Titolare di un pub picchiato a sangue: aveva denunciato e fatto condannare i suoi estorsori

Giovanni Caruso, uno dei tre commercianti che si erano costituiti parte civile nel processo ai boss del pizzo di Borgo Vecchio, è stato aggredito da tre uomini. Adesso è in ospedale con fratture al volto e alla mano. Il raid a pochi giorni dalla condanna di 13 imputati

Massacrato di botte, di notte. Non una rapina - la vittima è rimasta per terra sanguinante e dolorante ma con tante banconote ancora in tasca - ma un'aggressione in piena regola che ha tanto il sapore della "vendetta". La vittima del pestaggio, avvenuto intorno alle 4, è Giovanni Caruso, il titolare del pub Dorian (ex Tasmira) di via Gerbasi, uno dei tre commercianti che si erano costituiti parte civile nel processo ai boss del pizzo di Borgo Vecchio. Giovedi le 13 condanne, poche ore fa il pestaggio di Caruso. 

Le immagini dell'aggressione riprese da una telecamera | Video

A maggio Caruso aveva subito uno "strano" furto al pub, poi a giugno era stato avvicinato da alcuni giovani del quartiere. Addiopizzo stava preparando una festa al pub del commerciante antiracket, ma gli aggressori hanno colpito prima. Gli investigatori, comunque, non escludono alcuna ipotesi e indagano a 360 gradi.

Aggiornamento sulle indagini: si allontana la pista della ritorsione

Il pestaggio

Caruso stava tornando a casa dopo una serata di lavoro. Appena sceso dall’auto, è stato immobilizzato e picchiato. L'aggressore lo ha lasciato per strada con fratture al naso, allo zigomo e alla mano. In tasca aveva ancora l'incasso della serata. A dare l'allarme sono stati alcuni automobilisti che lo hanno visto riverso in un lago di sangue. Sul posto i carabinieri, che hanno avviato le indagini, e il 118. Caruso è adesso all'ospedale Civico e si trova sotto scorta.

La ribellione, gli arresti e il processo

Il processo è il seguito dell’operazione dei carabinieri che un anno fa hanno arrestato 17 persone. Fondamentale il contributo dei commercianti della zona di Borgo Vecchio - tra cui Caruso - che denunciarono le richieste di pizzo. In molte occasione i soldi venivano consegnati a Giuseppe Tantillo, poi diventato collaboratore di giustizia. Fu proprio lui, con le sue dichiarazioni, a far emergere numerosi dettagli rimasti fino ad allora segreti.

La mappa del pizzo, chi paga e chi si ribella

Negozi vari, bar, fiorai, ottiche e tabaccherie dovevano pagare 500 euro a Pasqua e altrettanti a Natale. E alcuni di loro, prima di piegarsi, hanno subito incendi e danneggiamenti. Tre giorni fa, la sentenza emessa dal gup Filippo Lo Presti: Fabio Bonanno condannato a 6 anni e 4 mesi, Cristian Cinà 4 anni e 6 mesi, Domenico Consiglio 3 anni e 4 mesi, Salvatore D'Amico 4 anni e 6 mesi, Elio Ganci 2 anni e 2 mesi (in continuazione con una precedente condanna), Giuseppe La Malfa 4 anni e 8 mesi, Gianluca Lo Coco 4 anni e 8 mesi, Luigi Miceli 5 anni e 2 mesi, Francesco Russo 2 anni e 8 mesi, Salvatore Russo 2 anni e 8 mesi, Antonino Siragusa 3 anni e 8 mesi, Domenico Tantillo 5 anni e 8 mesi, Antonio Tarallo 5 anni e 2 mesi. Assolti Massimiliano Tabbita, Francesca Verducci, Marco Verducci, Domenico Canfarotta (assolto e subito liberato), Marcello D'Amico e Nunzio La Torre.

Solidarietà a Caruso arriva dal comitato Addiopizzo. "La vittima dell'ignobile e brutale aggressione - si legge in una nota - è stata assistita dal Comitato Addiopizzo anche in riferimento al difficile ma coraggioso percorso di denuncia delle estorsioni subite in dieci anni di attività imprenditoriale da soggetti facenti capo alla famiglia mafiosa del Borgo che due giorni fa sono stati condannati dal tribunale di Palermo. Come abbiamo avuto modo di sottolineare sempre e anche all’indomani di questa importante sentenza, la scelta di collaborazione di questi imprenditori con l’autorità giudiziaria è doppiamente rilevante poiché proviene da chi si trova a lavorare in un contesto territoriale fortemente pervaso dalla presenza della mafia e dove tutti, estorsori e imprenditori, si conoscono e si possono incontrare  quotidianamente". 

"A ciò si aggiunga, quindi, il grande valore che ha la scelta di costituirsi parte civile nei confronti di chi per lungo tempo ti ha chiesto il pizzo e ti ha pesantemente minacciato nello svolgimento del tuo lavoro. La scelta dell'imprenditore vittima dell'aggressione così come di altri operatori economici di collaborare rappresenta oggi uno dei percorsi più significativi espressi da una città troppo spesso disattenta e immobile che non riesce a cogliere le peculiarità e le complessità di vicende tanto importanti e delicate. In questo momento noi volontari del Comitato Addiopizzo stiamo seguendo con apprensione al pronto soccorso l’evolversi delle condizioni di salute del nostro imprenditore a cui ci stringiamo con forza e determinazione. Queste persone continuano a essere costantemente seguite dal Comitato Addiopizzo in raccordo con la magistratura e le forze dell’ordine, perché a Borgo Vecchio, così come in altre aree critiche della città, il percorso è tracciato e non saranno questi ignobili fatti a far arretrare tutti i soggetti coinvolti".


 

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