Brusca: “Trattativa tra stato e mafia prima della strage di via D’Amelio”

Lo ha detto nella sua deposizione al processo che vede imputati Mori e Obinu. Dichiarazioni importanti a conferma dell'ipotesi investigativa secondo cui Borsellino fu ucciso perché ostacolo del negoziato"

La trattativa tra lo stato e la mafia sarebbe avvenuta prima della strage di via D’Amelio. Lo sostiene il pentito Giovanni Brusca, che afferma di essere venuto a conoscenza del “papello” (il documento in cui sarebbero state esposte le richieste del boss Totò Riina allo Stato) prima che il giudice Borsellino fosse ucciso da Cosa Nostra.

Brusca è tornato questa mattina a deporre in qualità di teste al processo che vede imputati a Palermo il generale del Ros Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu (accusati di favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra in relazione alla mancata cattura di Bernardo Provenzano) e ha ricostruito ancora una volta di fronte alla corte il periodo compreso tra il 23 maggio e il 19 luglio 1992 collegato in videoconferenza per rispondere alla quarta sezione del Tribunale, presieduta da Mario Fontana. L'ex capomafia di San Giuseppe Jato ha collocato le sue informazioni sulla trattativa in un momento precedente all'attentato in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta il 19 luglio del 1992.

Il dettaglio assume particolare rilievo, perché va a sostegno dell'ipotesi investigativa secondo cui Borsellino fu eliminato perché rappresentava un ostacolo ai contatti tra i vertici mafiosi ed esponenti delle istituzioni. Nel corso della deposizione del pentito, durate oltre due ore e mezzo, diverse contraddizioni sono state rilevate dalla difesa di Mori e Obinu e dagli stessi giudici. Brusca ha anche citato per la prima volta Gaspare Spatuzza, collaboratore sulla cui attendibilità i magistrati non sono unanimi. Secondo quanto ha dichiarato l’ex capomafia Spatuzza gli riferì di aver programmato per il gennaio del 1994, e gli disse che doveva essere "una vendetta nei confronti dei carabinieri che ci hanno preso in giro".

Brusca ha sostenuto di aver saputo sempre da Spatuzza che l'autobomba era stata preparata per causare un alto numero di vittime, e imbottita di bulloni e pezzi di ferro che con l'esplosione sarebbero stati sparati come proiettili nel raggio di decine di metri. L'autobomba, una Lancia Thema, era stata effettivamente collocata allo stadio, ma non scoppiò per un difetto del telecomando che avrebbe dovuto innescare la deflagrazione.
 

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