Coltellate e silenzi, gli audio Whatsapp dopo l'omicidio di Paolo: "Mi è morto davanti"

I carabinieri hanno svelato i retroscena dell'omicidio avvenuto a Terrasini dopo una festa in discoteca. Fermato il giovane Alberto Mulè, cugino del cognato della vittima. Fermato anche Filippo Mulè per un tentato omicidio di settembre scorso, a Magaggiari

I carabinieri durante i sopralluoghi a Terrasini

Paolo La Rosa era morto da poche ore, colpito dopo una serata in discoteca con almeno tre coltellate letali all’addome ma soprattutto alla vena giugulare, ma nessuno avrebbe deciso di mettersi in contatto con gli investigatori. Nessuno fra le centinaia di giovani presenti alla festa di carnevale al Millennium di Terrasini avrebbe ritenuto utile fornire la propria collaborazione. Tanto che alcuni dettagli sui responsabili dell’omicidio e sulla dinamica dell’aggressione sarebbero emersi grazie a tre messaggi audio che giravano su Whatsapp, poi acquisiti dai carabinieri che nel tardo pomeriggio di ieri hanno eseguito un fermo d’indiziato di delitto nei confronti di Alberto Pietro Mulè, 20 anni, per il reato d’omicidio. Il provvedimento emesso dal pm Daniele Sansone si è reso necessario perché sia lui che suo cugino, Filippo Mulè, si erano resi irreperibili. “Non erano tornati a casa e i parenti non sapevano che fine avessero fatto”, hanno spiegato i militari. I due giovani cugini si erano infatti nascosti nelle campagne di Camporeale - come rivelato dalle celle agganciate dai loro cellulari - dove sono stati individuati grazie ad alcuni appostamenti.

Folla tenta linciaggio del giovane Mulé davanti alla caserma | VIDEO

La chiamata al 118 e la tragedia

La tragedia costata la vita al ventenne La Rosa si è consumata nella notte fra il 23 e il 24. Alle 3.30 circa è arrivata una telefonata alla centrale operativa del 118 con cui veniva segnalata una violenta rissa nei pressi di piazza Duomo. Un ragazzo era stato accoltellato. Già l’analisi delle immagini delle telecamere di alcune attività commerciali aveva trasformato Alberto Mulè nell’indiziato numero uno. Ascoltata dai carabinieri la sorella della vittima, una ragazza di quasi 18 anni, ha riferito di una lite tra il fratello e il suo fidanzato Filippo Mulè per futili motivi. “Un alterco degenerato - scrive il procuratore - coinvolgendo altri giovani presenti tra cui Alberto Mulè”. Poi il caos. “Potevano essere le 3.30 - racconta un amico della vittima rintracciata dagli investigatori - e decidevo di salire con altri amici verso la villa, ma venivo attirato dalle urla di alcuni ragazzi che scappavano perché qualcuno era stato accoltellato. Domandavo a uno di questi chi fosse stato accoltellato e uno mi rispondeva che si trattava di Paolo”.

carabinieri omicidio la rosa terrasini-2

Forze dell'ordine in antisommossa davanti alla caserma

L’incipit della lite e il racconto di un buttafuori

Altri particolari, poi incrociati con le altre risultanze investigative, li ha svelati uno dei buttafuori in servizio alla Millennium quella notte. L’addetto alla sicurezza ha raccontato di aver accompagnato all'esterno un giovane che, all’orario di chiusura, si era intrattenuto in un privée al primo piano del locale: “Durante il tragitto per uscire quel ragazzo inveiva contro di me, ma una volta usciti si è allontanato”. A quel punto sarebbe entrato in scena Paolo La Rosa. “Mi faceva presente - aggiunge il bodyguard - che il giovane con il quale avevo avuto un diverbio era il cognato (Filippo Mulè, ndr) e vi era anche la sorella. Mi invitava a stringere la mano al cognato in maniera tale da placare gli animi e io ho accettato”. Poi precisa: “Il giovane, mentre scendeva le scale, dava due schiaffi a un ragazzo più grande senza alcun motivo”.

