Il "nonno pusher", l'"erba" prima della scuola: a Ballarò la piazza di spaccio non si fermava mai

Emergono alcuni retroscena dell'operazione Pegasus dei carabinieri, che ha portato all'arresto di 22 persone. Un 85enne riforniva di dosi i ragazzi che la mattina presto, zaino in spalla, passavano da via Rua Formaggi. Preso l'ultimo degli indagati, latitante per 24 ore

Uno dei frame delle riprese dei carabinieri

Catturato l’ultimo dei 22 componenti dell’organizzazione (i nomi) che spacciava hashish, cocaina e marijuana a Ballarò. I carabinieri sono riusciti a rintracciare e sottoporre agli arresti domiciliari Vincenzo Vitrano, 37 anni, latitante per alcune ore dopo il blitz scattato all’alba di ieri. Con il suo arresto i militari hanno chiuso il cerchio dell’operazione Pegasus, le cui indagini - che si sono protratte da febbraio ad agosto 2016 - hanno portato al sequestro di circa 21 chili di hashish, 700 grammi di marijuana e 21 grammi di cocaina. Stupefacenti che garantivano un giro di affari da 5 mila euro al giorno.

Via Casa Professa, via Ballarò, via Nunzio Nasi, via Giuliano Majali. Box e magazzini della zona traboccavano di stupefacenti. Bastava una visita o una telefonata e l’esercito di pusher e vedette si attivava per recuperare la dose richiesta e recapitarla agli acquirenti. A universitari e studenti (a volte anche minorenni), operai, musicisti e professionisti bastava una telefonata per concordare un appuntamento. “Fatti trovare davanti dove c’è il tabacchino che mi compro pure le sigarette”. “Tu appena vieni mi chiami”, rispondeva il pusher.

E ancora. “Pronto, ciao Salvo sono lo ‘studente’ io…”; “Chi sei compà?”. “Sono lo studente, ti ricordi?”; “E si, si certo che mi ricordo…Dove sei?”; “Io un poco lontano, però c’è un mio amico al bar, hai capito? Trattalo bene comunque eh”. Le strette e anguste vie di Ballarò, o i tavolini di alcuni pub, si trasformavano nei luoghi ideali per lo scambio. Solo dopo aver recuperato lo stupefacente, come faceva in alcuni casi Raffaele Cardella, 85 anni, che prendeva le “dosi” destinate ai ragazzi che la mattina presto, zaino in spalla, passavano da via Rua Formaggi per gli acquisti.

Seguendo alcune persone che si aggiravano per Ballarò con l’aria smarrita, i militari hanno subito capito che si trattava di clienti che - dopo l’acquisto di qualche bustina di marijuana o cocaina - cercavano la strada per uscire dal quartiere. A qualunque orario del giorno e della notte. “La piazza di spaccio non si fermava mai. Siamo partiti dagli acquirenti - ha spiegato il comandante della compagnia di piazza Verdi, Guido Terenzi - per poi ricostruire la filiera e ricostruire i ruoli dei soggetti indagati. E altri approfondimenti saranno eseguiti per scoprire i canali di approvvigionamento”.

A guidare l’organizzazione - secondo quanto ricostruito dai carabinieri - c’erano Giovanni Rao e Silvio Mazzucco. Il nome del primo veniva fuori già fra le pieghe delle indagini dell’operazione Panta Rei per le sue frequentazioni con Francesco Paolo Lo Iacono e Salvatore Mulè “il cui ruolo - si legge nell’ordinanza firmata dal gip Filippo Serio - è stato confermato dalle condanne riportate da questi ultimi in tale procedimento”. Su Mazzucco, nell’ambiente conosciuto come “Bocconcino”, il giudice sottolinea: “E' risultato rivestire un ruolo gerarchico assolutamente sovraordinato a quello degli agli indagati. Tale ruolo di comando, d’altra parte, veniva riconosciuto dai sodali e si evince chiaramente da comportamenti concreti e dal contenuto di alcune significative conversazioni intercettate”.

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