Caso Arata, l'assessore Cordaro in Antimafia: "C'è chi ha agito alle mie spalle"

Il responsabile del Territorio è stato sentito in merito a un presunto giro di mazzette alla Regione per autorizzazioni in materia energetica. Il politico si difende: "Non sapevo nulla". Romano: "Letta mi disse di incontrare Arata"

Toto Cordaro

Il caso Arata continua a essere al centro delle audizioni in commissione regionale Antimafia. Dopo il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè e gli assessori Pierobon (Energia) e Turano (Attività produttive), è stata la volta del responsabile Territorio e Ambiente Toto Cordaro. Solo ieri l'assessore ha accettato le dimissioni del suo capo di gabinetto Vincenzo Palizzolo, coinvolto nell'inchiesta della procura di Palermo e destinatario di un avviso di garanzia. 

"Arata - ha ricostruito Cordaro - mi si presentò come responsabile nazionale del centrodestra per l'energia e l'ambiente, cosa che mi lascio perplesso perché oggi in Italia un centrodestra non c'è quindi non capì a cosa si riferiva. Lo incontrai pensando che volesse parlare di pianificazione, di progetti per la Sicilia. Lui cominciò volando alto, ma poi atterrò molto basso perché mi chiese se potessi intervenire su due progetti di biometano perché il suo desiderio era che non fossero assoggettati alla 'Via', quindi bypassassero l'assessorato all'Ambiente. Gli dissi che mi sarei informato e lo congedai. Dopo qualche giorno incontrai l'ingegnere Mario Parlavecchio e il mio capo di gabinetto Vincenzo Palizzolo a cui chiesi notizie di questi due progetti e credo che fu Parlavecchio a dirmi che i due progetti non potevano non essere assoggettai alla Via.Arata continuò a chiamarmi ma non potendo e non volendo dare una risposta per telefono su pratiche itinere, non risposi".

Per Cordaro qualcosa di poco chiaro c'è stato: "dalle intercettazioni mi rendo conto che certamente qualcosa è avvenuto, certamente alle mie spalle, nella mia inconsapevolezza e devo dire che mi sento in una situazione di solitudine se è vero che tutti incontravano Arata per bypassare i miei no. Io non sapevo nulla. Non sapevo nulla del rapporto fra Arata e Fontes. In questo anno e mezzo di permanenza in assessorato non ho mai chiesto in via preventiva dello stato delle pratiche in commissione e non ho mai dato indicazioni di assumere una decisione o un'altra rispetto a un progetto. Per me, il fatto che prima della mia firma siano apposte le firme dei 30 commissari, del dirigente dell'area e del dirigente generale è un motivo di garanzia".   

Turano: "Miccichè mi chiamò nella sua stanza e incontrai questo giovane..."

L'assessore ha definito Arata "uno stalker. Mi mandava messaggi e non rispondevo - ha raccontato al presidente della commissine Claudio Fava - mi mandava anche su Whatsapp gli articoli di giornali nazionali su di lui. Il 26 novembre mi ha inviato un messaggio chiedendomi se avevo notizie dei due progetti che lo interessavano, io non ho risposto e l'indomani mi ha mandato un Whatsapp in cui mi ha scritto: 'in quanto responsabile nazionale del centrodestra in materia ambientale avrei voluto istituire un rapporto personale con lei'. E ancora: 'Lei è l'unico assessore italiano con cui non riesco a comunicare e che non mi risponde".

Nelle parole di Cordaro anche un riferimento ai contatti avuti, proprio su Arata, con il collega in Giunta Pierobon. "Devo dire che in questi mesi Pierobon mi sollecitò più volte delle risposte sui progetti di Arata, a suo dire erano tipicità siciliane, mi parlò di best practice. Io tagliai corto - ha ricostruito - senza entrare nel merito, e gli dissi che ci stavamo lavorando. Vidi un'insistenza di Pierobon che non considerai però legata a un interesse personale ma all'approccio di Pierobon alle cose. Un giorno mi trovai Arata davanti all'aula con Pierobon. Io non ricordavo chi fosse, né quali fossero i progetti di cui mi aveva parlato. Lui mi guardò sbalordito e lo stesso fece Pierobon. Lo congedai velocemente e gli dissi che gli avrei fatto sapere".

E sul caso Arata è intervenuto anche l'ex ministro all'Agricoltura Saverio Romano. "Ho atteso la conclusione delle audizioni della commissione regionale antimafia  - si legge in una nota - per commentare stralci di intercettazioni e dichiarazioni di Paolo Arata che mi riguardano. Nel febbraio di quest'anno ho ricevuto una telefonata da Gianni Letta che mi chiedeva di incontrare un ex parlamentare di Forza Italia Paolo Arata, anticipandomi che lo stesso avrebbe avuto bisogno di incontrare l’assessore Cordaro. Successivamente  incontrai presso il mio studio il predetto Arata che mi raccontò di essere il responsabile della Lega per il settore Energia e che aveva delle pratiche pendenti presso la Regione per sviluppare iniziative industriali. Mi disse inoltre che non riusciva a parlare con l'assessore Cordaro e riteneva di essere penalizzato da quell'ufficio. Dopo qualche giorno - si legge ancora -  riferii a Cordaro dell'incontro e lo stesso mi disse che Arata gli mandava continui messaggi di lamentela e che la richiesta dallo stesso avanzata non aveva le caratteristiche per potere essere accolta. Non riferii alcunché ad Arata, ma lo stesso, ricevuto ufficialmente il diniego, mi chiese un incontro alla fine del mese di marzo e in quella occasione mi chiese di poter intervenire presso l'assessore o i suoi funzionari, io invece gli suggerii di adeguarsi alle prescrizioni o, poiché lamentava la lesione dei suoi diritti, di adire il Tar . Non ho mai conosciuto Fonte (presidente commissione Via), non ho mai chiesto a Palizzolo o Parlavecchio di introdurre Arata presso lo stesso Fonte. Tra l'altro, come si evince dalle intercettazioni, Arata conosceva già tutti molto prima che io fossi oggetto della sua visita e delle sue lamentele".

       

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