In un video la coltellata fatale" | VIDEO

Lo spintone, le scuse e i primi schiaffoni

Leggermente diversa la versione fornita dalla sorella di Filippo Mulè: “Durante la fase di uscita dal locale, un buttafuori ha spinto la sorella di Paolo per invitarci a uscire e Filippo è intervenuto per avere spiegazioni di tale gesto”. Poi prosegue: “All’uscita il buttafuori si scusava e in quell’istante si avvicinava Paolo La Rosa per capire cosa fosse successo. Ci siamo allontanati dall’ingresso e ci siamo fermati a circa 6 metri per parlare. Faccio presente che Paolo voleva soddisfazioni dal buttafuori e infatti già gli aveva parlato. Quando ci siamo allontanati mio fratello Filippo invitava Paolo a stare calmo perché il buttafuori si era scusato. Paolo, non contento, invitava mia fratello e la sua fidanzata ad andare a casa e contemporaneamente gli tirava tre schiaffi in direzione della nuca”. Un gesto che avrebbe scatenato il putiferio.

Un testimone: "Poveretto, tutte le 'budella' di fuori"

Il quadro ricostruito grazie ai primi interrogatori ha trovato conferma nelle immagini immortalate dalle telecamere di videosorveglianza. Da un filmato è emerso che La Rosa veniva coinvolto in un’accesa discussione con Filippo Mulè sfociata in una scazzottata. Alcuni ragazzi si sarebbero lanciati nella mischia, altri invece avrebbero provato a separarli senza però riuscirvi. “Dopo pochi secondi - si legge nel provvedimento di fermo - veniva ripreso un soggetto, poi identificato in Alberto Mulè, immortalato inequivocabilmente nell’atto di prendere un grosso coltello dalla propria tasca e colpire la vittima con inaudita violenza, ferendolo mortalmente alla gola e all’addome”. L'arma non è stata sequestrata né trovata e ora bisognerà chiarire se il giovane fosse già uscito con il coltello o se l'abbia recuperato subito dopo la lite.

Quando ormai i carabinieri ritenevano di aver chiuso il cerchio sono stati recuperati i messaggi Whatsapp che hanno fornito ulteriori elementi investigativi. “Min… ma chi per una minchiata picciotti… a sangue freddo… non ci ha pensato nemmeno mezza volta… ma che ha nel cervello?”, commenta a caldo un ragazzo nel messaggio audio prima di aggiungere: “Me lo sono visto morire davanti quel ragazzo, picciotti non si scherza… poveretto tutte le budella di fuori”.

Le immagini dal luogo dell'omicidio | VIDEO

Un omicidio e due fermi, luce su un altro tentato omicidio

Durante la conferenza stampa convocata per questa mattina i carabinieri - oltre al fermo di Alberto Mulè per l’omicidio La Rosa e alla denuncia per favoreggiamento del cugino - hanno comunicato di aver eseguito un altro fermo nei confronti del “cognato” della vittima, Filippo Mulè, per un tentato omicidio avvenuto tra Cinisi e Terrasini a settembre scorso, a pochi metri da un locale in contrada Magaggiari. Anche in quel caso un ragazzo di appena 20 anni, come da lui poi raccontato, era stato circondato da una decina di coetanei. “Ti ricordi di me?”, gli avrebbero urlato prima di colpirlo e ferirlo con un coltello. Sul momento la giovane vittima, di fronte ai medici, avrebbe cercato di minimizzare l’accaduto sostenendo di essere caduto con lo scooter. Solo successivamente avrebbe ammesso di ricordarsi di alcuni componenti di quel gruppetto con cui aveva “avuto in passato un litigio nel paese di Cinisi durante l’ultima sfilata di Carnevale per via di una ragazza di loro conoscenza”.

La ragazza in questione sarebbe stata proprio la sorella di Paolo La Rosa alla quale Filippo Mulè faceva la corte, arrivando a minacciare e aggredire il ventenne per convincerlo a “lasciare stare quella ragazza”. Né la giovane vittima né la madre avrebbero però denunciato con nomi e cognomi i possibili responsabili temendo di subire ritorsioni. Come poi svelato da un’intercettazione di una conversazione telefonica della madre in cui dice: “A questo punto meglio perdere che straperdere nella vita”. Anche perché, come emerso durante un’altra captazione, qualcuno si stava già muovendo per convincerli a non parlare: “E finito ora, una coltellata, basta! Com’è finita è finita! No! Pure continuate?! Eh, fino a un certo punto”, racconta la donna a un'altra persona citando una conversazione sul tema avuta evidentemente con qualcuno. Alla luce di quanto emerso quindi, sebbene in due provvedimenti diversi, l’autorità giudiziaria ha disposto il fermo dei due cugini per prevenire il pericolo di fuga.

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Nelle foto in basso, da sinistra, Alberto Pietro Mulè e Filippo Mulè

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