A Ballarò il "call center" della droga, avvocati e ballerini tra i clienti: "Avvicina con le sigarette"

Per ottenere hashish, marijuana e coca bastava una telefonata, poi i "pony express" saltavano in sella a bici elettriche o scooter per raggiungere i clienti. Undici gli arrestati, protagoniste anche le donne (perfino una ragazza incinta). Le intercettazioni: "Hanno bloccato mamma, gli sbirri le hanno trovato la borsa"

L'uscita di una degli arrestati

Un "call center" operativo 24 ore su 24 per soddisfare i palati (in questo caso anche le narici) di avvocati, ballerini del Teatro Massimo e molti studenti fuori sede. Era questa la tipologia di clienti che si rivolgevano a due famiglie di Ballarò che utilizzavano due numeri di cellulare per prendere le ordinazioni e consegnare - in molti casi a domicilio - hashish, cocaina e marijuana. In un mese arrivavano a ricevere 600 tra telefonate e messaggi per fissare un appuntamento e vedersi per strada, alla fermata del bus, vicino a Università e ospedali. Padri, madri, cugine e fratelli erano impegnati nello smercio di stupefacenti (oltre un chilo al mese) che riuscivano a fruttare loro anche ricavi fino a 100 mila euro.

Blitz a Ballarò, undici arresti

Questi alcuni dei retroscena dell’operazione “Drug away” condotta dai Falchi della polizia, sotto il coordinamento della Procura, e che oggi ha portato all’arresto di undici persone. "Siamo soddisfatti del risultato ottenuto dai nostri uomini - spiega Rodolfo Ruperti, capo della Squadra Mobile - perché è stata riconosciuta l’associazione a delinquere composta dalle due famiglie che avevano improntato un vero e proprio call center. Il gip ha inoltre ravvisato l’esigenza di applicare la misura cautelare in carcere proprio perché la loro attività era ben radicata all’interno del quartiere Ballarò". Molti, soprattutto fra gli studenti universitari, non si creavano problemi a comprare sul posto, ma c’erano altri clienti che invece ci tenevano alla riservatezza e dunque chiedevano la consegna lontano da occhi indiscreti. Erano sufficienti due telefonate e arrivava qualcuno su una bici elettrica o a bordo di scooter con le dosi in tasca o nella borsa a tracolla. E non cambiava nulla pagare subito o farsi fare credito per qualche giorno.

Come l’avvocatessa palermitana di 34 anni che telefonava a uno dei pusher e con messaggi già rodati ordinava lo stupefacente. "Volevo sapere se poteva avvicinare con due pacchetti di sigarette, uno Gold". Poi bastavano un paio di chiamate per farsi recapitare comodamente a casa o in studio la droga. Ma in alcuni casi i Falchi erano già sulle tracce degli spacciatori. Quindi via ad appostamenti e pedinamenti per fermarli e "prenderli in castagna". Proprio in quell’occasione la donna incaricata della consegna è stata bloccata e trovata in possesso di 12 grammi di marijuana, di altri 40 di hashish, di un involucro di cocaina e di un bilancino di precisione. Il marito ci ha messo pochi minuti a scoprire dell’arresto, decidendo quindi di avvisare il figlio per chiedergli se "c’erano cose sopra (a casa, ndr)". Poi la spiegazione: "Hanno bloccato la mamma…gli sbirri hanno trovato la borsa". Ma essendo lui fuori si è trovato costretto a chiamare una cugina che, per sua sfortuna, trova i poliziotti già davanti casa. "Papà, non vogliono che entro. Gli ho detto: ‘Senta io ho mio fratello solo sopra’. Dice: ‘Non c’è suo fratello, se lo è portata sua zia’”, racconta al padre per telefono.

Tensione in Questura all'uscita degli arrestati | VIDEO

Fra i clienti anche due ballerini del Teatro Massimo che, come confermato da uno di loro agli investigatori, sfruttavano da tempo il servizio a domicilio. "Si *******, dimmi". "Senti qua, e portamelo un cinquantino va. Quanto ci vuole?". "Cinque minuti". "Ok, ti aspetto qua. Veloce perché devo uscire che stiamo andando a pranzo con gli amici, ok?". E nel corso delle telefonate successive c’era anche spazio per le lamentele: "Vedi che ho dato tutto a tuo figlio…e non mi ha portato neanche un regalino", diceva l’artista un po’ risentito. Durante le indagini, durate più di due anni, sono stati eseguiti diversi arresti. "Questa operazione ci riempie di orgoglio - spiega la dirigente dei Falchi Carla Marino - perché è la più grande in tema stupefacenti eseguita dalla nostra sezione che si occupa di crimine diffuso. Abbiamo registrato forniture e cessioni fino a 500 grammi. Le numerose telefonate intercettate raddoppiavano nel weekend, quando la richiesta era maggiore. Da sottolineare l’intercambiabilità dei componenti dell’organizzazione e il ruolo attivo rivestito dalle donne".

(In foto, da sinistra, il capo della Squadra Mobile Rodolfo Ruperti e il dirigente dei Falchi e Carlo Marino)

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Tra queste una ragazza, incinta al momento di una delle tante perquisizioni in casa, che vedendo la polizia bussare ha perso 10 minuti prima di presentarsi alla porta. Giusto il tempo di far sparire la droga. Nel gabinetto di casa, però, sono state trovate alcune bustine che probabilmente contenevano cocaina e della marijuana. In un'altra stanza c'erano 2.440 euro considerati provento dell’attività di spaccio. L’attività condotta dai due nuclei familiari, legati da vincoli di parentela, a volte creava attriti, soprattutto quando l’uno "prestava" la droga all’altro per non farsi trovare impreparato dai clienti. A seguito dell’arresto di Vincenzo Valenti, il fratello Vito chiama la moglie per chiederle di saldare il debito. In un’intercettazione telefonica la donna racconta alla suocera il messaggio inviato alla moglie del creditore: "Mi fai la cortesia di dire a tuo marito di parlare meno riguardo ai soldi che avanza e gli dici che non si papparia, che avanza questi soldi e mette ai quattro venti in via Monfenera, io sono andata al Bingo con i miei soldi, soldi vostri non ne ho giocato perché la stessa sera siete stati serviti e riveriti".

I nomi degli arrestati

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