"Tunisino di m..., devi spacciare o non torni a casa": arrestato 19enne

Minaccia studente per fargli spacciare marijuana per conto suo e intascare il denaro: a Partinico un minorenne si ribella al suo "destino" da pusher e inchioda il "bullo" dopo avere denunciato i fatti ai carabinieri

Minacciato da un giovane affinché spacciasse marijuana per conto suo e gli consegnasse il denaro. Questa l’accusa mossa nei confronti di un diciannovenne di Partinico, Agostino Arancio, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip Annalisa Tesoriere ed eseguita dai carabinieri.

Tutto è iniziato quando la vittima, un minorenne tunisino, si è presentata in caserma per raccontare i giorni difficili che stava vivendo. Davanti al proprio avvocato e alla madre il ragazzo ha raccontato di essere stato contattato da un altro giovane, Leopoldo (nome di fantasia, ndr) che poi gli aveva consegnato 50 grammi di marijuana.

Al rifiuto del tunisino di vestire i panni del pusher, lo stesso giovane che gli aveva portato lo stupefacente lo ha anche raggiunto a scuola e gli ha mollato un violento ceffone: "Tunisino di merda, puoi chiamare i carabinieri, stasera tu non torni a casa". Pochi giorni dopo Arancio e l’amico avrebbero raggiunto il tunisino in piazza chiedendogli un anticipo di 100 euro sulla marijuana da vendere.

Al momento di quell'episodio però i carabinieri avevano già avviato le indagini, ammenettando e sottoponendo ai domiciliare l’amico di Arancio per il reato di estorsione aggravata in concorso e cessione di sostanze stupefacenti a un minorenne. Dopo l'arresto il giovane tunisino è stato ascoltato nuovamente dai militari ai quali ha riferito altri ordini che gli avrebbe impartito il diciannovenne: "Se ti fermano devi dire che l’hai presa da un ragazzo allo Zen, Michele".

Mentre si trovava in caserma il tunisino ha aggiunto altri dettagli sulle minacce subite. Arancio e Leopoldo lo avrebbero costretto a vendere la marijuana sostenendo di avere un debito nei confronti di qualcuno e che se non si fosse reso disponibile "gli avrebbero bruciato l’auto e la porta di casa, avrebbero fatto del male lui - si legge nell’ordinanza del gip - e alla sua famiglia, si sarebbero recati a scuola per aggredirlo aggiungendo ‘ti facciamo capire chi siamo’".

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Dopo l’arresto di Leopoldo i carabinieri hanno sequestrato il suo cellulare, trovando una nota con alcuni appunti sui rapporti economici tra Arancio e il tunisino: "Rimanenti per Agostino 170)", "420 Agostino dare 270 Zen". Alla luce di tutti gli elementi raccolti dagli investigatori il pubblico ministero ha disposto per Arancio la misura cautelare degli arresti domiciliari dovrà scontare nella propria abitazione in attesa del processo.

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