Apertura anno giudiziaro, Oliveri: "Missione giudici è solo la legge"

Il presidente della Corte d'Appello di Palermo: "La sola, alta missione da assolvere è quella di applicare e fare rispettare le leggi". Messineo: "Pm non deve mai temere di essere sotto attacco"

E' iniziata con una "amara considerazione" la relazione del presidente della Corte d'Appello di Palermo, Vincenzo Oliveri, per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, "una cerimonia che di anno in anno si rivela sempre più l'occasione per esporre lentezze, difficoltà, disfunzioni e carenze troppo note" e "un elenco di iniziative virtuose e spesso utili, che non riescono perà a intaccare il quadro che rimane sostanzialmente negativo". Ha ribadito l'esigenza di "un piano normativo, organizzativo e operativo che sappia coniugare le istanze della legalità con quelle dell'efficienza". Tuttavia ha anche parlato "di un clima
decisamente cambiato sul fronte dell'amministrazione della giustizia". Si è riferito ad "un nuovo ministro della Giustizia antiretorico e pragmatico che si è posto obiettivi concreti e raggiungibili", ovvero "più risparmio, più efficienza". E ha aggiunto che "si è tornato a parlare di giustizia come servizio da rendere ai cittadini, insomma un cambio radicale di agenda, che, ci auguriamo, possa caratterizzare anche la prossima compagine governativa".

MISSIONE E' FAR RISPETTARE LA LEGGE. Un ringraziamento particolare del presidente della Corte d'Appello di Palermo, Vincenzo Oliveri, è andato, durante la lettura della sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, al presidente della Repubblica "per averci allontanati dal precipizio verso il quale inconsciamente marciavamo, per averci tirato fuori dalla palude, per averci fatto svegliare da una sorta di incubo, ma anche per aver difeso la nostra indipendenza di giudici, quando siamo stati oggetto di accuse ingenerose e di aggressioni talvolta anche volgari". Oliveri ha poi rimarcato come "il magistrato non deve dimostrare alcun assunto, non certo quello di avere il coraggio di 'toccare i potenti' anche contravvenendo a regole inderogabili. Nè può considerarsi chiamato a colpire il malcostume politico che non si traduca in condotte penalmente rilevanti. La sola, alta missione da assolvere è quella di applicare e fare rispettare le leggi".

CROCETTA. Il presidente della Corte d'Appello di Palermo ha infine rivolto il suo saluto ai presenti, in particolare, tra gli altri, al vescovo ausiliare, monsignore Carmelo Cuttitta, e anche al presidente della Regione Rosario Crocetta "al quale esprimo - ha detto - il mio sincero apprezzamento, non soltanto per il suo costante impegno antimafia, ma anche per i suoi costruttivi propositi di risanamento morale ed economico della nostra Sicilia".

MAFIA SILENTE. Come si legge nella relazione del presidente della Corte d'Appello di Palermo, "la prassi della violenza omicidiaria sembra per il momento accantonata dai boss, come prova il fatto che nel periodo considerato si è verificato a Palermo un solo omicidio ascrivibile a logiche di contrasto e predominio tipiche della criminalità organizzate. Non può, allo stato, sostenersi se tale situazione sia frutto di una deliberata scelta dell'organizzazione o sia conseguenza dell'intensa ed efficace azione repressiva. E' probabile, tuttavia, l'ipotesi che il secondo fattore abbia indotto il primo". Con un Matteo Messina Denaro che resta molto attivo. "La definitiva sconfitta della mafia - scrive il presidente della Corte d'Appello - comincia ad apparire un risultato possibile anche se non a breve scadenza". I dati dimostrano che i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso sono in progressiva diminuzione (-19%), tra luglio 2011 e giugno 2012: 87 i casi registrati in questo ultimo periodo, a fronte di 107 in quello precedente e 145 tra il 2009 e il 2010. Tuttavia il potere di Cosa nostra, saldamente radicato nel territorio anche attraverso "lo sfruttamento del tessuto economico mediante pizzo e messe a posto" non deve essere sottovalutato. Per quanto emerge dalla relazione, i boss stanno anche loro cercando di fare fronte alla crisi, "che rende le vittime di estorsione meno propense a cedere", ricorrendo ad un vecchio business che sembravano avere accantonato, quello della droga: "Un elemento di relativa novità - si legge - è il sempre più crescente interesse dei gruppo mafiosi, specie di Palermo, per lo spaccio ed il traffico di stupefacenti. In ogni indagine per associativi emerge un correlativo filone di acquisto, commercializzazione e spaccio di droga. Il fenomeno può essere spiegato da un lato con l'inaridirsi della tradizionale illecita fonte di guadagno costituita dalle estorsioni, dall'altro con la constatazione che in termini di costi/benefici nel rapporto tra guadagno e rischio ed entità della pena irrogata, il traffico di stupefacenti appare forse per le organizzazioni criminali più vantaggioso".

PM SOTTO ATTACCO. "Il magistrato non deve mai temere di essere sotto attacco. Noi siamo protetti dalla legge e agiamo nel rispetto della legge. Tuttavia prendiamo atto di critiche, alcune delle quali eccessive, che di volta in volta possono turbarci. Ma continuiamo il nostro lavoro". Lo ha detto il procuratore di Palermo Francesco Messineo.

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