaria hanno lasciato le ultime baracche. Mi sono pure fermato a pregare con loro nella moschea. Tutti hanno collaborato con le forze dell'ordine, che sono state persino applaudite. Siamo di fronte alla conferma della diversità di Palermo rispetto ad altre realtà del Paese dove si è assistito a scene non dignitose dei diritti delle persone". Sulla stessa scia l'assessore Mattina, che aggiunge: "Dopo i fatti di Roma ero preoccupato, non dormivo la notte... Invece è andato tutto liscio. Da nove mesi lavoriamo per la dismissione del campo e il Comune si è fatto carico di percorsi individuali per ogni famiglia. E' stato un lavoro di squadra, con la magistratura, le forze dell'ordine e gli assistenti sociali. Nessuno è stato lasciato per strada".

orlando mattina-3

Non è stato facile. Innanzitutto perché la maggior parte dei Rom che abitavano nel campo della Favorita non avevano i documenti i regola: c'era chi aveva il permesso di soggiorno scaduto e chi, pur essendo palermitano, non aveva mai chiesto la residenza. Per dirla con le parole di Orlando "queste persone avevano i diritti ma non li esercitavano". Da "invisibili" sono diventati "visibili" ed è cominciato un iter che oggi è arrivato ad un punto di svolta. Tutta l'operazione ha avuto un costo anche in termini di denaro: "Finora - afferma Mattina - abbiamo speso 70 mila euro. Se non avessimo dovuto pagare gli alberghi ne avremmo spesi di meno. Abbiamo un budget massimo di 180 mila euro". Per l'inclusione sociale, lavorativa e la scolarizzazione verranno usati i fondi del Pon Metro: 900 mila euro sono destinati a Rom, sinti e camminanti; 42 milioni a progetti (già iniziati a livello sperimentale) che riguardano tutti i palermitani.

Sinistra Comune: "Sgombero non interrompa percorso intrapreso”

Resta il fatto che per oltre 28 anni il campo rom è stata una zona franca della città. E le istituzioni - a tutti i livelli - non hanno avuto la stessa sensibilità mostrata dopo il sequestro disposto dalla magistratura. Perché? "C'è un tempo per ogni cosa - risponde Orlando - oggi Palermo ha una maturità che altre città d'Europa, non solo d'Italia, non hanno. Potevamo chiamare in causa la Regione, proprietaria dell'area nella quale c'è il campo rom, e non l'abbiamo fatto. Anche 80 anni fa quel campo non era del Comune. Noi abbiamo agito come se fossimo i proprietari".

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