"Piantagione di marijuana da record in Italia": restano in carcere due fratelli palermitani

La rivelazione dei carabinieri in merito all'inchiesta "Green River" che vede coinvolti Pietro e Vincenzo Martini, rispettivamente di 22 e 19 anni. Mercoledì il sequestro di 30 tonnellate di "erba" nelle campagne fra Campobello e Naro: la droga avrebbe potuto fruttare oltre 15 milioni di euro

La droga sequestrata dai carabinieri

Secondo quanto è stato reso noto nelle ultime ore dal comando provinciale dei carabinieri di Agrigento "si tratta del più grosso sequestro che si è registrato in Italia". Restano in carcere i fratelli di Belmonte Mezzagno arrestati mercoledì scorso dai militari della stazione di Campobello di Licata che avevano trovato nelle campagne fra Campobello e Naro una piantagione di canapa da record.

Maxi piantagione di canapa, arrestati due fratelli belmontesi

Una sorta di "azienda agricola" dove per ogni filare di frutteto (alberi da cachi) ne sono stati trovati due di canapa indiana. Oltre 10 mila le piante presenti, alte da un metro e mezzo a due metri, in piena fioritura. Due i casolari adibiti ad essicatoio di primo e secondo livello. In manette Pietro e Vincenzo Martini, rispettivamente di 22 e 19 anni, nati a Belmonte Mezzagno, e Carmelo Collana, 53 anni, dipendente del Comune di Canicattì, proprietario del fondo agricolo. I tre alle domande rivolte dal giudice, sono rimasti in silenzio. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. 

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, dopo l’interrogatorio di garanzia, ha convalidato i tre arresti e – su richiesta del pubblico ministero Emiliana Busto, titolare del fascicolo d’inchiesta - ha disposto il carcere per tutti gli indagati.

L’inchiesta è stata denominata “Green River”. Complessivamente 30 le tonnellate di “erba” che sono state sequestrate dai carabinieri:  –. Sostanza stupefacente che, sull’illegale mercato dello spaccio, avrebbe potuto fruttare oltre 15 milioni di euro.

Gli arrestati rispondono tutti dell'ipotesi di reato di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I due giovani palermitani sono difesi dall’avvocato Debora Speciale del foro di Palermo, che a margine dell’interrogatorio, aveva chiesto, per i propri assistiti, la misura meno afflittiva possibile. Richiesta che non è stata accolta visto che, appunto, il Gip ha disposto per tutti il carcere.

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