Le scommesse della mafia, no alla scarcerazione di Bacchi

Per la Cassazione ci sono "gravi indizi sulla collaborazione con Cosa nostra". L'imprenditore è stato arrestato grazie all'operazione "Game Over" che ha smantellato la rete di commercianti che facevano affari con il business delle slot machine

L'arresto di Benedetto Bacchi

No alla scarcerazione di Benedetto Bacchi. La Cassazione ha bocciato il nuovo ricorso presentato dai legali dell’imprenditore siciliano, imputato per i presunti rapporti con Cosa nostra e finito in arresto nel corso dell’operazione "Game Over” a febbraio del 2018. "La gravità degli indizi nei confronti di Benedetto Bacchi - si legge nel provvedimento della Cassazione riportato da Agipronews - non consente la revoca della custodia cautelare disposta dal Tribunale di Palermo". 

Nel 2018 gli inquirenti e la Squadra Mobile sono riusciti a smantellare una rete di imprenditori e commercianti in affari con Cosa nostra per la gestione del business delle slot machine e delle scommesse. Dalle indagini della polizia era emerso il sistema grazie al quale i due considerati capi - Antonio Lo Baido e Benedetto Bacchi (che gestivano il bookmaker maltese B2875, ndr) - "stringevano accordi con i capi delle associazioni criminali dei quartieri di Palermo, che - secondo la Procura - avrebbero imposto le loro imprese quali unici soggetti legittimati a gestire videopoker e scommesse online". Come contropartita per l'ottenimento del monopolio, Bacchi e Lo Baido avrebbero garantito entrate fisse nelle casse delle famiglie.

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Secondo la Cassazione il Tribunale ha correttamente evidenziato la "gravità dell’originario quadro indiziario, sorretta dalle plurime e convergenti dichiarazioni accusatorie di numerosi collaboratori e confermata sia dal Riesame che dal giudice di legittimità". Proprio i collaboratori "avevano esplicitamente disatteso la tesi difensiva incentrata sulla rappresentazione del Bacchi come 'vittima' di estorsioni da parte delle famiglie mafiose, anziché di imprenditore colluso o contiguo alle stesse". D'altro canto è stata sufficientemente dimostrata la "accertata ramificazione e ampiezza della rete imprenditoriale del Bacchi in relazione sistemica con l’organizzazione Cosa Nostra". Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile. 

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