"Nel 'sistema Montante' nomine pilotate e ricatti con video hard", indagato anche Crocetta

L'inchiesta sull'ex presidente di Sicindustria travolge anche l'ex governatore, i suoi ex assessori Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, il successore dello stesso Montante, Giuseppe Catanzaro. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all'abuso d'ufficio e al finanziamento illecito dei partiti

L'ex presidente della Regione Rosario Crocetta

L'arresto dell'ex presidente di Sicindustria Antonello Montante, finito ai domiciliari in seguito a un'operazione della squadra mobile di Caltanissetta, potrebbe essere solo la punta dell'iceberg. La prima tessera di un domino che ne porta con sè molte altre. Anche l'ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, due ex assessori dei suoi governi, Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, il successore dello stesso Montante al vertice di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro, risultano infatti indagati. Sotto indagine pure il presidente dell'Istituto regionale per le attività produttive (Irsap), Maria Grazia Brandara, e gli imprenditori di Caltanissetta Carmelo Turco, Rosario Amarù, Totò Navarra. L'accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all'abuso d'ufficio e al finanziamento illecito dei partiti. 

L'inchiesta

Due gli assi portanti dell'inchiesta: da un lato Montante avrebbe creato una rete di contatti tra politici ed esponenti di forze dell'ordine per avere informazioni sulle indagini a suo carico. Dall'altro, avrebbe elargito favori e denaro per poi chiedere favori in cambio. L'imprenditore, si legge nell'ordinanza, avrebbe fatto sistematicamente ricorso alla raccomandazione come sistema per "fidelizzare" i suoi interlocutori e creare una vasta rete di rapporti "improntanti a logiche clientelari". Uno schema che da un lato "soddisfa interessi percepiti dai suoi interlocutori come essenziali", come la ricerca di posti di lavoro per parenti, familiari e amici, dall'altro è "in grado di creare un minor allarme rispetto a quello che vuole il sistematico ricorso all'erogazione di somme in denaro, percepito con maggior disvalore sociale alla collettività"“

Gli ingranaggi del "sistema Montante"

Per gli inquirenti Antonello Montante e Giuseppe Catanzaro, allora semplice imprenditore del settore dei rifiuti, "erano estremamente attivi nel raccogliere informazioni sul magistrato Nicolò Marino" (ex assessore regionale all'Energia e rifiuti non riconfermato, nel 2014 dal governatore Rosario Crocetta ndr).

Catanzaro inoltre era a conoscenza delle notizie riservate su inchieste in corso a carico di Montante. "I due - si legge nella misura cautelare del gip nisseno - parlavano tra le altre cose, del contenuto degli atti istruttori che la Procura stava eseguendo in relazione al passaggio di pen drive dal D'Agata (ex capocentro Dia pure indagato ndr) al Montante cui avrebbero assistito oltre al Venturi, anche i predetti Oddo e Bernava in diverse e distinte circostanze. Catanzaro - scrive ancora il gip - si mostrava già a conoscenza della vicenda significativo, in tal senso, è che si sia intromesso nel discorso del Montante facendo proprio riferimento alla 'pen drive' senza che lo stesso lo avesse menzionato". 

"Ho ricevuto - ha detto Catanzaro - un avviso a comparire quale persona sottoposta a indagini per reati che attengono ai rapporti con la politica, di cui solo oggi vengo a conoscenza. Andrò e fornirò ogni elemento utile al fine di agevolare la ricostruzione della verità storica".

Secondo quanto emerge dalle indagini, dietro le scelte di Crocetta su assessori e incarichi da assegnare ci sarebbe stato proprio Montante. Significative alcune sue frasi intercettate dalla Mobile, durante un dialogo in auto con Lo Bello e Brandara. "A Crocetta non gli abbiamo mai fatto sbagliare una mossa". E ancora: "Con le attività produttive si può fare la terza guerra mondiale". Per l'accusa si tratta di "associazione a delinquere” perchè fondata su uno scambio: favori su favori da una parte e dell'altra. Crocetta avrebbe nominato i fedelissimi di Montante. Quest'ultimo avrebbe ricambiato la cortesia finanziando la campagna elettorale 2012 del Megafono con 200 mila euro, e poi “impedendo – recita l’atto d’accusa della procura – che venisse reso pubblico da parte di giornalisti un video dal contenuto scabroso attinente la vita privata di Crocetta”. 

Estranee ai fatti e "disponibili a fornire ogni chiarimento" si sono dette anche l'ex assessore Lo Bello e l'ex presidente Irsap Brandara.

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