Con la Bmw a 140 km/h ammazza venditore di rose e sparisce: preso narcoboss palermitano

Arrestato Carlo Zacco, figlio di "Nino il bello": nel 2017 la tragedia a Milano in cui ha perso la vita un cingalese di 39 anni che era in sella alla sua bici. I carabinieri lo hanno incastrato grazie a un bicchiere d'acqua bevuto innocentemente proprio da sua figlia: "E' lui 'Ignoto 2'"

La bici e la Bmw dopo l'incidente

Dieci giorni fa non si era presentato al matrimonio della sua unica figlia, che per una famiglia come la sua è un'assenza pesante, quasi drammatica. Non si è fatto vedere in chiesa, né tanto meno al ricevimento. Come se sapesse - e con ogni probabilità lo sapeva davvero - che i carabinieri ormai erano sulle sue tracce, che avevano stretto il cerchio per incastrarlo. E alla fine, nonostante la sofferta decisione di lasciar andare la sua "piccola" da sola all'altare, quegli stessi carabinieri sono riusciti a incastrarlo comunque, grazie a un bicchiere d'acqua bevuto innocentemente proprio da sua figlia. I carabinieri milanesi hanno arrestato Carlo Zacco, palermitano di 48 anni da tempo trasferitosi a Milano, e accusato di omicidio stradale aggravato dalla fuga, dall'omissione di soccorso e dalla guida senza patente. 

Il presunto pirata figlio del "sommelier"

Stando all'inchiesta, lunga e articolata, c'era lui alla guida della Bmw 520d che alle 23.40 del 29 settembre 2017 aveva travolto e ucciso Saruanathan Rasarantam, un 39enne cingalese in Italia con un regolare permesso di soggiorno e che quella sera - come sempre - stava percorrendo in bici la Vigevanese per andare a vedere rose nei ristoranti del centro di Milano. Il suo viaggio, però, era finito molto prima: all'altezza dell'Auchan di Cesano Boscone la macchina lo aveva centrato in pieno, lo aveva scaraventato a oltre cento metri di distanza e poi il conducente aveva fatto perdere le proprie tracce. 

Da lì, da quella fuga precipitosa, è iniziato il lavoro dei carabinieri, che non si sono arresi neanche davanti alla reticenza e all'omertà dei familiari di Zacco, che non è un cognome qualsiasi. Nel curriculum criminale di Carlo ci sono una ventina di anni di prigione per droga, armi e rapina mentre suo padre è Antonino, detto "Nino il bello", descritto dall'inchiesta "Duomo connection" come un ottimo alleato al Nord delle famiglie di mafia e passato alla storia come il "sommelier" perché ritenuto il gestore della raffineria di eroina di Alcamo - la più grande mai scoperta - per conto di Cosa Nostra. 

Il "sacrificio" del genero 

La sera dello schianto, quando Rasarantam era morto un paio di ore dopo in ospedale, i carabinieri erano subito riusciti a recuperare la targa dell'auto, scoprendo che si trattava di una Bmw presa a noleggio da una società romena che dà in leasing luxury car. Così i militari erano risaliti a un 21enne - il marito della figlia di Zacco - che inizialmente aveva lasciato intendere di essere lui alla guida, salvo poi denunciare un furto, in realtà inesistente, della vettura. Il giovane, evidentemente disposto a sacrificarsi per il suocero, era così stato arrestato per favoreggiamento per poi essere scarcerato poco dopo. 

Già in quel momento, però, gli investigatori avevano concentrato i loro sospetti su Carlo Zacco, che in passato è anche rimasto coinvolto nell'estorsione a Marco Baldini e che era stato l'unico della famiglia a sparire senza una ragione. Una spinta alle indagini è arrivata quando i militari hanno ritrovato la Bmw in un parcheggio di Casorate Primo: chi l'aveva abbandonato lì aveva avuto l'accortezza di pulirla con l'ammoniaca, cercando di far sparire tutte le tracce. 

