Truffa al Coime, modificavano le buste paga con un semplice clic

Le indagini hanno permesso di accertare i meccanismi tramite i quali i dipendenti arrestati "giocavano" con il software di gestione amministrativa per attribuirsi buoni pasto extra, straordinari e anticipazioni del tfr che poi scomparivano dal sistema

Il procuratore aggiunto Leonardo Agueci

Entravano ed uscivano dal sistema informatico del Coime, società partecipata del Comune, attribuendosi ore di lavoro straordinario, aumentando il numero di buoni pasto a disposizione e anticipandosi il pagamento del Tfr. Questi alcuni dei meccanismi venuti a galla grazie all'operazione "Bancomat" che ha portato oggi all'arresto di cinque persone, quattro delle quali finite in carcere, ed alla sospensione dal pubblico ufficio per altri sei soggetti. Tutti i dipendenti coinvolti appartenevano all'unità operativa della Ragioneria generale. Per nascondere il grosso della truffa avrebbero versato, in quasi nove anni, circa un milione di euro nelle tasche di 500 operai (I NOMI DEI COINVOLTI).

"Le indagini condotte dai carabinieri a partire dal 2011 - ha spiegato il procuratore aggiunto Leonardo Agueci - hanno messo in luce la vulnerabilità del dei sistemi informatici che alcune persone, disinvolte e senza scrupoli, potevano aggirare come meglio credevano". Gli accertamenti delle forze dell'ordine, effettuati tramite indagini tecniche e documentali, sono iniziati a seguito di alcune anomalie riscontrate da un funzionario del Sispi, Sistema Palermo Informatica. La mente dell'associazione criminale era Antonino Chinnici, responsabile dell'unità operativa. Era lui che permetteva ai suoi collaboratori di accedere al software di gestione amministrativa così da potere alterare le buste paga. (VIDEO)

PERMESSI RETRIBUITI - Parte della truffa ruotava attorno ai permessi retribuiti. Da contratto, i dipendenti del Coime (Coordinamento interventi manutentori edili), hanno diritto ad un'ora di permesso ogni venti di lavoro. Non usufruendo dell'ora libera, quest'ultima può essere monetizzata per un massimo di 88 ore annue, il cui importo può essere percepito nel mese di luglio dell'anno successivo. Ma oltre all'inserimento di un monte ore pari al massimo, la relativa voce di pagamento veniva duplicata nel mese successivo, raddoppiando di fatto l'importo sottratto. Con questo meccanismo gli arrestati avrebbero "messo da parte", in nove anni, circa 30 mila euro. Ma la somma è stata recuperata dal Comune.

LAVORO STRAORDINARIO - Questo aspetto della truffa riguarda esclusivamente Chinnici, il quale si attribuiva autonomamente alcune somme di denaro relative a prestazioni di lavoro straordinario mai effettuate. In tre mesi del 2006, Chinnici è riuscito a rubare 1.800 euro che non gli sarebbero spettati poiché per il suo ruolo di lavoratore non soggetto a limitazioni d'orario era già prevista un'indennità speciale.

ALIQUOTE, BUONI PASTO E TFR - L'altra circostanza emersa dalle indagini ha riguardato la maggiorazione percentuale delle indennità di lavoro a turno. Secondo il Contratto collettivo nazionale di lavoro, per i lavoratori, è prevista una diversa aliquota in base alla fascia oraria di lavoro. Dalle verifiche è venuto fuori che l'unica percentuale applicata tramite il programma di gestione amministrativa era quella del 12% (invece del 9%). Così l'associazione criminale, tra marzo 2002 e dicembre 2010, sarebbe riuscita a fare intascare agli ignari operai degli aumenti il cui importo complessivo ammonta ad un milione di euro. "Questo meccanismo - ha spiegato il capitano dei carabinieri Vincenzo Amorosi - è servito per coprire il resto del piano. Simulando una sorta di anomalia nel sistema, mettevano in secondo piano i piccoli importi sottratti nel lungo arco di tempo".

Ma non finisce qui. I carabinieri hanno accertato anche l'illegittima percezione di buoni pasto da parte di sette dipendenti del Coime e l'accredito delle anticipazione del Trattamento di fine rapporto. E' venuto fuori che tre degli arrestati, Antonino Chinnici, Maria Rosaria Pollara e Andrea Cucinella, utilizzavano le proprie credenziali per accedere al sistema informatico e modificare l'importo del Tfr loro dovuto. Dopo averne ottenuto l'anticipazione, i tre rientravano nel software cancellando la voce relativa al pagamento. Grazie al piano architettato dall'associazione, accusata di peculato, accesso abusivo al sistema informatico e falsi in danno del Comune, era stata indebitamente sottratta la somma di un milione di euro, per cui sono state attivate tutte le procedure di recupero.

LA REAZIONE DEL COMUNE - "L’Amministrazione comunale manifesta ampia collaborazione con i carabinieri e con la magistratura - ha commentato il sindaco Leoluca Orlando - e fornirà qualunque notizia richiesta in funzione di un rapido accertamento dei fatti ed è pronta, come per analoghe situazioni, a costituirsi parte civile nel processo che seguirà contro i soggetti interessati a questa squallida vicenda, oltre ai procedimenti disciplinari che saranno immediatamente avviati”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Scomparso da oltre un giorno, 29enne trovato morto sotto il ponte di via Oreto

  • Incidente alla Favorita, auto si schianta contro un albero: un morto e una ferita grave

  • Una vita dietro la consolle, poi lo schianto in Favorita: "Antonio, rimarrai il mio miglior dj"

  • Tony Colombo e la camorra, nervi tesi da Giletti: lui minaccia di lasciare lo studio

  • La mafia palermitana del dopo Riina: "Comandano i boss anziani, mettono tutti d'accordo"

  • Blitz antimafia a Belmonte Mezzagno, quattro arresti: "In carcere il nuovo capo"

Torna su
PalermoToday è in caricamento