Biagio Conte in catene per difendere Paul: "Spezzarle per mettere fine alle ingiustizie"

Il missionario laico da dieci giorni digiuna per sostenere la battaglia di Paul, un ghanese che da anni lavora come idraulico alla Missione speranza e carità e che adesso rischia di essere espulso: "In questo periodo vi è un ritorno alla sopraffazione e alla disumanizzazione"

Biagio Conte e Paul con le catene

Continua lo sciopero della fame di Biagio Conte, il missionario laico fondatore della Missione speranza e carità, che da dieci giorni digiuna per sostenere la battaglia di Paul, un ghanese che da anni lavora come idraulico alla Missione e che adesso rischia di essere espulso. Da questa mattina entrambi hanno messo le catene alle caviglie con l'augurio che "siano spezzate mettendo così fine alle ingiustizie".

"In questo periodo vi è un ritorno alla sopraffazione e alla disumanizzazione - scrive il missionario in un messaggio indirizzato all'Africa - Negli anni passati avevamo superato questo periodo negativo della storia, nelle nostre coscienze era maturato un cambiamento che tutto questo non accadesse mai più. In questi ultimi tempi purtroppo c'è stato un ritorno ai tempi bui. Tutti quei paesi africani che hanno subito deportazioni dei loro popoli, dovevano ricevere un aiuto, un sostegno concreto per le loro terre ma invece non abbiamo dato nulla. Negli ultimi anni siamo stati invasori con le multinazionali, qual è stato il risultato? Che stanno impoverendo l'Africa. Una piccola minoranza di africani ha ricevuto ricchezze e tutto il resto del popolo è affamato, creandosi cosi una nuova emigrazione (deportazione)". 

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"Questo popolo affamato, i nuovi profughi - si legge ancora nel messaggio - scappano per cercare una terra promessa, un luogo dove ricominciare.Adesso dopo anni e dopo aver ricevuto e nutrito una speranza, a tanti fratelli che stavano ricostruendo la loro vita si rischia di togliergli la speranza, con metodi (leggi) ingiusti che oggi ci riportano ad una nuova schiavitù, ad una nuova tratta. Li stiamo giudicando annientando e condannandoli a rientrare forzatamente nei loro paesi. Con quale rischio? Un ritorno fortemente negativo e ingiusto. Ma abbiamo capito che l'Africa è il futuro e la nostra Speranza? Attendiamo che si spezzino le catene mettendo così fine alle ingiustizie. Questo appello non è per una parte politica o per un'altra parte politica ma per tutta l'umanità".

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