Via D'Amelio, Maria Falcone: "Con la famiglia Borsellino chiediamo tutta la verità"

La sorella del giudice ucciso a Capaci e presidente della Fondazione Falcone ricorda le vittime della strage: "La nostra non sarà una democrazia compiuta fin quando non saranno chiariti tutti i punti oscuri"

Maria Falcone

"Sono passati 27 anni dalla strage di via D'Amelio in cui vennero assassinati Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, eroi laici che hanno sacrificato la vita per la giustizia". Lo dice Maria Falcone, sorella del giudice ucciso a Capaci e presidente della Fondazione Falcone, nel giorno del 27esimo anniversario della strage di via D'Amelio.

Via D'Amelio, quella bomba che squarciò Palermo: il ricordo tra depistaggi e misteri

"Su quell’attentato - sottolinea Maria Falcone - per troppo tempo avvolto da pesanti ombre, intravediamo i primi squarci di luce, chiesti con forza dalla famiglia di Paolo Borsellino che per anni ha atteso con dignità e compostezza di conoscere la verità. Si va intravedendo il contesto in cui maturò il depistaggio delle indagini sull’eccidio. Ma è ora indispensabile che si vada avanti su questa strada, che le eventuali responsabilità istituzionali vengano fuori senza sconti come chiedono i familiari delle vittime che, giustamente, pretendono una verità piena. La nostra - aggiunge - non sarà una democrazia compiuta fin quando non saranno chiariti tutti i punti oscuri di una tragica pagina della storia della Sicilia e dell'Italia tutta. Ne hanno diritto i familiari del giudice Borsellino e degli agenti morti, ne hanno diritto gli italiani. Oggi un pensiero commosso va alla cara Rita, che non è più con noi e che di questa strada ha potuto solo intravedere l'inizio".

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