Il sangue di "Ignoto 2"

Una pulizia che, evidentemente, non ha dato i frutti sperati. Gli investigatori e il Ris di Parma, infatti, sono riusciti a isolare sul veicolo due profili genetici: "Ignoto 1", quello della vittima, e "Ignoto 2", quello del conducente, che dopo lo schianto aveva perso sangue sul parabrezza e sul volante. 

A quel punto i militari hanno avuto il problema di recuperare il profilo genetico del sospettato, che è stato praticamente introvabile dalla notte dell'incidente e che da proprio quella notte, secondo l'inchiesta, è andato con ogni probabilità a vivere all'estero. Tenendo sempre sotto controllo i familiari, a marzo scorso gli investigatori sono riusciti a isolare il Dna della figlia da un bicchiere dal quale aveva bevuto. 

La corrispondenza tra i profili - analizzati dal Ris - ha dato ai carabinieri la certezza che il sangue nella Bmw fosse del 48enne e che quindi, di conseguenza, ci fosse lui alla guida di quell'auto lanciata, stando alle stime, ad almeno 140 chilometri orari. 

Il matrimonio e l'arresto

A marzo, dopo i risultati degli esperti della Scientifica, la compagnia di Corsico ha ottenuto un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Zacco, che non si è mai fatto vedere a Milano e che l'11 giugno ha deciso di disertare anche il matrimonio di sua figlia, dove i militari lo aspettavano. 

La "caccia" ha dato i frutti giovedì: convinti che il presunto pirata fosse tornato a Milano, gli investigatori hanno aumentato al massimo gli sforzi e in mattinata  - a quasi due anni dall'omicidio stradale - lo hanno bloccato in viale Papiniano, ironia della sorte, proprio davanti al carcere di San Vittorio. 

L'uomo, insieme alla compagna, era a bordo di un'altra auto a noleggio, una Fiat 500 L. Il suo volto era un po' diverso da quello ritratto nelle foto di archivio che avevano i carabinieri: è verosimile che poco dopo l'incidente - avvenuto quando aveva la patente sospesa - si fosse sottoposto a un'intervento di chirurgia per nascondere i segni dell'impatto. Neanche quello gli è bastato.

Gli Zacco e l'asse Palermo-Milano

Raccontare la storia degli Zacco significa attraversare gli ultimi trent’anni di malavita a Milano. E significa parlare di droga. Anzitutto eroina. Antonino Zacco, 71 anni, palermitano, in Lombardia si era agganciato ai palermitani come il braccio destro Luigi Bonanno. Ma non è mai stato uno che si accontenta. Ha cercato di ampliare il potere. E all’inizio degli anni Novanta è finito nel blitz "Duomo connection", catturato dai carabinieri dopo una lunghissima latitanza. Proprio in quella indagine è emerso il legame con le famiglie calabresi: Antonio Papalia, Saverio Morabito e Ciccio Sergi. Con i clan di Corsico e Buccinasco, Zacco è stato condannato nell’inchiesta "Nord-Sud" anche per il sequestro di Evelina Cattaneo, rapita nel 1979: per lui 25 anni di cella. Uscito di recente, si è poi trasferito a Vermezzo. Lo stesso paese dove ha la residenza il figlio Carlo, che nel nome del padre si "occupa" di droga, sfruttando i suoi canali. Alleato dei calabresi, gli eredi del clan Barbaro-Papalia, Zacco junior aveva vissuto un periodo di inaspettata fama mediatica nei primi anni Duemila. In carcere a Opera dopo una condanna a 25 anni per narcotraffico, grazie ai piedi buoni era diventato il capitano del Free Opera, la squadra di calcio che per la prima volta due anni fa ha partecipato a un vero campionato. Scarcerato, è stato sottoposto alla sorveglianza speciale. Fino ai recenti guai. Che complicano forse definitivamente la scalata del palermitano.

(Fonte: MilanoToday)

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