L'arresto di Arata, l'assessore Pierobon: "Era una zecca, non mi dimetto"

Parla l’assessore regionale all’Energia dopo le intercettazioni che lo tirano in ballo nell'ambito dell'inchiesta sull'ex parlamentare di Forza Italia: "Dimissioni? Assolutamente no, voglio portare a termine il mio incarico in maniera ancora più decisa"

Alberto Pierobon

"Sono state scritte delle cose in  maniera vergognosa, con commentini, puntini e frasi estrapolate dal  contesto". A parlare è l'assessore all'Energia della Regione siciliana, Alberto Pierobon, durante una conferenza stampa convocata a Palermo dopo le intercettazioni che lo tirano in ballo nell'ambito dell'inchiesta sull'ex parlamentare di Forza Italia, Paolo Arata.

L’assessore all’Energia Alberto Pierobon non ci sta. Il tecnico arrivato in Sicilia per raddrizzare la gestione dei rifiuti, finito nel caso del faccendiere arrestato Francesco Paolo Arata, mostra insofferenza, ma garantisce di non volere interrompere il suo mandato. "Dimissioni? Assolutamente no, voglio portare a termine il mio incarico in maniera ancora più decisa. Nella vita sono un operativo, non cedo mai"."Non rimpiango - ha aggiunto - di essere venuto in Sicilia e di aver accettato l'incarico, ho conosciuto bella gente e qui ho trovato amici. Tornando indietro, però, non credo che accetterei l'incarico. D'altra parte, non avevo accettato neppure all'inizio, mi ero preso un mese e mezzo di tempo, poi il governatore mi ha convinto". 

"Sono stato nel gabinetto con una sola persona per oltre un mese e  mezzo - ha ricordato Pierobon - quando sono arrivato l'assessorato era preso  d'assalto da tutti, non c'erano controlli e lo sapevano tutti. Abbiamo introdotto tutta una serie di identificazioni e passaggi che ancora  non sono sufficienti. La svolta è arrivata soprattutto a partire da  novembre 2019 con un assetto organico, ma sin dall'inizio del mio  insediamento abbiamo iniziato a mettere ordine".

Così su Arata: "Era una zecca cavallina, insistente, mandava messaggi continui, ma io non gli rispondevo in maniera immediata, come un juke box. Non sono il cameriere di nessuno. Sono una persona gentile e, quindi, rispondevo in automatico 'non ho  tempo', 'chiama più tardi. Mi ha più volte intivato a cena - ha aggiunto -, dicevo 'sì, sì' ma poi non sono mai andato. L'ultima volta che me lo ha chiesto ho detto  una bugia, ho detto che mia moglie era malata".

Nel corso della conferenza stampa convocata dopo la pubblicazione delle intercettazioni che lo tirano in ballo nell'ambito dell'inchiesta per corruzione sul faccendiere Paolo Arata, per gli investigatori socio occulto di Vito Nicastri, il re dell'eolico ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro, Pierobon ha aggiunto: "Nessuno mi ha detto chi era Arata, anche se qui, prima del mio arrivo, aveva via libera e frequentava gli uffici in maniera disinvolta. Trovo grave che nessuno mi abbia informato". 

Pierobon ricostruisce il primo incontro con il faccendiere Paolo  Arata. "Arata da dove nasce? Ci ho riflettuto molto stamattina al culmine della mia perdita di pazienza - ha rivelato Pierobon -. Riguardando le poche mail e gli sms la mia memoria mi ha riportato ai primi giorni del mese di maggio. Mi trovavo in portineria e due-tre funzionari mi  presentano Arata. Trentacinque secondi: mi dà il biglietto da visita e vado via". Secondo  la Dda di Palermo Arata, padre e figlio, sarebbero soci occulti di  Vito Nicastri, il re dell'eolico, considerato dagli investigatori  vicino al super latitante Matteo Messina Denaro. Il 4 luglio il vero e proprio appuntamento con Arata. Grazie a un contatto "presumo tra il gabinetto di Miccichè e il mio".

Un incontro  preso da "due persone, che adesso non ci sono più (nel gabinetto, ndr) e che tenevano la mia agenda nel loro telefonino". Ai cronisti che gli chiedevano se il presidente dell'Assemblea regionale siciliana,  Gianfranco Micciché, lo avesse chiamato per 'sollecitare' un incontro  con Arata, l'assessore replica: "Sinceramente non ricordo, ma Miccichè non chiama mai, da quando sono assessore lo avrà fatto uno o due  volte".

Arata si presenta all'assessore e lamenta il fatto che "da maggio 2017 la Solgesta aveva presentato un progetto che giaceva  fermo, a causa, secondo lui, di un disegno di mala gestio ed errori  sostanziali. Chiedeva il mio intervento perché si chiarisse questo  aspetto e si lamentava dell'inefficienza degli uffici". Il faccendiere continuava a fare pressioni, voleva che i suoi progetti andassero in porto. E per ottenere il semaforo verde  minacciò di essere pronto a rivolgersi alla Procura. "Gli dissi di  farlo. 'Invia tutto all'autorità giudiziaria' gli risposi", ricorda  Pierobon. Un dialogo, quello con l'ex consulente della Lega per  l'energia, che l'assessore rivendica come legittimo. "Succede anche  con altri. Questo dialogo io l'ho con tutti quelli che hanno problemi, trovano sempre una risposta in me", conclude.

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