"Comprate a Termini": il grido d'aiuto di cento residenti per aiutare l’economia locale

La crisi generale e la chiusura della Fiat e di altre fabbriche hanno messo in difficoltà imprese e artigiani del territorio. I firmatari dell'iniziativa: "L'abitudine a comprare fuori città e l’espansione dell’ecommerce hanno devastato ulteriormente l’ormai fragile economia"

Termini Imerese

"Comprate a Termini Imerese". A lanciare l’appello, per aiutare l’economia locale che sta vivendo uno dei momenti più tragici della sua storia, sono cento residenti. La crisi generale e la chiusura della Fiat e di altre fabbriche hanno messo in difficoltà tante famiglie. Con una minore capacità di spesa le attività produttive di Termini si sono contratte e la vivace realtà artigianale e commerciale che aveva rappresentato nel passato l’emblema della fiorente economia cittadina si è quasi spenta. Molte le attività che negli ultimi decenni hanno chiuso. 

"I pochi capitali che circolavano all’interno della nostra realtà locale – spiegano i firmatari dell’appello - e avevano permesso la resistenza di un tessuto commerciale e artigianale si sono dissolti. Una diffusa abitudine a comprare fuori città e l’espansione dell’ecommerce ha devastato ulteriormente l’ormai fragile economia cittadina. Tutto ciò, lentamente, e spesso inconsapevolmente, sta distruggendo Termini. Non siamo per l’autarchia, ma in momenti eccezionali occorrono risposte straordinarie e coraggiose e siamo convinti che a farle per prima deve essere la stessa comunità locale se vuole continuare ad esistere. Senza aspettare ancora una volta aiuti esterni di improbabili salvatori con poteri taumaturgici. Vogliamo dare vita ad un circuito collettivo virtuoso, e chiediamo - continua l'appello - alle persone di comprare a Termini, acquistando prodotti del territorio. Di spendere qui i propri soldi che serviranno a valorizzare e far sopravvivere le nostre professionalità locali”.

Ma non è solo un problema di denaro scrivono i firmatari dell’appello. Vuol dire anche ricostruire una rete di rapporti umani. Significa scegliere di non spendere in un luogo dove siamo considerati solo consumatori anonimi da spremere, o rischiamo di diventare umanoidi che comunicano attraverso il computer, di parlare da soli e aumentare il senso di frustrazione e di solitudine collettiva. Le nostre attività cittadine sono e devono essere sempre di più non solo un luogo dove fare acquisti, ma dove fa piacere trascorrere del tempo, e riscoprire quello che sono punti di riferimento anche ‘fisici’ nella geografia dei nostri quartieri, grazie ai quali la realtà è meno estranea e più sicura.

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Secondo i firmatari dell'appello occorre rilanciare il commercio, l’artigianato, valorizzare i prodotti locali, promuovere l’agricoltura. Mettersi insieme, con dignità, umiltà e onestà, ripartendo da tutto ciò che di buono e bello hanno fatto coloro che hanno abitato questa città prima di noi. L’obiettivo è quello di far riscoprire il senso di appartenenza a Termini Imerese, le radici comuni, l’orgoglio di essere parte della stessa comunità. "E’ l’unico modo -aggiungono - per far rinascere la città. Tutte le altre idee o proposte non hanno futuro. La sfida è di lavorare insieme per creare le condizioni di riscatto e sviluppo del nostro territorio. Sentiamo crescere in tanti una voglia di andare via, di abbandonare questo luogo ritenuto ormai senza più speranza. Una scelta che non ci appartiene. Noi abbiamo deciso di restare a Termini e di impegnarci per farla rivivere. Se la storia ci ha insegnato qualcosa è che una comunità anonima, divisa ed egoista è destinata alla morte. Solo coloro che - conclude il documento -  sono in grado di recuperare il senso di appartenenza ad una stessa collettività, di riscoprire valori condivisi ed una forte identità, possono permettere ad una città di superare anche le crisi più drammatiche e di rifiorire. E noi abbiamo deciso di percorrere questa strada”.

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