Abusi edilizi a Baida, condanna per i due soci dell'impresa sequestrata al pentito Bisconti

Oltre a Salvatore Valentino e Maurizio Tarallo (della Tava srl), 10 mesi anche all'architetto Fabio Seminerio. Il professionista era uscito indenne (reato prescritto) dal processo per l'ormai nota vicenda del "cemento pazzo" a Mondello

L'esterno del cantiere immortalato da Google street view a marzo 2019

Condannati a 10 mesi per aver costruito in violazione delle norme, nella zona di Baida, il direttore dei lavori e i due soci di una delle imprese sequestrate dai carabinieri nel 2016 al costruttore vicino alla mafia e oggi pentito Filippo Salvatore Bisconti. Il giudice della terza sezione penale Giuseppe Marrone ha emesso una sentenza di condanna per Salvatore Valentino, Maurizio Tarallo (entrambi della Tava srl) e l’architetto Fabio Seminerio. Oltre alla pena (sospesa con la condizionale) dovranno pagare un’ammenda da 50 mila euro ciascuno più le spese processuali. Disposto dall’autorità giudiziaria l’invio del fascicolo al pm (oltre che al sindaco e all’Ufficio tecnico) per ulteriori accertamenti sul lavoro svolto dagli uffici comunali.

La vicenda ha inizio nel 2013, quando gli agenti della polizia municipale eseguono un sopralluogo in un cantiere aperto in un’area di quasi 1.800 metri quadrati in via al Convento di Baida. Confrontando ciò che vedevano con i loro occhi e quanto indicato nel libretto istruttorio, sarebbero emerse alcune incongruenze rispetto a ciò che veniva contemplato dalle Norme tecniche di attuazione del Piano regolatore generale, in cui la zona in questione veniva classificata come "Cb". Se da una parte venivano consentite le costruzioni a "tipologia case isolate", l’impresa stava costruendo “un fabbricato su quattro livelli per realizzare un edificio residenziale di sei unità immobiliari”, rilevava la polizia municipale.

L’edificio era “composto da tre blocchi sovrapposti e affiancati, divisi da due scale che trasversalmente collegano i vari livelli”. Violazioni alle quali si sarebbero poi aggiunte altre carenze sotto il profilo formale e burocratico, come risultato dagli accertamenti disposti dal pm Daniele Paci: “Non risulta agli atti, né esibito, il nulla osta della Soprintendenza pur essendo evidente - si leggeva nell'informativa - l’imposizione del vincolo paesaggistico sull’area oggetto di intervento. Tale condizione non viene presa in considerazione all’atto dell’istruttoria della pratica edilizia relativa alla richiesta di concessione edilizia”. Da qui la necessità per il giudice di chiedere la trasmissione del fascicolo al procuratore per eventuali accertamenti sulla trafila seguita negli uffici di via Ausonia.

Se per il principale dei quattro capi d’imputazione è arrivata la condanna per tutti e tre (un quarto imputato, l'originario proprietario del terreno nonché committente dei lavori Pietro Caldaronello, è nel frattempo deceduto), gli altri tre sono andati in prescrizione. Per conoscere però i dettagli bisognerà attendere il deposito delle motivazioni. Il giudice ha disposto inoltre la segnalazione della sentenza all’Ordine degli architetti per una verifica sull’operato del professionista Fabio Seminerio. Proprio l'architetto, anche allora nelle vesti di progettista, è stato uno dei pochi - fra gli oltre venti imputati - a uscire indenne dallo scandalo del "cemento pazzo" di via Miseno, il processo su una lottizzazione abusiva (secondo una sentenza di primo grado) a Mondello.

"Cemento pazzo" a Mondello, la sentenza di primo grado

Nel processo che vedeva tra gli imputati diversi dipendenti pubblici, sono andate in prescrizione le accuse contestate alla dirigente Daniele Rimedio e proprio all’architetto Fabio Seminerio. Tra i condannati - buona parte dei quali ha presentato ricorso in appello - ci sono alcuni dirigenti del Comune come Lucietta Accordino (3 anni), gli ex dirigenti (attualmente funzionari) Mario Li Castri (2 anni) e Giuseppe Monteleone (2 anni). Tre anni anche per Giuseppe Orantelli e Salvatore Lupo, due per il progettista Giuseppe Tagliareni, per il costruttore e direttore dei lavori Paride Tagliareni, per il notaio Santo Di Gati e per tutti i proprietari delle villette. Un anno e 8 mesi per Paola Avellone e Loredana Velardi. Un anno e tre mesi ciascuno e 50 mila euro di multa per Salvatore Di Piazza, Concetta Ravalli, Francesca Vullo, Graziano Magnanini, Maria Concetta Fontana, Cristina Magnanini, Morena e Armida Perna, Angela Corso, Cristiana Fabozzi e Maria Vittoria Mirazzita.

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