I numeri dell'imbroglio Blutec, spese fantasma e titoli esteri: "Non investo tutti quei soldi a Termini"

Conti bancari prosciugati e denaro destinato al polo ex Fiat dirottato altrove "per scopi privatistici". I retroscena dell'arresto dei vertici dell'azienda che avrebbe dovuto rilanciare l'ex Lingotto. Un ex collaboratore: "Volevo pagare i fornitori come previsto, sono stato messo da parte". Il gip: "Ricadute devastanti sul territorio"

Acquisti mai realizzati, soldi dirottati arbitrariamente altrove, investimenti in titoli esteri. Tutto questo sulla pelle degli operai
che da anni attendono di tornare a lavorare. Tutto questo mentre ai tavoli di concertazione, nelle occasioni ufficiali, si parlava di "rilancio" di "piano industriale". Ecco cosa accadeva a Termini Imerese, che dopo la chiusura dello stabilimento Fiat puntava e sperava in Blutec. I vertici dell'azienda ieri sono finiti ai domiciliari nell'ambito di un'inchiesta della guardia di finanza. Cosimo Di Cursi e Roberto Ginatta, rispettivamente amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione, sono accusati di malversazione. A incastrarli anche le testimonianze di chi lavorava per loro. "Ginatta? Mi diceva che non si sognava di investire tutti quei soldi nello stabilimento di Termini Imerese...", svela il legale rappresentante di una società che forniva consulenza tecnica alla Blutec.

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Le dichiarazioni di chi lavorava con i vertici Blutec sono finite nelle carte dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di Termini Imerese. Il  legale rappresentante di una società che forniva consulenza nei primi mesi del 2015 chiede "delucidazioni" a Ginatta sui mancati pagamenti relativi ai propri compensi. "Alla mia considerazione rivolta al dottor Ginatta circa il corretto utilizzo dei finanziamenti da destinare al progetto di riqualificazione - dice - lo stesso mi diceva che non si sognava di investire tutti quei soldi nello stabilimento di Termini Imerese".

E nel fascicolo ci sono anche le dichiarazioni del responsabile degli acquisti del gruppo Ginatta, colui il quale si è dedicato "allo sviluppo di Termini Imerese e delle relative necessità in base al piano industriale consegnatomi dall'azienda e presentato al Mise". "Una volta arrivato questo finanziamento - spiega - ho avuto serie difficoltà con il dottor Ginatta in quanto non mi autorizzava a saldare i fornitori, comportamento che già in passato aveva avuto seppur con risorse non pubbliche". "ll cash flow - dice - era gestito in maniera diretta da Ginatta e la sua segretaria storica... avuti i soldi, a fronte della mia volontà di procedere immediatamente a pagare i fornitori oggetto di rendicontazione nell'ambito del finanziamento per adempiere a quanto richiesto da Invitalia, sono stato messo immediatamente da parte... ripeto che,avendo organizzato tutte le gare, avevo tutte le carte in mano per poter spendere subito almeno circa 14 milioni di euro per lo scopo, ma sono stato bloccato dagli amministratori".

Tutte testimonianze che hanno aggravato la posizione di Di Cursi e Ginatta. I due secondo il gip di Termini Stefania Galli "hanno dimostrato di saper agire con lucidità e pervicacia, dapprima accedendo a finanziamenti pubblici stanziati per consentire la realizzazione di opere e/o attività di pubblico interesse, poi distraendo le ingenti somme erogate in loro favore e utilizzandole per scopi esclusivamente privatistici". Il giudice sottolinea "la gravità della condotta posta in essere e delle allarmanti conseguenze anche sociali che ne sono derivate, evidente ove solo si consideri che il finanziamento era stato concesso a Blutec da Invitalia all'esclusivo scopo di concorrere alla realizzazione del progetto degli investimenti ammesso alle agevolazioni, finalizzato alla riconversione e riqualificazione del polo industriale di Temimi Imerese, permettendo così la salvaguardia del sito produttivo sia sotto il profilo occupazionale, prevedendo, 400 addetti rientranti dalla cassa integrazione straordinaria (Cigs), sia sotto l'aspetto industriale".

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Insomma, secondo il giudice per le indagini preliminari i fatti contestati a Di Cursi e Ginatta sono "gravissimi ove si pensi alle devastanti ricadute" che hanno avuto sul territorio interessato "caratterizzato da un tessuto sociale particolarmente povero".

I riscontri documentali effettuati da Invitalia, la perquisizione nello stabilimento e gli accertamenti bancari effettuati sui conti correnti
di Blutec e di altre società riconducibili agli indagati, hanno poi consentito agli uomini delle fiamme gialle, guidati dal colonnello
Cosmo Virgilio, di ricostruire un quadro di gravi irregolarità. Nel dicembre del 2016 Invitalia dispone il trasferimento in favore dell'azienda attiva dal 2014 e totalmente partecipata da Metec, a sua volta di proprietà al 100 per cento di Roberto Ginatta, di 21 milioni di euro. Fondi necessari ad avviare il rilancio della fabbrica abbandonata dall'ex Fiat. Entro giugno 2017, però, Blutec avrebbe dovuto presentare il primo stato di avanzamento dei lavori per un importo di quasi 19 milioni. Il 6 luglio di quell'anno dopo un sollecito da parte di Invitalia e comunque, oltre il termine inizialmente previsto, Blutec presenta un riepilogo delle spese per poco più di tre milioni di euro e un altro, a marzo 2018 e dopo l'annuncio da parte di Invitalia della revoca delle agevolazioni, di 14,5 milioni. Di queste somme, però, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, giudicava "ammissibili" quasi 2 milioni di euro, pari al 2,10 per cento dell'investimento ammesso.

Gli accertamenti bancari, ancora in corso, spiegano gli investigatori del nucleo di Polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Palermo, "hanno fatto emergere come dei 48 conti correnti aperti in 12 distinti istituti di credito, 10 erano stati estinti, 27 avevano saldo negativo e 11 un saldo, al 30 settembre scorso, pari a poco più di 630 mila euro. Prosciugato il conto corrente in cui era confluita la quota in conto anticipo del finanziamento pari a circa 21 milioni di euro. Al 15 marzo 2018 il saldo è pari a zero. 

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