L'eredità si trasforma in beffa: assegno incompleto, maxi multa per due sorelle

La vicenda di due donne palermitane che vedono svanire i risparmi della loro madre: nel blocchetto usato in banca non c’era scritto "non trasferibile". Così ora lo Stato chiede 6 mila euro a testa per mettersi in regola con le norme antiriciclaggio: "Trattate come truffatrici"

Hanno ricevuto 7 mila euro in eredità dalla mamma. Così una delle figlie ha trasferito i soldi sul proprio conto corrente e poi ha girato un assegno di 3.500 euro alla sorella. Ma il blocchetto degli assegni era vecchio, da tempo dimenticato in fondo a un cassetto, e sopra non c’era scritto "non trasferibile". Così ora lo Stato chiede 6 mila euro a testa alle due sorelle per mettersi in regola con le norme antiriciclaggio. E' la vicenda - una delle tante che sta esplodendo in Italia - che vede protagoniste due palermitane. La multa totale ammonta a 12 mila euro: non basterà l’eredità della mamma. E poteva finire anche peggio: perché la terza sorella ha incassato l’assegno alcuni giorni dopo ed è stata avvisata, quindi ha fatto in tempo a scrivere "non trasferibile".

C'è chi la notte non dorme più, chi ne ha fatto una crociata personale "da vincere". Perché in tanti non riescono a darsi pace. Questa la storia "palermitana". La racconta a PalermoToday direttamente una delle due sorelle, Francesca Marchese, 58 anni: "A fine dicembre 2017 ho emesso due assegni postali (staccandoli da un vecchio blocchetto inutilizzato da più di 10 anni) senza apporre la dicitura 'non trasferibile', per un importo di 7 mila euro ciascuno a favore delle mie due sorelle. L'importo corrispondeva a due buoni fruttiferi di 10 mila euro ciascuno cointestati a noi sorelle (siamo tre) che mia madre, venuta a mancare qualche mese prima, ci aveva lasciato in eredità. Avendo io un conto corrente nell’ufficio postale che aveva emesso i buoni e inoltre avendo più volte il direttore dell’ufficio postale creato problemi per l’incasso dei relativi buoni in quanto non aveva in cassa l’importo disponibile, abbiamo deciso di comune accordo, io e le mie sorelle, che io mi sarei fatta accreditare l’equivalente somma sul mio conto corrente postale e di contro avrei emesso gli assegni che spettavano alle mie sorelle".

E' il 28 dicembre quando la sorella - Patrizia Marchese, 56 anni - si reca al Credito Siciliano per accreditare sul suo conto corrente la somma di 7 mila euro dell’assegno postale emesso a suo favore. "L’impiegata della banca - dice Francesca Marchese - ha preso l’assegno e dopo averle fatto firmare a mia sorella dei moduli spiegandole che erano dovuti per l’antiriciclaggio e quindi per la rintracciabilità dei flussi finanziari, accredita la somma sul suo conto corrente". Purtroppo però non si accorge della cosa più importante: ovvero che l’assegno emesso non riportava la dicitura "non trasferibile".

Un mese dopo - è il 5 febbraio - si materializza la beffa. "Mi arriva una raccomandata dall’antiriciclaggio Messina con una sanzione pecuniaria di 6 mila euro per aver violato l’articolo 49 (limitazioni all'uso del contante e dei titoli al portatore). Avevo dimenticato di scrivere non trasferibile sull’assegno postale di 7 mila euro che mia sorella aveva accreditato sul suo conto corrente bancario nell’istituto credito palermitano. Mi rendo conto a questo punto della mia disattenzione, ma di fatto non ho commesso nessuna truffa, i movimenti finanziari sono rintracciabili, provengono dai due buoni fruttiferi postali, soldi che la mia cara mamma con la sua misera pensioncina,  aveva con tanti sacrifici, messo da parte, per noi figlie. L'assegno sostanzialmente non è stato trasferito ma posto all’incasso dall’intestataria quindi non c’è stato nessun riciclaggio, pertanto mi sembra assurdo essere trattata come una criminale ed essere punita con una multa così sproporzionata per un reato inesistente".

La donna palermitana conclude con amarezza: "Sono venuta a conoscenza che la norma che ha elevato la sanzione a dismisura decorre da luglio del 2017 ma purtroppo non tutti gli istituti bancari e postali hanno ritirato i blocchetti vecchi in circolazione e molti in buona fede come me sono caduti in questa trappola. Ma sono certa che i veri truffatori non commettono questi errori banali. Oltre il danno materiale quello che più mi duole è il fatto che i risparmi sudati di mia madre, una semplice pensionata, che per amore nostro con tante rinunce aveva accantonato per noi, siano spariti in fumo. Per questo motivo sono stata veramente male, non mi so dare pace, mi sembra di aver offeso la memoria di mia madre".

Ma quello di Palermo è solo uno dei casi esplosi negli ultimi mesi in Italia. Gian Luigi Aquilini, un impiegato umbro, ha deciso di creare una pagina Facebook che si chiama "Maxi sanzione per assegno privo del Non trasferibile", raccogliendo una valanga di storie simili a quelle delle sorelle Marchese: "Un palermitano, l'onorevole Sergio Boccadutri, ha presentato la modifica in commissione Finanze della Camera. Ha cioè proposto al governo la reintroduzione dei criteri di proporzionalità e ragionevolezza: adesso noi sanzinati siamo in attesa che il governo disponga il nuovo quadro sanzionatorio. Ad oggi il ministero dell'Economia e Finanze si è prodigato a diffondere comunicati di buone intenzioni ma solo parole. Noi aspettiamo i fatti e continueremo a non pagare l'oblazione".

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