Imprenditore aggredito, si allontana la pista della ritorsione mafiosa

Nelle ore successive al pestaggio di Giovanni Caruso gli investigatori avevano pensato a una ritorsione per le sue denunce contro il pizzo. Un video però mostrerebbe il suo intervento in favore di una donna in lacrime e l'aggressione da parte di un uomo

L'ingresso del Dorian (ex Rivendell e Tasmira)

Alle prime battute non era apparsa una coincidenza quel pestaggio avvenuto nel cuore della notte in viale Regione Siciliana, all’indomani delle condanne per 13 dei 19 imputati per associazione mafiosa ed estorsione. Anche perché, a rafforzare questa ipotesi, c’era un dettaglio non da poco: l’imprenditore picchiato aveva denunciato il pizzo e contribuito a fare condannare i suoi estorsori. Ma secondo investigatori e inquirenti Giovanni Caruso, titolare del pub Dorian (ex Tasmira) di via Gerbasi al Borgo, ricoverato in ospedale con fratture al naso, allo zigomo e alla mano, non sarebbe stato massacrato di botte per una ritorsione mafiosa. Le immagini riprese da una telecamera di videosorveglianza mostrerebbero un’altra dinamica e altri “attori”, come una donna in lacrime soccorsa da Caruso e un uomo - forse il compagno - violento.

Le immagini dell'aggressione riprese da una telecamera | Video

Il pestaggio 

Caruso stava tornando a casa dopo una serata di lavoro quando, nel giro di pochi istanti, è finito sotto una raffica di calci e pugni. Anche mentre si trovava a terra, inerme, accovacciato per cercare di parare i colpi. Addosso aveva l’incasso della serata, che sembrerebbe non essere stato toccato, allontanando dunque l’idea che fosse finito nel mirino di qualche rapinatore senza scrupoli. Alcuni automobilisti hanno notato la scena e hanno immediatamente contattato un’ambulanza del 118 che ha portato l’imprenditore al pronto soccorso del Civico. All’arrivo dei carabinieri, però, gli aggressori avevano già fatto perdere le loro tracce.

Le prime indagini

Non appena i militari hanno scoperto l’identità della vittima è subito venuto loro in mente che potesse trattarsi di un pestaggio ai danni di chi aveva osato denunciare il racket. Un monito per tutti gli altri commercianti, per far sapere loro che parlare non è conveniente. I militari del Nucleo operativo hanno ascoltato il racconto di Caruso che, però, di quegli istanti di violenza è riuscito a spiegare ben poco. Un contributo importante arriverebbe dall’analisi di alcune telecamere piazzate nei paraggi e che dipingerebbero uno scenario ben diverso da quello della ritorsione messa in atto da qualche “soldato” su disposizione di qualcuno ai “piani alti”. Il prosieguo delle indagini ha fatto lentamente sfumare la prima ipotesi, ma prima di sbilanciarsi carabinieri e Procura vogliono confrontarsi su quanto raccolto sino ad ora. 

Incontro in Procura

Dopo aver acquisito altri elementi gli investigatori del Nucleo operativo si sentono già in grado di escludere la matrice mafiosa dell’aggressione, attribuendole “carattere di occasionalità”. Nessun collegamento, dunque, fra il pestaggio e la denuncia contro il pizzo. Le immagini delle telecamere riprendono Caruso, la cui attenzione viene attirata da una donna in lacrime. Si avvicina per aiutarla e poco dopo irrompe sulla scena un uomo - ben vestito e dall’accento campano - che inizia a picchiare l’imprenditore. “Lascialo stare, è un padre di famiglia”, urla la donna. Poi la fuga. I carabinieri sono al lavoro per risalire all’identità dell’aggressore, che sarebbe solo uno e che si sarebbe allontanato a bordo di un’auto con la donna.

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