Tre schiaffi alla mafia dei pascoli: erano il tormento delle sorelle Napoli, arrestati

Recinzioni tagliate, invasioni di campo e cani brutalmente uccisi. Accertate le responsabilità di Simone La Barbera ("Il lungo", fermato con l'operazione Cupola 2.0) Antonino Tantillo e Liborio Tavolacci nella tentata estorsione a Irene, Gioacchina e Marianna Napoli

Le sorelle Napoli di Mezzojuso

Recinzioni tagliate, “invasioni di campo” di intere mandrie, minacce, lanci di pietre e altro ancora per costringere le sorelle Napoli a cedere la loro azienda agricola e lasciare Mezzojuso. I carabinieri hanno arrestato Simone La Barbera (detto “Il lungo”, fermato nel corso dell’operazione antimafia Cupola 2.0), Antonino Tantillo (detto “Nenè”) e Liborio Tavolacci con l’accusa in concorso di tentata estorsione a Irene, Gioacchina e Marianna Napoli nonché a Gina La Barbera. A firmare l’ordinanza di custodia cautelare su richiesta della Procura è stato il gip di Termini Imerese.

Le indagini avviate nel 2015 hanno permesso di appurare una serie di circostanze che da tempo avevano tolto la serenità alle sorelle Napoli, che dopo la morte del padre risalente al 2006, ereditarono le sue proprietà. Ma da allora fu l’inizio di un incubo. I carabinieri della compagnia di Misilmeri e della stazione di Mezzojuso hanno accertato il taglio sistematico delle recinzioni poste a protezione dell’azienda, eseguito da qualcuno che poi portava lì i suoi animali per danneggiare il loro raccolto. Oltre al danneggiamento del lucchetto del casolare di campagna in almeno tre occasioni e addirittura la brutale uccisione di due cani.

L’inizio del calvario andrebbe ricercato nell’anno 1998. Un giorno, secondo quanto ricostruito dall’accusa, Antonino Tantillo avrebbe teso un agguato a Irene e Gioacchina Napoli ostruendo il passaggio della loro auto per poi scagliare contro di loro diverse pietre. A quell’episodio ha assistito Epifanio Mastropaolo - attuale sindaco di Godrano - il quale, ricostruisce la Procura, convinse le sorelle a non denunciare Tantillo, portandole poi dall’ormai defunto mafioso Nicola La Barbera, conosciuto come “Don Cola”, che con la sua parola riuscì a bloccare momentaneamente le invasioni nei terreni delle Napoli.

Alla sua morte, però, l’incubo delle tre sorelle tornò con tutta la sua prepotenza e ricominciarono i danneggiamenti. “La Barbera, Tavolacci e Tantilo - spiega la Procura - introducevano i loro animali e gli animali di proprietà dell’Istituto zootecnico di Giardinello (custoditi da La Barbera e Tavolacci) all’interno delle proprietà delle Napoli attraverso il taglio delle recinzioni”. Da lì ricominciarono le pressioni affinché cedessero l’azienda di famiglia o la facessero gestire a terzi. La Barbera però promise che se avessero mollato, e avessero ritirato anche una delle denunce contro lui e Tavolacci, si sarebbe impegnato in prima persona per bloccare danneggiamenti e nuove invasioni.

Dopo i primi esposti presentati da Irene, Gioacchina e Marianna e le prime indagini la Procura di Termini decise di archiviare il tutto, ritenendo provata la tentata estorsione ma non riuscendo a ricondurla ai tre oggi finiti in carcere. Ad incastrarli la denuncia per calunnia presentata da Simone “Il lungo” La Barbera, che ha consentito alla magistratura e agli investigatori di fare nuove indagini e intercettazioni, trovando prove delle piena colpevolezza di La Barbera e dei suoi complici. Dall’inizio di questa storia ad oggi, però, oltre ad aver subito questa lunga serie di episodi, le sorelle Napoli hanno dovuto affrontare l’isolamento da parte del resto del paese dov’è è nato anche un comitato a favore del buon nome di Mezzojuso invece che in favore delle vittime.

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